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Attualità 1 min di lettura12 ore fa

Ets, lo scontro di Roma rallenta il vertice Ue: cosa c’è in gioco

L’Italia contesta il sistema europeo delle emissioni e, insieme a Grecia e Paesi di Visegrád, spinge per rinviare al 2030 l’applicazione delle nuove regole.

Il confronto sul sistema europeo delle emissioni ha messo in difficoltà il vertice dell’Unione europea. Roma considera troppo pesanti le conseguenze per le imprese e ha chiesto che l’entrata a regime venga spostata al 2030, trovando sponde in Grecia e nei Paesi di Visegrád.

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Roma alza il livello dello scontro

La posizione italiana ha impedito una conclusione rapida dei lavori. Il nodo riguarda gli Ets, il meccanismo europeo collegato alle emissioni, sul quale i governi restano divisi per l’impatto atteso sul sistema produttivo.

Meloni ha sostenuto che le regole, così come sono impostate, rischiano di penalizzare duramente le aziende. L’obiettivo di Roma è ottenere più tempo, rinviando al 2030 l’applicazione del sistema contestato.

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Un fronte con Grecia e Visegrád

Nel negoziato l’Italia si è mossa insieme alla Grecia e ai Paesi dell’area di Visegrád. L’intesa tra questi governi ha contribuito a bloccare il vertice e a riportare al centro della discussione il peso delle politiche ambientali sulle imprese.

Dopo le tensioni iniziali, nella notte è stato raggiunto un accordo sugli Ets. Il testo nasce tuttavia da un confronto segnato dalle divergenze: Roma aveva chiesto un rinvio fino al 2030, mentre il quadro europeo resta al centro delle trattative tra le diverse posizioni nazionali.

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