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Attualità 1 min di lettura5 ore fa

Espulsioni negli Usa, cade il freno: la decisione della Corte Suprema

I giudici sospendono la sentenza che imponeva garanzie aggiuntive per chi rischia di essere mandato in un Paese diverso da quello d’origine.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha congelato, senza fissare una scadenza, le restrizioni sulle espulsioni di immigrati irregolari verso Paesi diversi da quello di provenienza. La decisione, favorevole all’amministrazione Trump, resterà valida almeno fino al nuovo esame giudiziario della vicenda.


Il ricorso del governo passa al vaglio

Con sei voti favorevoli e il dissenso dei tre giudici progressisti, la Corte ha accolto la richiesta dell’esecutivo di bloccare una precedente pronuncia di un tribunale federale. Il provvedimento non chiude il contenzioso: l’udienza sul merito è prevista per dicembre.

Al centro del ricorso c’è una sentenza emessa a febbraio da un giudice federale di Boston. Il governo ne ha contestato gli effetti, sostenendo di fatto la possibilità di procedere con i trasferimenti mentre il caso resta aperto.

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Cosa prevedeva la sentenza sospesa

La decisione del tribunale di grado inferiore stabiliva una tutela specifica per le persone destinate a un Paese terzo. Prima dell’espulsione, queste persone avrebbero dovuto poter dimostrare di essere esposte al pericolo di persecuzioni o torture nel luogo verso cui sarebbero state inviate.

La sospensione disposta dalla Corte Suprema rimuove temporaneamente quel limite. La questione, tuttavia, non è ancora risolta in via definitiva: a dicembre i giudici dovranno esaminare il merito del caso e stabilire se la protezione fissata dal tribunale di Boston debba essere ripristinata o meno.

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