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Attualità 1 min di lettura45 min fa

Eskom cambia pelle: il Sudafrica apre la sfida ai privati

Dopo la crisi dei blackout programmati, il gigante pubblico dell’elettricità punta su nuovi clienti, più esportazioni e un mercato aperto alla concorrenza

Dopo anni di interruzioni programmate che hanno pesato sull’economia, Eskom vede oggi una disponibilità produttiva aggiuntiva tra 3 e 5 gigawatt. Il colosso elettrico pubblico del Sudafrica si prepara così a perdere il ruolo esclusivo mantenuto per oltre un secolo e a misurarsi con operatori privati.

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La rete cerca un nuovo equilibrio

La stabilizzazione delle attività operative è stata favorita dai miglioramenti nella gestione interna e dalla crescita degli impianti solari e delle batterie installati autonomamente da famiglie e imprese. Il superamento della fase più critica offre a Eskom margini per ripensare la propria presenza nel settore.

La società vuole inoltre rafforzare le vendite oltreconfine. Tra gli obiettivi figurano Zambia e Repubblica Democratica del Congo, Paesi nei quali l’aumento delle attività minerarie sostiene una domanda crescente di elettricità.


La concorrenza ridisegna Eskom

La liberalizzazione impone una separazione tra produzione, trasmissione e distribuzione, aprendo spazi per nuovi soggetti del comparto privato. Dan Marokane, amministratore delegato di Eskom, ha spiegato in un’intervista a Bloomberg Television che l’azienda non intende più controllare ogni segmento del mercato.

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«Abbiamo abbandonato l’idea di possedere tutto o fare tutto da soli», ha affermato Marokane, riconoscendo che il precedente predominio della società è destinato a ridursi con l’ingresso della concorrenza.


Nuovi consumi per compensare le perdite

Per sostenere i ricavi nella nuova fase, Eskom guarda ai comparti che richiedono grandi quantità di energia. Tra questi ci sono i centri dati, le infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale, la mobilità elettrica e le attività legate all’estrazione di criptovalute.

Il rilancio arriva dopo il periodo del cosiddetto “Load Shedding”, ovvero i blackout pianificati che hanno frenato la crescita del Sudafrica. La maggiore capacità oggi disponibile potrebbe consentire all’azienda di servire questi nuovi clienti e, parallelamente, di aumentare le forniture ai mercati dell’Africa meridionale.

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