Esenzione 045, appello per i pazienti con psoriasi severa
Alla Camera, dati su 1,4 milioni di malati e sui costi dell’estensione delle tutele sanitarie
L’estensione dell’esenzione 045 ai pazienti con psoriasi a placche severa è stata chiesta durante un incontro alla Camera dei deputati. La proposta punta a rendere gratuiti esami e controlli oggi spesso pagati direttamente dagli assistiti.
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I dati sulla psoriasi
La discussione si è svolta il 27 ottobre, a due giorni dalla Giornata mondiale della Psoriasi. La malattia è cronica, autoimmune e non contagiosa; nelle forme più gravi può limitare la vita quotidiana e incidere pesantemente sul benessere delle persone.
Secondo il progetto Radar-Psoriasi, promosso da Apiafco e sviluppato da CliCon attraverso i dati amministrativi delle Asl relativi a circa sei milioni di assistibili, in Italia convivono con la patologia circa 1,4 milioni di persone. L’incidenza annuale è di 179,4 nuovi casi ogni 100mila abitanti, un valore superiore a quello registrato per il morbo di Crohn e l’artrite reumatoide.
L’analisi ha inoltre evidenziato la frequente presenza di altre malattie, tra cui disturbi autoimmuni, cardiometabolici, renali, epatici, infettivi e oncologici. Per chi soffre di psoriasi il rischio di mortalità risulta 1,1 volte maggiore rispetto alla popolazione generale.
L’esenzione per i casi gravi
Attualmente soltanto il 9% dei pazienti con psoriasi beneficia del codice 045. Tra quelli che non ne usufruiscono, il 3% riceve farmaci biologici e il 7% terapie sistemiche non biologiche: nel complesso, 137mila persone senza esenzione assumono trattamenti sistemici, inclusi i biologici.
Valeria Corazza, presidente di Apiafco, ha spiegato che l’ampliamento della tutela avrebbe per il Servizio sanitario nazionale un costo stimato tra 6,3 e 9,9 milioni di euro l’anno. «Ancora oggi, questi cittadini sono costretti a sostenere di tasca propria i costi degli esami per accedere alle cure e monitorarle», ha affermato durante l’iniziativa.
La richiesta è di aggiornare i livelli essenziali di assistenza in base alla gravità della malattia. In questo modo, secondo i promotori, sarebbe possibile ridurre le differenze territoriali e garantire controlli e percorsi terapeutici più adeguati.
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Le carenze negli ospedali
Aldo Cuccia, consigliere nazionale dell’Associazione dermatologi-venereologi ospedalieri italiani e della sanità pubblica, ha richiamato anche la carenza di specialisti nelle strutture pubbliche. I pazienti con forme moderate e gravi vengono curati soprattutto negli ospedali del Servizio sanitario nazionale, ma gli organici non sono sufficienti.
Cuccia ha indicato come possibili interventi nuovi concorsi nelle sedi con maggiori difficoltà e una collaborazione formativa più stretta tra università e ospedali. L’obiettivo, ha spiegato, è attirare e trattenere i giovani dermatologi nella sanità pubblica.
Le richieste alle istituzioni
Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera, ha promosso il confronto tra rappresentanti dei pazienti, medici ed esperti. Ilenia Malavasi, lo stesso Ciocchetti e Ylenia Lucaselli hanno sostenuto la necessità di una protezione uniforme e di un accesso equo alle cure.
Tonino Aceti, presidente di Salutequità, ha indicato due priorità: ampliare le esenzioni previste dai livelli essenziali di assistenza e aggiornare la programmazione sanitaria nazionale, con il prossimo Piano sanitario nazionale e il Piano nazionale della cronicità.
Luca Degli Esposti, amministratore unico di CliCon, ha sottolineato che i dati della pratica clinica mostrano una malattia più complessa di una semplice patologia della pelle. Le informazioni raccolte, ha aggiunto, possono aiutare a individuare i bisogni ancora privi di risposta e a organizzare meglio l’assistenza.
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