461notizie oggi Scopri i vantaggi
Attualità 1 min di lettura1 ora fa

Eric Dane, il buco nero della droga: «Non ne ho lasciata una»

Nelle memorie appena anticipate, l’attore di Grey’s Anatomy racconta gli anni della dipendenza e un consumo estremo di sostanze durante i suoi vent’anni.

Per Eric Dane, la carriera non fu l’unico capitolo della sua vita negli anni Venti: mentre cercava di affermarsi con i provini e conquistava alcuni ruoli, affrontava una dipendenza che lo portò a sperimentare praticamente ogni genere di sostanza. L’attore, noto soprattutto per il chirurgo Mark Sloan di Grey’s Anatomy, ripercorre quella fase nel libro di memorie “My Book of Days: A Memoir in Moments”, del quale People ha anticipato alcuni passaggi.

Offerta del giorno23 ottobre

LOOKFANTASTIC

-22% da LOOKFANTASTIC IT

Scade domani
******


Il periodo più buio di Eric Dane

Nel volume Dane definisce la tossicodipendenza il suo “periodo buio”. Il racconto è legato agli anni Venti, quando gli impegni professionali procedevano accanto a un consumo sempre più incontrollato e alla ricerca continua di nuove sostanze.

L’attore descrive quel comportamento senza attenuarne la gravità: racconta di essersi intossicato, di avere assunto droghe per via endovenosa e di averne fumate altre. Tra quelle citate compare anche il crack, insieme a una lunga serie di sostanze dagli effetti molto diversi.


Un elenco quasi impossibile da contenere

Dane passa in rassegna alcol, marijuana, acidi, eroina, cocaina, funghi allucinogeni, mescalina e metanfetamina. Nel suo resoconto compaiono inoltre antidolorifici assunti in quantità massicce, tra cui Vicodin, Percocet e OxyContin, oltre a numerose altre sostanze reperibili sul mercato.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

L’elenco comprende anche benzodiazepine come Xanax e Valium, miorilassanti e stimolanti quali Adderall e Ritalin. A chiudere il passaggio è una frase che riassume l’ampiezza della sua esperienza con le droghe: «Non credo ci sia una droga che io non abbia provato».

Il libro restituisce quindi il ritratto di una fase segnata non soltanto dall’abuso, ma anche dalla varietà e dalla frequenza dei consumi. Il ricordo arriva oggi attraverso una confessione personale, costruita sui dettagli degli anni in cui Dane cercava contemporaneamente spazio nel mondo dello spettacolo e una via d’uscita dalla dipendenza.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere