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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Eredità contesa a Torino: la badante perde due case e i conti

Il Tribunale ha dichiarato nullo il lascito del 2012: l’anziana non sarebbe stata in grado di comprendere pienamente le conseguenze della propria scelta.

Per anni ha assistito una vedova senza figli e, alla fine, si è ritrovata indicata come unica erede di due appartamenti e dei denaro depositato sui conti correnti. Ora, però, la badante dovrà restituire quei beni ai tre nipoti della donna: il Tribunale di Torino ha giudicato nullo il testamento firmato nel 2012, ritenendo che l’anziana non fosse capace di formare una volontà pienamente consapevole.


La decisione cambia l’esito dell’eredità

La pronuncia è arrivata a oltre dieci anni dalla morte della proprietaria, avvenuta nel 2015. Il provvedimento dispone il ritorno dei due immobili di corso Casale ai nipoti, figli del fratello della defunta, riconosciuti come eredi legittimi; alla badante è stato inoltre imposto il pagamento di circa 6mila euro per le spese legali.

Il testamento olografo era stato scritto il 25 settembre 2012, quando la donna aveva già affidato da circa tre anni la propria assistenza a una lavoratrice originaria del Venezuela. La badante era rimasta accanto all’anziana per circa cinque anni, fino al decesso, e dopo la successione aveva ottenuto la disponibilità dei conti e degli appartamenti.


Le condizioni dell’anziana al centro del caso

A contestare il documento erano stati i tre nipoti, che già prima della morte avevano riferito difficoltà nel mantenere i rapporti con la zia. Nel procedimento avevano sostenuto che la donna fosse stata progressivamente isolata e avevano attribuito alla badante un ruolo nella limitazione dei contatti familiari.

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Gli accertamenti sanitari e le deposizioni esaminate nel giudizio civile hanno delineato una situazione di grave fragilità. L’anziana, affetta anche da problemi di natura psichiatrica, avrebbe avuto una patologia neuropsichiatrica già presente al momento della scrittura del testamento, con effetti sulla capacità di comprendere e manifestare liberamente le proprie decisioni.


Il precedente procedimento penale

La vicenda aveva avuto anche uno sviluppo sul piano penale. Nel 2022 la badante era stata condannata per circonvenzione di incapace; nel 2024, tuttavia, la Corte d’Appello di Torino aveva dichiarato il reato prescritto, lasciando in vigore le statuizioni civili riconosciute ai nipoti. Quella decisione era poi diventata definitiva.

Il giudizio civile doveva quindi stabilire quale sorte attribuire ai beni già assegnati dalla defunta. Secondo la seconda sezione civile del Tribunale di Torino, al momento della firma l’anziana viveva in condizioni di isolamento, vulnerabilità e dipendenza, senza la piena capacità di intendere e di volere necessaria per disporre validamente del proprio patrimonio. Su questa base il lascito è stato cancellato.

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