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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Eni, il “30% in meno” finisce sotto esame: cosa contesta Consumerismo

L’associazione chiede verifiche e uno stop temporaneo alla pubblicità della tariffa Fixa Time 24 Smart, sostenendo che il risparmio reale sarebbe molto più contenuto.

Il maxi-sconto annunciato da Eni Plenitude sulle bollette di luce e gas potrebbe non corrispondere a una riduzione equivalente della spesa complessiva. Consumerismo ha presentato un esposto all’Antitrust e ad Arera, chiedendo di esaminare la promozione e di valutare anche una sospensione cautelare della campagna pubblicitaria.

Secondo l’associazione, il messaggio sul taglio del 30% e sul possibile risparmio annuo di 200 euro rischia di indurre i clienti a credere che la riduzione riguardi l’intera bolletta. La contestazione riguarda l’offerta Fixa Time 24 Smart, proposta dal 1° al 24 ottobre.


Il nodo è la base dello sconto

La tariffa prevede un prezzo bloccato per 24 mesi e una riduzione del 30% sui corrispettivi relativi alla materia energia e al gas, confrontati con quelli della precedente offerta a prezzo fisso di Eni, la Fixa Time 24. Per una famiglia considerata rappresentativa nei calcoli della società, il beneficio stimato ammonterebbe a circa 100 euro annui per l’elettricità e a una cifra analoga per il gas.

I parametri utilizzati sono specifici: per la luce si considera un’abitazione di residenza con potenza impegnata di 3 kW e consumi pari a 2.000 kWh all’anno; per il gas, invece, un cliente con un consumo annuo di 600 Smc. Il risparmio complessivo di circa 200 euro si otterrebbe soltanto attivando entrambe le forniture.

Consumerismo sostiene però che il confronto sia stato costruito su una base tariffaria diventata più elevata proprio al momento del lancio della nuova promozione. Luigi Gabriele, presidente dell’associazione, ha parlato di un’incidenza effettiva media sulla spesa annua prima delle imposte pari al 17% per la luce e al 18% per il gas, valori vicini alla precedente riduzione del 15%.


I numeri che alimentano la contestazione

Tra il 30 settembre e il 1° ottobre, il corrispettivo dell’elettricità è passato da 17,16 a 20,79 centesimi per kWh, mentre quello del gas è salito da 72 a 87 centesimi per Smc. Applicando il 30% previsto dalla nuova offerta, i valori scendono rispettivamente a 14,55 centesimi e 60,9 centesimi.

Il calcolo evidenziato nell’esposto mostra quindi un incremento iniziale del 15% dei corrispettivi, che avrebbe ridotto l’effetto del raddoppio dello sconto annunciato. «La promozione non equivale a una riduzione del 30% dell’intera bolletta», ha sostenuto Gabriele nel documento inviato alle autorità.

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Restano infatti escluse dalla percentuale diverse voci della fattura. Tra queste figurano la quota fissa di commercializzazione e vendita, pari a 144 euro l’anno per ciascuna fornitura, oltre ai costi per l’utilizzo della rete, agli oneri generali di sistema, al dispacciamento elettrico, alle imposte e agli eventuali ulteriori corrispettivi previsti dal contratto.


Anche il pagamento cambia il risultato

Un ulteriore sconto del 5% è collegato alla domiciliazione bancaria. In quel caso, secondo la struttura dell’offerta, i corrispettivi finali scendono a 13,51 centesimi per kWh e 56,55 centesimi per Smc. Si tratta però di una condizione aggiuntiva, che non coincide con il solo sconto del 30% messo in evidenza nella comunicazione commerciale.

Per Consumerismo, il consumatore medio potrebbe interpretare quel messaggio come una diminuzione del 30% del costo totale della fornitura o direttamente dell’importo in bolletta. L’associazione chiede dunque di verificare se la percentuale indicata sia confrontabile con le tariffe realmente pagabili e con le proposte degli altri operatori, comprese quelle consultabili attraverso il Portale Offerte.


La modifica apparsa sul sito

Mentre attende le valutazioni di Antitrust e Arera, Eni Plenitude avrebbe già corretto almeno in parte la formulazione utilizzata online. Nelle ultime ore, infatti, sul sito della società è comparsa l’indicazione che lega il 30% ai “corrispettivi”, precisazione assente o meno evidente nella comunicazione iniziale.

La modifica non chiude la questione sollevata dall’associazione, che chiede comunque l’apertura di un procedimento istruttorio. L’obiettivo è stabilire se la presentazione dello sconto, della sua base di calcolo e del risparmio massimo dichiarato sia stata sufficientemente chiara per chi doveva scegliere la nuova tariffa.

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