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Attualità 2 min di lettura4 ore fa

Energia, l’Italia punta su 14 miliardi ma Bruxelles avverte: margini quasi esauriti

La clausola per affrontare la crisi energetica è già stata richiesta da Roma, ma la Commissione europea esclude per ora nuove deroghe ai parametri di spesa

Per l’Italia il ricorso alla clausola di salvaguardia potrebbe tradursi in circa 14 miliardi di euro di spazio fiscale aggiuntivo. Il margine, però, non sarebbe utilizzabile senza vincoli e Bruxelles ha già fatto sapere di considerare sostanziose le concessioni accordate agli Stati membri.


Roma cerca risorse, Bruxelles prende tempo

La richiesta di maggiore flessibilità era stata annunciata il 30 settembre da Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio aveva anticipato l’invio di una lettera a Ursula von der Leyen, ma il documento non è ancora arrivato alla Commissione: secondo il portavoce dell’esecutivo europeo, Palazzo Chigi dovrebbe trasmetterlo nel pomeriggio.

Nel frattempo, da Bruxelles è arrivato un messaggio prudente sulle possibilità di ampliare ulteriormente i margini di bilancio. «Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri», ha spiegato il portavoce della Commissione, richiamando anche il livello ancora elevato dell’inflazione.


La clausola ha già limiti precisi

L’Italia ha avviato la procedura per utilizzare lo strumento previsto dalle nuove regole. La clausola nazionale di salvaguardia riguarda le spese legate all’energia, oltre a quelle per la difesa, e punta a lasciare ai governi risorse sufficienti per reagire alla crisi.

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Il meccanismo consente di deviare dal percorso della spesa netta fino allo 0,6% del prodotto interno lordo complessivo. La deroga copre il periodo compreso tra febbraio 2026 e la fine del 2028, ma diventa effettiva soltanto dopo il completamento degli adempimenti richiesti.


Il passaggio decisivo sarà all’Ecofin

La domanda italiana, presentata circa due settimane fa, è ancora sottoposta alla valutazione della Commissione. Roma è uno dei due Stati membri che hanno manifestato l’intenzione di ricorrere alla clausola, il cui utilizzo non potrà comunque finanziare interventi strutturali destinati ad abbassare il prezzo dei carburanti.

Il confronto politico si sposterà ora all’Ecofin, convocato giovedì e venerdì della prossima settimana in Lussemburgo. I 27 ministri delle Finanze dovranno discutere l’eventuale concessione di ulteriori margini, mentre i Paesi cosiddetti frugali dovrebbero confermare la propria opposizione a nuove deroghe.

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