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Attualità 4 min di lettura54 min fa

Energia, Kiev e migranti: le linee rosse di Meloni in Europa

Dai rimpatri alla guerra in Ucraina, la presidente del Consiglio ha fissato al Senato le priorità italiane in vista del vertice europeo del 15 e 16 ottobre.

La collaborazione con Algeria, Libia e Tunisia ha consentito, negli ultimi due anni, il rientro volontario nei Paesi d’origine di circa 65.000 migranti, prima che affrontassero la traversata del Mediterraneo. Giorgia Meloni ha presentato il dato come il risultato del lavoro svolto lungo l’intera rotta migratoria, con il supporto dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni.

Secondo la presidente del Consiglio, quelle persone non si sono affidate ai trafficanti, ma perché il modello possa funzionare ancora meglio occorre una cooperazione più stretta da parte degli Stati terzi. Sul fronte dei rimpatri, Meloni ha sostenuto che il quadro sia cambiato grazie alle nuove regole europee e a strumenti più efficaci. «Chi entra illegalmente in Italia non può contare di restarci», ha detto al Senato.

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Energia, la priorità per le imprese

Il costo dell’energia è stato indicato dalla premier come il principale ostacolo alla competitività dell’economia europea. Famiglie e aziende, ha spiegato, hanno bisogno di un intervento immediato sulle bollette, mentre le imprese del continente non possono sostenere a lungo prezzi dell’energia superiori a quelli affrontati dai concorrenti globali.

Meloni ha anche criticato l’ipotesi di perseguire la transizione ambientale mettendo in difficoltà il sistema industriale. La riduzione delle emissioni, secondo la sua posizione, deve procedere senza trasformarsi nella perdita di capacità produttiva. A pesare sui prezzi contribuiscono inoltre le tensioni sulle rotte commerciali e nelle catene di rifornimento, con effetti sui trasporti, sulle assicurazioni, sulla spesa delle famiglie e sui bilanci aziendali.


Il nodo del carburante russo

Nel suo intervento la presidente del Consiglio ha definito molto rischiosa l’intesa sul gasolio russo annunciata da Trump. Pur riconoscendo la necessità di frenare il rincaro dell’energia, Meloni ha sostenuto che l’aumento dei carburanti dipenda soprattutto dalla guerra in Iran e non dal conflitto in Ucraina.

A suo giudizio, i possibili vantaggi della scelta restano incerti, mentre le conseguenze politiche sarebbero più leggibili: Mosca potrebbe ottenere una forma di legittimazione, nuove risorse per sostenere le operazioni militari e un indebolimento della pressione sanzionatoria. Tutto questo, ha osservato, rischierebbe di contraddire gli sforzi compiuti finora dagli Stati occidentali, compresi gli Stati Uniti, per spingere Vladimir Putin verso un negoziato.


Un bilancio europeo senza sconti

Sul prossimo bilancio dell’Unione europea, Meloni ha avvertito che l’Italia non accetterà riduzioni per la Politica agricola comune, la Pesca e la Coesione. Agricoltura e pesca sono state collegate alla sicurezza alimentare, mentre la Coesione è stata descritta come una condizione necessaria per evitare che il mercato unico lasci indietro intere aree.

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La trattativa, ha spiegato la premier, è entrata nella fase più complessa: restano da stabilire la dimensione complessiva delle risorse e le modalità per reperirle. L’obiettivo indicato dalla presidenza irlandese e dalle istituzioni europee è chiudere l’accordo entro la fine dell’anno, ma per Meloni la scadenza non può prevalere sui contenuti. L’Italia, ha chiarito, sottoscriverà l’intesa soltanto se sarà considerata vantaggiosa per il Paese.


Kiev, Israele e le scelte internazionali

Sul conflitto in Ucraina la linea del governo resta quella del sostegno a Kiev e della pressione su Mosca. Meloni ha respinto l’idea che la rinuncia alla difesa ucraina possa coincidere con la pace: in quel caso, ha sostenuto, si parlerebbe invece dell’occupazione di uno Stato europeo e del ritorno di una forma di imperialismo già conosciuta dal continente.

La presidente del Consiglio ha richiamato anche le repressioni di Praga e Budapest e il Muro di Berlino, ribadendo di non rimpiangere quella stagione storica. La pace perseguita dall’Italia, ha affermato, deve essere giusta e capace di proteggere nel tempo la sicurezza europea e gli interessi del continente.

Rispetto al conflitto tra Hamas e Israele, Meloni ha difeso la necessità di garantire la sicurezza dello Stato israeliano e di mantenere aperto il dialogo. Allo stesso tempo ha espresso preoccupazione per la permanenza israeliana nel sud del Libano, in Siria e a Gaza, oltre che per la pressione esercitata sulla popolazione palestinese in Cisgiordania. L’Italia, insieme a Francia, Germania, Regno Unito e altri partner, considera illegali gli insediamenti israeliani nella regione e si oppone sia all’annessione sia allo spostamento forzato dei palestinesi.

Le posizioni sono state esposte da Meloni nelle comunicazioni al Senato in preparazione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Nel quadro della riunione, accanto alla guerra e all’energia, il governo intende quindi difendere le proprie richieste sulle risorse europee, sulla sicurezza alimentare e sulla gestione dei flussi migratori.

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