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Attualità 2 min di lettura29 set

Energia, doppio allarme Ue: inverno duro e fabbriche sotto pressione

A Dublino Bruxelles teme tariffe elevate nei mesi freddi e valuta uno slittamento delle regole sul metano importato per evitare rischi agli approvvigionamenti.

La sicurezza delle forniture resta il punto più delicato per l’Europa, mentre gli Stati membri cercano di contenere l’impatto dell’energia sull’industria. «Non possiamo permetterci regole che restringono l'accesso a fornitori affidabili proprio ora che la sicurezza degli approvvigionamenti è, più che mai, una priorità strategica», ha affermato Vannia Gava a Dublino, durante il Consiglio informale Energia.


L’Italia chiede più tutela per l’industria

Per la viceministra dell’Ambiente, la risposta alla crisi non può tradursi nella perdita di capacità produttiva. «La deindustrializzazione non può essere la risposta alla crisi energetica. Un'Europa che ritrova prezzi accessibili solo quando le sue fabbriche si fermano sta rinunciando a sé stessa», ha dichiarato, sostenendo che la competitività dell’energia sia una condizione necessaria per mantenere la sovranità industriale.

Gava ha poi richiamato il ruolo dell’Italia nel sistema energetico continentale: in due anni il Paese avrebbe contribuito con un decimo della nuova potenza rinnovabile installata nell’Ue, affiancando agli investimenti sulle reti il progetto di un ritorno al nucleare e la funzione di snodo per gli scambi nel Mediterraneo. Nelle stesse ore, la missione della presidente Meloni e del ministro Giorgetti a Praga punta a definire con la Repubblica Ceca una posizione comune su caro energia, ETS e approvvigionamenti in vista del Consiglio europeo di ottobre.


Bruxelles prepara un possibile rinvio

Tra i dossier discussi nella capitale irlandese c’è anche il regolamento europeo sul metano. La Commissione sta valutando se posticipare la parte della normativa dedicata alle emissioni legate alle importazioni, dopo le difficoltà segnalate da numerosi governi nazionali.

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L’eventuale rinvio riguarderebbe gli operatori che importano gas, petrolio e carbone. Dal 1 gennaio 2027 avrebbero dovuto dimostrare che i partner esterni all’Ue utilizzano sistemi comparabili per misurare e verificare le emissioni. Dan Jorgensen ha spiegato che i primi controlli dovranno stabilire se esistano basi giuridiche per modificare il calendario; una decisione definitiva richiederebbe comunque il via libera dei colegislatori e, in caso di slittamento, del Parlamento europeo.


L’inverno resta il rischio maggiore

A pesare sulle prospettive è soprattutto il costo dell’energia. Secondo Jorgensen, il prossimo inverno sarà «complicato», forse «molto duro»: non sono attese carenze di combustibili, ma i prezzi potrebbero salire sensibilmente. Il commissario ha ricordato che già in condizioni ordinarie quasi 50 milioni di persone nell’Unione non riescono a riscaldare adeguatamente la propria abitazione.

Bruxelles non parla al momento di una crisi imminente delle forniture, ma vuole ridurre ogni elemento di incertezza con l’avvicinarsi dei mesi freddi. Jorgensen ha indicato nell’aumento delle fonti rinnovabili e nel rafforzamento dell’efficienza energetica le strade più rapide per diminuire le dipendenze europee, ribadendo al tempo stesso l’obiettivo di tagliare le emissioni di metano, un gas serra più potente dell’anidride carbonica pur con una permanenza atmosferica più breve.

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