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Attualità 4 min di lettura44 min fa

Emé cambia pelle a Roma: la sposa in raso chiude con gli anfibi

Il marchio nato nel settore nuziale presenta alle Terme di Diocleziano una collezione autunno-inverno che mescola sartoria, paillettes e dettagli rock

Gli stivali da motociclista ai piedi di una sposa in raso hanno chiuso la sfilata romana di Emé, segnando con chiarezza la nuova direzione del marchio. L’abito, con scollo all’americana, schiena nuda, spacco profondo e coda molto lunga, è rimasto fedele alla teatralità nuziale, mentre le calzature hanno spostato il look su un terreno decisamente più audace.

La scelta riassume l’evoluzione compiuta dal brand del gruppo Oniverse. Nato come Atelier Emé e legato soprattutto agli abiti da sposa, il marchio ha progressivamente abbandonato quella definizione per concentrarsi su un guardaroba pronto da indossare, accessibile e pensato anche per la vita quotidiana.

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Una nuova identità tra giorno e sera

Il cambiamento è avvenuto per gradi: prima l’ampliamento verso gli abiti da cerimonia, poi la costruzione di una proposta più ampia, capace di accompagnare la cliente dal giorno agli appuntamenti serali. Il risultato è una moda concreta, con un rapporto tra qualità e prezzo considerato centrale, ma arricchita da elementi capaci di rendere speciali anche gli abbinamenti più semplici.

La presentazione di Roma ha confermato la crescita delle ambizioni del marchio. Dopo l’evento organizzato l’anno scorso alla Stazione Centrale, Emé ha scelto una vera passerella, con un allestimento di maggiore respiro e una platea che comprendeva Eleonora Abbagnato, Sabrina Iannucci, Chanel Totti, Giulia Bevilacqua, Giulia Michelini, Nicoletta Romanoff e Vittoria Belvedere.


Roma diventa il palcoscenico

La collezione Autunno/Inverno 2026/27, intitolata Escape the Ordinary, è stata presentata nel Chiostro Grande delle Terme di Diocleziano, luogo tradizionalmente attribuito a Michelangelo Buonarroti. L’antico spazio, scandito da oltre cento colonne e illuminato dalla luce naturale, ha accolto 30 uscite costruite intorno all’idea di un’eleganza libera dalle convenzioni.

Per Silvia Falconi, direttrice creativa ventinovenne e in attesa del primo figlio, Roma rappresenta una scelta legata anche alla presenza commerciale del marchio: «Abbiamo i nostri tre negozi più importanti in città, compreso quello di via del Corso, e molte clienti affezionate». La stilista ha inoltre ricordato il sostegno al restauro del grande plastico del complesso termale, realizzato all’inizio del Novecento, che l’azienda finanzierà entro il 2027.


L’imperfezione diventa stile

L’architettura del chiostro ha fornito il punto di partenza per una collezione costruita sul confronto tra superfici consumate dal tempo e geometrie rigorose. Falconi ha guardato all’estetica giapponese wabi-sabi, fondata sul valore dell’incompiuto, e a una sensibilità definita “rural punk”, dove suggestioni naturali e accenti rock convivono.

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Il tema del contrasto attraversa ogni proposta: capi maschili accanto a elementi femminili, volumi ampi alternati a linee aderenti, tessuti spenti accesi da paillettes e materiali strutturati messi in dialogo con forme leggere. La gamma cromatica richiama l’inverno e la terra, dal bordeaux intenso al marrone, passando per il mattone, l’ottanio, il grigio tortora, il rosa acceso e l’azzurro.


Sartoria destrutturata e paillettes

Il guardaroba presentato in passerella rilegge completi gessati, tessuti a spina di pesce e motivi a quadri attraverso fili metallici, micro paillettes e camicie in twill decorate con ricami botanici. La distinzione tra abito da giorno e vestito da sera si fa più sfumata: le paillettes arrivano sui capispalla e persino sui bermuda, abbinati a camicia bianca e mocassini.

Tra gli accostamenti più inattesi compaiono un corpino gioiello con cardigan lavorato a coste, una minigonna plissettata sopra i pantaloni e una bralette di pizzo inserita in un completo rigoroso. Anche il patrimonio nuziale resta visibile, ma viene riletto attraverso pizzi ispirati agli anni Venti, dettagli da lingerie, velluti lucidi, giacche-corsetto, bustier in similpelle e giubbotti dalla superficie effetto coccodrillo.

Un esempio particolarmente significativo è l’insieme formato da una lunga giacca dal taglio originale e da un pantalone cargo, entrambi in raso. La direttrice creativa lo ha indicato come una sintesi della nuova proposta: una combinazione adatta al giorno, ma realizzata con un tessuto tradizionalmente associato alla sera.


Anfibi e finale fuori dagli schemi

Anche gli accessori contribuiscono al cambio di rotta. Ai mocassini in camoscio, disponibili con linea affusolata oppure più consistente e con stampa effetto coccodrillo, si aggiungono borse capienti, ballerine e stivali bassi decorati con strass. La novità più netta è rappresentata dagli anfibi in pelle con fibbie e dettagli del marchio, pensati per allontanarsi dal consueto tacco da cerimonia.

Il finale con l’abito nuziale e gli stivali da motociclista ha reso visibile la sintesi dell’intera collezione. Emé non rinuncia alla spettacolarità dell’abito da sposa, ma la inserisce in un sistema di abbinamenti più libero, nel quale la tradizione può convivere con elementi urbani e grintosi.

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