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Attualità 3 min di lettura13 ott

Elezioni Usa, la nuova arma è la slopaganda: video falsi e chatbot

Negli Stati Uniti sono già stati spesi 80 milioni di dollari per contenuti politici generati dall’intelligenza artificiale, tra filmati manipolati e assistenti digitali offensivi.

L’intelligenza artificiale è già entrata nella campagna per le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti con strumenti capaci di alterare immagini, costruire messaggi ingannevoli e simulare il dialogo con i candidati. Il fenomeno ha anche un nome: “slopaganda”, parola nata dall’unione tra contenuti generati automaticamente e propaganda politica.

Secondo il Wesleyan Media Project, osservatorio indipendente sulla pubblicità elettorale, candidati e finanziatori hanno destinato finora 80 milioni di dollari alla produzione di oltre 160 annunci realizzati con l’IA. Circa l’80% della spesa arriva dall’area Repubblicana, a conferma di una maggiore propensione dello schieramento conservatore a utilizzare questo tipo di comunicazione.

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I video falsi colpiscono New York

Uno degli episodi più discussi riguarda Bruce Blakeman, candidato repubblicano alla carica di governatore dello Stato di New York. Nei suoi filmati compaiono Zohran Mamdani, sindaco di New York City, e Kathy Hochul, governatrice dello Stato, rappresentati mentre curano insieme un giardino e preparano nuove misure destinate, secondo il messaggio della campagna, a far aumentare il peso fiscale sui cittadini.

Un altro contenuto attribuisce direttamente a Hochul l’intenzione di aumentare pedaggi e tariffe dei trasporti. Lo scenario evocato è quello di spostamenti sempre più costosi, sia per chi usa l’automobile sia per chi si affida alla metropolitana. In realtà, né Hochul né Mamdani hanno sostenuto quelle posizioni o sono mai stati mostrati mentre pianificavano simili iniziative.

Il problema, però, non si esaurisce nella falsità delle scene. Numerosi cittadini hanno reagito ai contenuti come se fossero autentici, criticando i due esponenti politici e protestando contro provvedimenti che non avevano mai annunciato. La slopaganda può così modificare l’immagine pubblica di un candidato, influenzare il giudizio sulle sue idee e alimentare dubbi sulle sue reali intenzioni.


Il chatbot trasformato in attacco politico

La tecnologia non viene impiegata soltanto per fabbricare filmati realistici. A San Francisco, il senatore democratico della California Scott Wiener ha utilizzato un chatbot per rispondere alle domande degli elettori durante la competizione per il seggio rappresentato in precedenza da Nancy Pelosi, presidente emerita della Camera e figura politica della città.

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Lo strumento ha gestito circa 5.000 quesiti riguardanti Connie Chan, avversaria di Wiener. Le risposte, anziché limitarsi a fornire informazioni, hanno finito per assumere toni denigratori: Chan è stata descritta come ostile allo sviluppo immobiliare, il suo accento è diventato oggetto di derisione e la sua provenienza da Hong Kong è stata usata per alimentare allusioni discriminatorie.

Wiener ha successivamente disattivato il chatbot e ammesso che l’esperimento aveva oltrepassato il limite. Pur riconoscendo l’errore, ha continuato a presentare l’iniziativa come una prova di innovazione nella comunicazione politica.


Il rischio per il voto americano

I casi di New York e San Francisco mostrano due modalità diverse dello stesso problema: da una parte immagini e dichiarazioni mai pronunciate, dall’altra un sistema automatico capace di trasformare il confronto elettorale in una campagna di attacchi personali. In entrambi i casi, la velocità di diffusione rende difficile correggere l’impressione iniziale lasciata sugli elettori.

L’avvicinamento delle elezioni di metà mandato offre quindi un banco di prova per strumenti che potrebbero diventare sempre più comuni. Il nodo non riguarda soltanto la qualità tecnica dei contenuti, ma la possibilità che messaggi costruiti artificialmente incidano sulla fiducia degli elettori prima che venga verificata la loro autenticità.

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