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Attualità 3 min di lettura19 ore fa

Elezioni Usa, Conte punta sulla sinistra dopo il voto moderato

I democratici hanno conquistato collegi difficili, mentre le candidature scelte da Trump hanno subito sconfitte pesanti.

Le proiezioni assegnano ai democratici una maggioranza ampia alla Camera e un netto vantaggio al Senato dopo il voto americano di martedì. Giuseppe Conte ha letto il risultato come una conferma della sinistra più radicale, mentre alcuni quotidiani della destra editoriale lo hanno presentato come una vittoria degli estremisti.

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Una maggioranza costruita nei collegi difficili

Secondo le stime, i democratici dovrebbero arrivare ad almeno 255 seggi alla Camera, il dato più alto per un partito dal 2008. Al Senato sono attesi almeno 54 eletti, dopo i successi in Texas, South Carolina e Kansas; Alaska e Mississippi risultano ancora da assegnare.

Il risultato non dipende soltanto dalle grandi aree progressiste di New York o California. I democratici hanno conquistato terreno anche in Stati dove Donald Trump aveva prevalso nettamente. In Michigan Abdul El-Sayed ha ottenuto il seggio al Senato con il 52% contro il 45% di Mike Rogers, mentre a New York sono stati eletti alcuni candidati sostenuti dai Democratic Socialists of America.

Nel gruppo progressista del Congresso sono entrati circa dodici simpatizzanti su oltre 250 eletti. Nello stesso tempo, i Blue Dog, espressione dell’ala moderata, hanno più che raddoppiato i propri membri. Le due componenti sono quindi cresciute insieme, ma con un peso diverso: la prima ha attirato maggiore attenzione, la seconda ha contribuito ai successi nei distretti più contendibili.


Il peso delle candidature di Trump

Cait Conley, veterana dell’esercito in vantaggio su Mike Lawler in una corsa non ancora definita, ha preso le distanze dai colleghi newyorkesi vicini ai DSA. Secondo Conley, il partito deve concentrarsi su risposte concrete; altrimenti, ha avvertito, «nel 2028 gli elettori presenteranno il conto».

Le sconfitte più significative hanno riguardato anche candidati scelti direttamente da Trump. In South Carolina la senatrice Darline Graham, appoggiata dal presidente per sostituire il fratello Lindsey, ha perso contro la democratica Annie Andrews. In North Carolina Michael Whatley, sostenuto da Trump, è stato battuto da Roy Cooper con un distacco di venti punti.

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In Texas il presidente aveva preferito Ken Paxton al senatore uscente John Cornyn, ma il democratico James Talarico ha vinto e il partito ha conquistato tutte le cariche statali sottoposte al voto. A Houston Leticia Gutierrez, alla sua prima candidatura, ha superato di oltre dieci punti l’avversaria repubblicana pur avendo raccolto 215mila dollari contro i 2,8 milioni della rivale. Trump aveva vinto quel collegio con venti punti di margine.


Le letture italiane del risultato

Il voto ha così respinto soprattutto il metodo di Trump e diverse candidature a lui legate, senza consegnare una vittoria uniforme a una sola corrente ideologica. Chuck Schumer ha riconosciuto che molti elettori passati ai democratici restano incerti sulla direzione futura del partito.

Anche Pramila Jayapal, vicina a Bernie Sanders, ha osservato che «il partito non è particolarmente popolare nel Paese». Le loro cautele contrastano con l’interpretazione di Conte, che ha trasformato il successo elettorale in un argomento a favore di una maggiore radicalizzazione.

La destra editoriale ha seguito una direzione speculare, concentrandosi invece sui candidati musulmani o socialisti per sostenere la propria lettura allarmistica. In entrambi i casi, secondo l’analisi, le parti hanno privilegiato gli elementi utili alla rispettiva battaglia politica, trascurando il ruolo del voto moderato.

La lezione indicata dal risultato riguarda quindi gli elettori senza una collocazione stabile. La coalizione democratica ha vinto anche parlando a chi non si riconosce più pienamente in uno dei due schieramenti, un’indicazione che riguarda pure il dibattito politico italiano.

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