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Attualità 3 min di lettura58 min fa

Elezioni, la finestra di primavera mette Meloni davanti al bivio

La premier indica ottobre 2027 come traguardo naturale, ma nel centrodestra cresce l’ipotesi di urne tra aprile e giugno: alleati divisi e sondaggi decisivi.

La legislatura dovrebbe concludersi nell’ottobre 2027, almeno secondo la linea ufficiale ribadita da Giorgia Meloni. Nei palazzi della politica, tuttavia, prende forma un’altra ipotesi: votare già nella primavera dello stesso anno, in una finestra compresa tra aprile e giugno. La decisione finale resta nelle mani della presidente del Consiglio, che dovrà valutare tempi, consenso e condizioni della maggioranza.


Meloni osserva il momento decisivo

Il passaggio chiave arriverà dopo l’8 ottobre, data del voto segreto conclusivo sulla nuova legge elettorale. Superato quello scoglio, la premier potrà pesare una serie di elementi che spingono in direzioni diverse: da una parte la possibilità di sfruttare la tenuta di Fratelli d’Italia, dall’altra il rischio che le difficoltà economiche e politiche aumentino con il trascorrere dei mesi.

Tra i fattori che alimentano l’ipotesi di elezioni anticipate ci sono la conclusione della spinta riformatrice legata al Pnrr, l’abbandono del progetto sul premierato e il ridimensionamento dell’autonomia dopo l’intervento della Consulta. A questo si aggiungono l’inflazione, le tensioni sul fronte energetico, i vincoli sui conti pubblici e l’assenza di una soluzione rapida alle numerose crisi internazionali.


Gli alleati frenano sul voto

Forza Italia e Lega appartengono al fronte che preferirebbe arrivare alla fine della legislatura. Antonio Tajani ha verificato l’orientamento dei parlamentari azzurri in una riunione della scorsa settimana: la richiesta prevalente è stata quella di proseguire fino alla scadenza naturale.

Il partito, però, attraversa una fase di trasformazione verso il profilo liberale e sensibile ai diritti immaginato da Marina Berlusconi. La posizione di Tajani non è contestata apertamente, ma il dissenso interno si estende da Roberto Occhiuto a Paolo Zangrillo. La vittoria in Calabria contro il candidato vicino a Vannacci non ha cancellato i timori per la perdita di consensi locali, mentre l’identità moderata ed euroatlantista rischia di faticare in una coalizione sempre più orientata a destra.

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La Lega teme il conto delle urne

Per Matteo Salvini il quadro appare ancora più delicato. La Lega è il partito che, secondo i sondaggi, risente maggiormente dell’ingresso di Vannacci in Futuro nazionale. Un ritorno alle urne a breve potrebbe fotografare il Carroccio intorno all’8%, una distanza enorme rispetto al 34% ottenuto alle europee del 2019.

Un voto ravvicinato renderebbe così più stabile il ridimensionamento della Lega e ne indebolirebbe il peso nella composizione delle liste. Il problema sarebbe particolarmente evidente nel Nord, dove la competizione con Fratelli d’Italia è diventata ormai diretta.


Fratelli d’Italia resta avanti

Il partito di Meloni è invece l’unico che sembra conservare una capacità di attrazione simile a quella del 2022. Fratelli d’Italia rimane vicino al 28% nei sondaggi ed è stabilmente la prima forza politica. A sostenerlo contribuiscono la popolarità personale della premier e alcune iniziative annunciate dal governo, dall’ipotesi di eliminare il bollo auto al tetto sui prezzi dei carburanti praticati dalle compagnie petrolifere, ottenuto attraverso la pressione politica del governo.

Per questo la primavera potrebbe rappresentare, agli occhi della presidente del Consiglio, l’occasione per trasformare il consenso attuale in un risultato elettorale prima che l’usura del potere e le questioni più divisive mettano ulteriormente alla prova la coalizione. Il centrodestra discute, ma il calendario resta soprattutto una scelta di Meloni.

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