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Attualità 3 min di lettura21 ore fa

El Niño, il picco record può arrivare a dicembre

La probabilità di un evento eccezionale è all’81%, mentre gli Stati colpiti preparano misure d’emergenza

El Niño potrebbe raggiungere entro dicembre 2026 un’intensità mai osservata, con l’81% di probabilità secondo le previsioni statunitensi. Il fenomeno dovrebbe inoltre proseguire fino all’inizio della primavera 2027 con una probabilità stimata al 97%.

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Temperature e piogge in aumento

L’Organizzazione meteorologica mondiale prevede un rapido rafforzamento dell’evento nel Pacifico tropicale. Tra ottobre e dicembre, la temperatura delle acque superficiali del Pacifico centrale e orientale potrebbe toccare livelli senza precedenti, modificando le precipitazioni e sommando i propri effetti al riscaldamento causato dalle attività umane.

Le conseguenze attese comprendono temperature sopra la media in numerose aree del pianeta, oltre a un aumento del rischio di siccità e alluvioni. Il settembre appena trascorso è stato il secondo più caldo mai registrato a livello globale, dopo un’estate caratterizzata da temperature molto elevate anche in Europa e in Italia.


Stati in allerta per l’emergenza

In Perù il governo ha proclamato per 60 giorni lo stato di emergenza in quasi tre quarti dei distretti nazionali. Il provvedimento riguarda tutte le 25 regioni amministrative e autorizza interventi urgenti delle autorità centrali, regionali e locali contro piogge eccezionali, esondazioni e colate di fango.

La decisione è stata motivata dalla limitata capacità delle amministrazioni regionali di gestire da sole una situazione di questo tipo. Il riscaldamento del Pacifico, secondo le autorità, può favorire precipitazioni intense e aumentare il pericolo per i centri abitati e le infrastrutture.

Anche la Bolivia ha dichiarato lo stato di emergenza per fronteggiare gli effetti della siccità e delle inondazioni. Il provvedimento consente di mobilitare risorse finanziarie e unità di sicurezza nelle zone più esposte. La siccità ha interessato circa 78.000 famiglie e causato la perdita di oltre 75.000 animali d’allevamento, secondo i dati diffusi dal ministero della Protezione civile.

Il presidente boliviano Rodrigo Paz ha riferito alla popolazione che il Paese ha lavorato per limitare i danni, ma ha avvertito: «Questo fenomeno porterà conseguenze molto gravi in termini di siccità e inondazioni, e abbiamo bisogno della collaborazione di tutte le autorità».


Danni e carenza d’acqua

In Nuova Zelanda il Northland continua a fare i conti con una siccità meteorologica prolungata. La maggior parte delle falde acquifere della regione presenta livelli inferiori alla norma o particolarmente bassi, mentre in ottobre sono caduti 32 millimetri di pioggia, pari al 36% della media mensile.

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Jason Donaghy, responsabile del monitoraggio del consiglio regionale del Northland, ha spiegato che le precipitazioni attese tra venerdì e sabato non dovrebbero ridurre in modo significativo il deficit idrico, soprattutto nei terreni più colpiti.

Nelle Filippine, il senatore Francis Pangilinan ha chiesto al governo di prepararsi a un episodio severo di El Niño. Tra le misure proposte figura il blocco automatico dei prezzi nelle zone dichiarate in stato di calamità, insieme a controlli più rigidi contro accaparratori, speculatori e cartelli, in base alla legge 7581 sui beni di prima necessità.

In Papua Nuova Guinea, l’amministrazione del distretto di Gazelle ha destinato oltre 1,2 milioni di kina all’emergenza idrica. Il responsabile distrettuale Robert Numbaru ha segnalato che le riserve disponibili durano spesso soltanto da uno a tre giorni e ha indicato la necessità di costruire un sistema di approvvigionamento più stabile.


Le piogge alle Galapagos

Forti precipitazioni hanno colpito anche le Isole Galapagos, provocando almeno una vittima e costringendo migliaia di famiglie a lasciare le proprie abitazioni. Le piogge, che le autorità ritengono collegate a El Niño, sono iniziate venerdì pomeriggio.

Nel comune di Santa Cruz le prime stime parlano di circa 2.000 famiglie coinvolte. La sindaca Fanny Uribe ha descritto l’evento come mai verificatosi prima sull’isola e ha riferito che molte persone hanno perso tutti i propri beni. Le Galapagos contano circa 28.500 abitanti distribuiti su quattro isole.


Il divario per l’adattamento

Secondo il rapporto delle Nazioni Unite sul divario nell’adattamento climatico, fino al 2035 servirebbero circa 305 miliardi di dollari ogni anno per contenere gli effetti del cambiamento climatico. I finanziamenti trasferiti dai Paesi sviluppati a quelli del Sud del mondo, tra i più esposti, restano però molto inferiori alla cifra stimata.

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