Meteo su Roma.

Attualità 4 min di lettura28 min fa

Il trumpismo sopravvive alla sconfitta di Donald Trump

Il voto di metà mandato ha punito il presidente, ma le cause del consenso restano attive negli Stati Uniti

Le elezioni di metà mandato del 3 novembre hanno inflitto a Donald Trump una sconfitta netta.

La reazione al voto riguarda anche l’Italia, dove il rischio è leggere il trumpismo come una parentesi legata soltanto alla figura del presidente. Un errore simile, ricorda l’analisi proposta da Tommaso Ciuffoletti, è già stato commesso con il fascismo e con il berlusconismo.

Benedetto Croce aveva definito il fascismo una parentesi temporanea, quasi una malattia in un Paese considerato sostanzialmente sano. La stessa tentazione può ripresentarsi davanti a Trump: aspettare la sua uscita di scena senza interrogarsi sulle condizioni che ne hanno favorito l’ascesa.

Offerta del giorno6 novembre

Rowenta

-12% sui lavapavimenti da Rowenta

Scade tra 24 giorni
******


Un’eredità oltre la Casa Bianca

A gennaio, a Davos, il primo ministro canadese Mark Carney ha descritto così la trasformazione dell’ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti: «Una rottura, non una transizione». Secondo Carney, le potenze di dimensioni intermedie devono imparare a coordinarsi di più.

Il Canada ha poi aderito al programma europeo di riarmo SAFE. La decisione mostra che gli alleati hanno iniziato a considerare meno scontata la protezione americana. Chi arriverà alla Casa Bianca nel 2029 troverà quindi rapporti internazionali già modificati e un’Europa costretta a fare i conti con un equilibrio meno concentrato su Washington.

Anche gli strumenti lasciati dal trumpismo resteranno disponibili per i successori. I dazi, un tempo considerati inaccettabili dalle classi dirigenti dei due partiti, sono ormai entrati nel campo delle politiche praticabili: Joe Biden ha mantenuto quelli introdotti durante il primo mandato di Trump.

Il presidente ha inoltre ampliato l’uso degli ordini esecutivi e della grazia. È difficile immaginare che il prossimo inquilino della Casa Bianca scelga spontaneamente di ridurre questi poteri, una volta trovatiseli a disposizione.


La risposta dei democratici

La sconfitta di Trump non ha riportato il Partito democratico alla stagione di Bill Clinton e Barack Obama. Il voto ha invece mostrato due orientamenti distinti, definiti da Sciltian Gastaldi «pastorale-confessionale» e «socialista».

In Texas ha prevalso James Talarico, ex insegnante e seminarista, capace di rivolgersi agli elettori con un linguaggio religioso tradizionalmente associato alla destra. In Michigan Abdul El-Sayed ha invece raccolto consensi attraverso un populismo economico di sinistra, affermatosi inizialmente contro l’apparato del suo stesso partito.

Le due candidature indicano risposte differenti alla fase politica americana. Nessuna, però, coincide con un ritorno alle impostazioni che avevano caratterizzato i democratici di Clinton e Obama.


Le radici del consenso

Il trumpismo non è comparso nel 2015. Già nel 1992 Pat Buchanan aveva portato alle primarie repubblicane una combinazione di protezionismo, conflitto culturale e slogan “America prima”, venendo sconfitto ma anticipando temi poi diventati maggioritari.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

A cambiare, negli anni successivi, sono state soprattutto le condizioni economiche e sociali. L’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio nel 2001 ha indebolito interi distretti industriali, accentuando la distanza tra le grandi città in crescita e le aree provinciali in difficoltà.

La divisione attraversa sia il reddito sia il livello di istruzione. Le persone senza laurea hanno subito una perdita economica e hanno percepito con maggiore forza il disprezzo delle élite culturali e politiche.

Su questa frattura si sono accumulate due decenni di sfiducia verso le classi dirigenti. La guerra in Iraq, accompagnata da informazioni rivelatesi false, e la crisi finanziaria del 2008 hanno alimentato il risentimento, anche perché il sistema ha salvato le banche senza punire i responsabili.


Un fenomeno che non riguarda solo gli Usa

La comunicazione politica ha favorito ulteriormente lo scontro. Le reti sociali rappresentano soltanto la parte più visibile di un sistema informativo che premia la contrapposizione, mentre i partiti si sono trasformati in strutture concentrate sulle primarie e sulla notorietà dei candidati.

Nessuna di queste dinamiche dipende direttamente da Trump. Negli stessi anni, infatti, fenomeni affini si sono affermati anche in Europa: la Brexit nel Regno Unito, il Rassemblement National in Francia e AfD in Germania.

Per questo il voto di metà mandato, pur avendo punito il partito al governo in misura più severa rispetto alla consuetudine, non può essere automaticamente interpretato come l’inizio di una fase completamente nuova.


Il significato del voto

Le elezioni di metà mandato penalizzano quasi sempre la formazione che controlla la Casa Bianca. Stavolta la battuta d’arresto è stata più ampia del normale e ha prodotto anche un risultato significativo in Texas, dove i democratici non conquistavano un seggio senatoriale dal 1988.

Quel dato certifica il rifiuto di Trump in parte del Paese, ma non dimostra che siano state respinte tutte le idee associate alla sua agenda. Il protezionismo, la diffidenza verso gli alleati e la concentrazione dei poteri presidenziali hanno ormai superato i confini del suo movimento.

La domanda su ciò che resterà dopo Trump, dunque, è legata a quella sulle ragioni che lo hanno reso possibile. Le condizioni economiche, culturali e istituzionali che hanno sostenuto il suo successo sono ancora presenti, negli Stati Uniti come in altre democrazie occidentali.

Ti è piaciuto? Condividilo

La domanda di oggi

Le inchieste parlamentari influenzeranno la corsa presidenziale americana del 2028?

Continua a leggere