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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Economia del mare, la partita vale 224,9 miliardi: cosa chiede il settore

Dal turismo nautico alla crocieristica, la filiera marittima italiana chiede investimenti, regole più semplici e collegamenti efficaci tra porti e territori.

Il mare non è soltanto una risorsa naturale per l’Italia, ma un comparto economico che coinvolge imprese, lavoratori e territori. L’Economia del Mare genera 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del prodotto interno lordo, e dà lavoro direttamente a oltre 1,13 milioni di persone. Per ogni euro prodotto dalla filiera, altri 1,8 euro vengono attivati nel resto dell’economia.

Il quadro è emerso a Milano, durante la XII Conferenza Nazionale sul Turismo Costiero e Marittimo, organizzata al 66° Salone Nautico Internazionale da Federturismo Confindustria, Confindustria Nautica e Assomarinas. Al centro del confronto non c’è stata soltanto la crescita del turismo sulle coste, ma la necessità di una strategia industriale capace di collegare nautica, portualità, ospitalità, infrastrutture e territori.


Un comparto che cerca una strategia

Ad aprire i lavori è stato Mario Zanetti, Presidente Delegato di Confindustria per l’Economia del Mare, che ha indicato nel turismo una vera attività industriale, capace di produrre valore attraverso numerose filiere. Nel suo intervento ha ricordato la presenza di oltre 250mila imprese e il peso di turismo costiero e crocieristica: nel 2026 i porti italiani dovrebbero accogliere più di 15 milioni di crocieristi, con quasi 6.000 approdi distribuiti in 60 porti e un valore stimato di circa 18 miliardi di euro.

Secondo Zanetti, la crescita dovrà essere accompagnata da una programmazione di lungo periodo, con interventi sulla destagionalizzazione, sulla trasformazione digitale, sulla competitività e sulla formazione. Massimo Caputi, Presidente di Federturismo Confindustria, ha invece insistito sulla necessità di distribuire meglio la ricchezza generata dal turismo, creando collegamenti tra porti e città, coste ed entroterra, ospitalità, cultura, mobilità, sport ed enogastronomia.

Il tema della collaborazione è stato rilanciato anche da Giovanni Acampora, Presidente di Assonautica Italiana. Istituzioni, imprese e associazioni, ha spiegato, dovrebbero coordinarsi per trasformare le esigenze del settore in proposte concrete e per utilizzare la rete dell’Economia del Mare anche come strumento di riduzione dei divari territoriali, soprattutto tra Nord e Sud.


Nautica e crociere trainano la crescita

La nautica rappresenta uno dei segmenti con la maggiore capacità di generare ricadute lungo l’intera filiera: il comparto supera i 13 miliardi di euro di valore aggiunto e conta quasi 168mila occupati. Uno studio presentato al Salone Nautico Internazionale ha stimato in 5,7 miliardi di euro l’impatto economico del turismo nautico in Italia, di cui 2,1 miliardi legati alla spesa dei visitatori sulla terraferma.

Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica, ha sottolineato che questi numeri mostrano il ruolo della nautica come motore per altre attività economiche. Per intercettare una quota maggiore di questo valore, ha indicato come priorità porti adeguati, servizi qualificati e una maggiore integrazione tra gli approdi e le destinazioni turistiche vicine.

Anche la crocieristica mantiene prospettive rilevanti, con volumi attesi in crescita nei porti italiani. L’obiettivo indicato durante la conferenza è fare in modo che l’arrivo delle navi non si traduca soltanto in presenze concentrate nei principali scali, ma produca benefici più ampi per le città, le imprese e le aree interne collegate ai porti.

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Il ministro: meno burocrazia

Nelle conclusioni, il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha riconosciuto il valore strategico del mare per l’economia nazionale e ha ricordato la presenza di oltre 8mila chilometri di coste. «Per l’Italia il mare è una vocazione», ha affermato, descrivendo la nautica come un settore competitivo, capace di creare occupazione e ricchezza su scala territoriale.

Mazzi ha indicato tra le priorità il miglioramento dell’accoglienza, l’innovazione, la sostenibilità, le infrastrutture, l’accessibilità e la digitalizzazione. Ha inoltre parlato della necessità di semplificare le norme e ridurre gli adempimenti burocratici, spiegando di voler verificare perché alcune richieste considerate semplici dagli operatori non siano ancora state trasformate in interventi concreti.

Nel disegno del ministero, il turismo nautico dovrebbe contribuire a distribuire i flussi durante tutto l’anno e lungo una parte più ampia del territorio nazionale. In questo percorso, Mazzi ha definito l’America’s Cup un’importante occasione di visibilità internazionale per l’Italia.


Porti turistici, la richiesta delle regole

Roberto Perocchio, Presidente di Assomarinas, ha descritto una portualità turistica ancora solida. Secondo l’indagine Assomarinas-Federturismo, la richiesta di ormeggi stanziali aumenta in media del 2,9%, mentre crescono la presenza dei superyacht, il transito delle grandi imbarcazioni internazionali e le attività di noleggio.

Sono in espansione anche rimessaggio, riparazione e manutenzione delle imbarcazioni, operazioni di alaggio e varo, sostenute dall’incremento delle dimensioni medie delle barche e dalla vitalità del mercato dell’usato. Per il 2027 è attesa una stabilizzazione degli ormeggi permanenti, ma dovrebbe restare sostenuta la domanda legata al noleggio e ai superyacht stranieri.

Per consolidare il risultato, Perocchio ha chiesto l’aggiornamento della legge speciale sui porti turistici, il Dpr 509/97, e l’attribuzione della classificazione catastale E1 alle strutture nautiche. La conferenza ha così ricondotto le diverse richieste a un’unica esigenza: una politica industriale del mare basata su investimenti, infrastrutture, competenze, innovazione e procedure più snelle, così da trattenere sui territori una quota maggiore del valore prodotto dalle attività marittime.

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