Economia civile, la sfida che parte dai territori: idee e premi
Al Festival Nazionale dell’Economia Civile si intrecciano cultura, transizione energetica, diritto all’abitare e nuove imprese sostenibili.
La cultura è stata indicata come una componente naturale del Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze. Matteo Spanò, presidente della Fondazione MUS.E Firenze, ne ha sottolineato il valore all’interno di una manifestazione dedicata ai modelli economici fondati sulla partecipazione e sulla responsabilità sociale. Il suo intervento, nel testo disponibile, si interrompe mentre affronta il rapporto tra cultura ed economia civile.
Stefano Zamagni, professore emerito di Economia Politica all’Università di Bologna ed ex presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali per il periodo 2019-2023, ha descritto l’economia civile come una chiave di lettura della realtà, legata nella modernità alla tradizione francescana. Secondo la sua impostazione, l’economia sociale rappresenta uno dei modelli che possono svilupparsi all’interno di questo quadro generale.
Gabriele Sepio, avvocato tributarista e segretario generale della Fondazione Terzjus, ha ricondotto invece gli attuali modelli dell’economia sociale alla loro evoluzione storica. Si tratta, ha spiegato, di organizzazioni senza scopo di lucro che rispondono ai bisogni collettivi e adottano forme di gestione democratica e partecipata. Il riferimento odierno è anche al Piano nazionale per l’economia sociale, chiamato a tradurre in strumenti concreti valori come reciprocità, gratuità e mutualità.
Energia condivisa, ma ancora poco conosciuta
La democrazia energetica è stata al centro della terza giornata dell’ottava edizione del Festival. Nel corso dell’incontro è stata illustrata una ricerca sulle Comunità Energetiche Rinnovabili, realizzata in relazione al gruppo di studio CERIS e all’Osservatorio Nazionale sulla Nuova Economia Sociale e Civile.
L’indagine ha esaminato 351 comunità, comprese quelle solidali e a impatto sociale. I risultati indicano che queste realtà attecchiscono soprattutto nei territori dove sono già presenti collaborazioni solide tra associazioni e istituzioni. I progetti più efficaci coinvolgono più categorie di soggetti e generano risparmio energetico, contrasto alla povertà, investimenti locali e relazioni sociali. Rimane però ridotta la conoscenza dello strumento: l’indice NESC si ferma a 0,32 su 1, il livello più basso rilevato. Tra le proposte figura il riconoscimento delle comunità energetiche come soggetti economici, con accesso alle risorse, obblighi di trasparenza e responsabilità verificabile.
Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del CNR e divulgatore, ha sostenuto che la transizione non può essere rinviata in attesa di soluzioni future. «Il 90% delle tecnologie che servono per la transizione le abbiamo già», ha affermato, ricordando che in Italia le richieste di connessione alla rete per impianti rinnovabili arrivano a 300 GW, mentre la potenza massima richiesta si colloca tra 45 e 50 GW. Anche realizzarne un decimo, ha osservato, rappresenterebbe già un risultato significativo; tra gli ostacoli ha indicato la carenza di elettricisti.
Dall’Amazzonia alle comunità locali
Mario Mantovani, ambientalista e presidente della Fundação Florestal do Estado de São Paulo, ha portato il confronto sul terreno dell’Amazzonia. Nell’area vivono circa 20 milioni di persone, ma soltanto tra 2 e 4 milioni abitano nei principali centri urbani; la maggioranza risiede nella foresta e deve poter accedere all’energia, alla rete internet e agli strumenti necessari per partecipare alla vita economica.
L’associazione rappresentata da Mantovani lavora per installare pannelli solari e favorire l’integrazione delle popolazioni locali. Il progetto comprende anche il sostegno alle attività di raccolta e di estrazione, dalla produzione delle noci del Brasile alle materie prime utilizzate nella cosmetica. L’obiettivo è accompagnare le comunità lungo tutta la filiera, aiutandole a conoscere il valore internazionale dei prodotti, a ottenere le certificazioni richieste e a evitare che gli intermediari impongano prezzi troppo bassi.
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Abitare resta una questione sociale
Un altro confronto ha riguardato le persone e i territori che rischiano di rimanere esclusi dai cambiamenti in corso. Alessandro Maggioni, Anna Meli, Lorenzo Terzani e Alessandro Santoni hanno discusso di abitare, fragilità e futuro dei piccoli comuni nel corso dell’incontro “Chi resta indietro? Abitare insieme in un mondo che cambia”.
Lorenzo Terzani, presidente del Consorzio Fabrica, ha ricordato che le politiche abitative sono diventate una priorità per le fasce più vulnerabili già quindici anni fa, nonostante l’idea allora diffusa che le cooperative sociali dovessero occuparsi soprattutto di minori e anziani. Anna Meli, presidente di COSPE, ha evidenziato come la crisi della casa colpisca in modo particolare precari, giovani, studenti e persone con redditi bassi o medio-bassi. Le difficoltà aumentano quando alla vulnerabilità economica si aggiungono origine straniera, discriminazioni legate al colore della pelle o problemi connessi al permesso di soggiorno.
Alessandro Santoni, coordinatore nazionale della Consulta dei Piccoli Comuni dell’ANCI e sindaco del Comune di San Benedetto Val di Sambro, ha spostato l’attenzione sulla possibilità di scegliere. A suo giudizio, l’esclusione non dipende necessariamente dalla distanza geografica: riguarda anche i piccoli comuni, che rappresentano circa il 70% dei comuni italiani, e la capacità dell’intero Paese di costruire opportunità condivise.
Una cooperativa vince il premio 2026
Nel corso della giornata è stato assegnato il Premio Nazionale Prepararsi al Futuro 2026, rivolto a chi sta avviando una nuova impresa o a società costituite da meno di 36 mesi con un progetto basato sullo sviluppo sostenibile. La vincitrice è Atipiche, cooperativa di Collalto Sabino, in provincia di Rieti.
L’attività di Atipiche ruota attorno alla fermentazione, considerata non soltanto una tecnica produttiva ma anche un elemento culturale. La cooperativa collega filiera corta e produzioni del territorio attraverso iniziative agroalimentari, laboratori, educazione al cibo, servizi di ristorazione e percorsi dedicati ai luoghi. Il modello punta sulla partecipazione della comunità e utilizza le competenze agricole come strumento per sostenere la rigenerazione delle aree rurali.
Silvia Rossi, direttrice di Fondosviluppo, ha spiegato che il legame con il territorio può rafforzare la competitività, ma non è sufficiente da solo. Servono innovazione, capacità organizzativa, investimenti, competenze digitali, equilibrio economico e strumenti capaci di coinvolgere le nuove generazioni. Franco Ferrarini, vicepresidente della Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio ETS, ha ricordato che i clienti del Credito Cooperativo, secondo l’Istituto Tagliacarne, crescono il 12% più degli altri e sviluppano maggiori relazioni di rete. La fondazione accompagna da anni cooperative giovanili e, da cinque anni, anche nuove imprese, offrendo alle realtà selezionate percorsi di formazione imprenditoriale.
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