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Attualità 5 min di lettura1 ora fa

Economia civile, la cultura entra nel dibattito: idee e premio a Firenze

Alla terza giornata del Festival Nazionale dell’Economia Civile si è discusso di cultura, abitare, innovazione sostenibile e nuove forme di partecipazione economica.

La cultura è stata indicata come una componente naturale del confronto sull’economia civile durante la terza giornata del Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze. Matteo Spanò, Presidente della Fondazione MUS.E Firenze, ha sottolineato che il dialogo con il mondo culturale è coerente con un appuntamento dedicato a un modello economico fondato sulle relazioni e sulla responsabilità collettiva.

Nel confronto sull’economia sociale, Stefano Zamagni ha presentato l’economia civile come una chiave di lettura della realtà, legata nella modernità alla tradizione francescana. Secondo il Professore Emerito di Economia Politica dell’Università di Bologna, sotto questo approccio possono convivere modelli diversi, tra cui l’economia sociale, chiamata ad applicarne i principi in specifici contesti storici e geografici.


Reciprocità e partecipazione al centro

Gabriele Sepio, Segretario Generale della Fondazione Terzjus, ha ricondotto i modelli contemporanei dell’economia sociale alla storia dell’economia civile. Si tratta, ha spiegato, di realtà senza scopo di lucro che affrontano bisogni collettivi attraverso forme di governo democratiche e partecipate.

Nel suo intervento, Sepio ha inoltre richiamato il Piano nazionale per l’economia sociale. Per costruire un sistema basato su reciprocità, gratuità e mutualità, ha osservato, occorre valorizzare le esperienze maturate già nel Settecento e trasformarle in strumenti concreti per il presente.


Abitare, esclusione e territori fragili

La questione della casa è stata affrontata nel confronto intitolato “Chi resta indietro? Abitare insieme in un mondo che cambia”. Lorenzo Terzani, Presidente del Consorzio Fabrica, ha ricordato come le politiche abitative siano state a lungo considerate estranee al ruolo delle cooperative sociali, nonostante riguardino da anni le persone più vulnerabili.

Anna Meli, Presidente di COSPE, ha evidenziato che la difficoltà di trovare casa pesa soprattutto su precari, giovani, studenti e famiglie con redditi bassi o medio-bassi. La condizione diventa ancora più complessa quando alla fragilità economica si aggiungono origine straniera, discriminazioni legate al colore della pelle o problemi connessi al permesso di soggiorno.

Alessandro Santoni, Coordinatore Nazionale della Consulta dei Piccoli Comuni dell’ANCI e Sindaco del Comune di San Benedetto Val di Sambro, ha invece collegato l’esclusione alla mancanza di possibilità di scelta. I piccoli comuni, che costituiscono circa il 70% dei comuni italiani, e il resto del Paese condividono secondo Santoni una responsabilità decisiva per gli sviluppi futuri.


Energia, comunità e transizione

Il tema della “democrazia energetica” ha occupato una parte rilevante del programma. La ricerca presentata durante l’incontro ha analizzato 351 Comunità Energetiche Rinnovabili, comprese quelle solidali e a impatto sociale, rilevando che si consolidano soprattutto nei territori dove esistono legami associativi e istituzionali già forti.

Lo studio ha indicato nei modelli partecipativi e fondati sulla collaborazione tra più soggetti la formula con i risultati migliori. Le comunità energetiche possono favorire risparmio, contrasto alla povertà, investimenti locali e relazioni sociali, ma restano poco conosciute: l’indice NESC sulla conoscenza si è fermato a 0,32 su 1, il dato più basso rilevato.

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Mario Mantovani, ambientalista e Presidente della Fundação Florestal do Estado de São Paulo, ha portato l’attenzione sull’Amazzonia, dove vivono circa 20 milioni di persone. Tra i 2 e i 4 milioni abitano nelle principali città, mentre la maggioranza risiede nella foresta e dovrebbe poter contare su energia, connessione internet e strumenti utili all’integrazione.

L’associazione rappresentata da Mantovani punta anche a sostenere le comunità nella valorizzazione delle risorse locali, dalle noci del Brasile alle materie prime impiegate nella cosmetica. L’obiettivo è accompagnare gli abitanti lungo la filiera, informarli sul valore internazionale dei prodotti e aiutarli a ottenere certificazioni, così da ridurre il rischio di sfruttamento da parte degli acquirenti.

Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del CNR e divulgatore, ha sostenuto che la maggior parte delle tecnologie necessarie alla transizione è già disponibile. In Italia, ha ricordato, sono state presentate a Terna richieste di allacciamento per 300 GW di impianti rinnovabili, a fronte di una potenza di picco compresa tra 45 e 50 GW; realizzarne un decimo sarebbe già un risultato significativo. Tra gli ostacoli ha indicato anche la carenza di elettricisti.


Imprese giovani e sviluppo locale

Durante la giornata è stato assegnato il “Premio Nazionale Prepararsi al Futuro 2026”, rivolto ad aspiranti imprenditori e imprese costituite da meno di 36 mesi, purché orientate allo sviluppo sostenibile. Silvia Rossi, Direttrice di Fondosviluppo, ha spiegato che il radicamento territoriale può diventare un vantaggio competitivo, ma deve essere accompagnato da innovazione, capacità manageriale, investimenti, competenze digitali e solidità economica.

Franco Ferrarini, Vicepresidente della Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio ETS, ha richiamato i dati sulla mutualità e il ruolo del Credito Cooperativo nel sostegno a cooperative e nuove imprese. Secondo l’Istituto Tagliacarne, i clienti del Credito Cooperativo crescono il 12% in più rispetto agli altri e sviluppano più relazioni di rete; la Fondazione segue inoltre cooperative giovanili e, da cinque anni, anche nuove imprese, offrendo alle realtà selezionate una formazione imprenditoriale.

A vincere il premio è stata Atipiche, cooperativa di Collalto Sabino, in provincia di Rieti. Il progetto unisce fermentazione, produzioni locali e filiera corta attraverso attività agroalimentari, laboratori, percorsi di educazione alimentare, servizi di ristorazione ed esperienze legate al territorio.

Il modello proposto da Atipiche coinvolge la comunità e punta a trasformare le competenze agricole tradizionali in uno strumento di rigenerazione rurale. La cooperativa intende così contribuire alla tutela dei luoghi e alla costruzione di nuove opportunità economiche locali.

L’insieme degli incontri si è svolto nella terza giornata dell’ottava edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, con un programma dedicato alla “democrazia energetica”, alle disuguaglianze abitative, alla cultura e alle forme di impresa capaci di unire sostenibilità e partecipazione.

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