E se fossimo noi?» Paola Turci porta la rabbia dentro Amore a dismisura
Il nuovo album di Paola Turci arriva il 2 ottobre tra memoria, fragilità, femminicidi e una presa di posizione sulla Palestina.
La domanda che attraversa il nuovo lavoro di Paola Turci non riguarda soltanto l’amore, ma la capacità di restare umani davanti al dolore degli altri. In Amore a dismisura, in uscita il 2 ottobre, la cantautrice intreccia vicende personali e temi collettivi, fino a trasformare la memoria in una responsabilità morale.
Un disco nato dal riordino interiore
L’album prende forma dopo anni di silenzio, traslochi, cambiamenti di città e il ritorno alla propria casa. Turci racconta di essersi trovata a fare i conti con molte domande, in una fase di riorganizzazione profonda, ma anche di aver incontrato persone decisive per il progetto: Veronica, Motta e Francesco Bianconi.
Il titolo richiama il latino “dismensura” e indica qualcosa che supera ogni limite. Non è, nelle intenzioni dell’artista, l’amore addomesticato delle canzoni sentimentali, bensì una forza originaria e tumultuosa, vicina all’Eros della Teogonia di Esiodo. Il percorso va dalla maschera raccontata in “Non basta l’argenteria” fino al confronto con la propria identità di “Vita mia”.
Fragilità, corpo e libertà
Al centro delle canzoni c’è l’autenticità, vista non come un punto di partenza ma come un risultato da conquistare attraverso cadute, rinunce e resa. Il corpo femminile diventa contemporaneamente spazio intimo e terreno politico, mentre la libertà viene rappresentata come una scelta rischiosa, simile a un salto nel vuoto.
In “E va bene così”, brano scritto con Motta e Anastasi, il “gigante” che osserva la protagonista dall’alto della sua vulnerabilità rappresenta, secondo Turci, la parte di sé che prova a prendere il controllo. In “Lo stesso errore”, invece, il rapporto tra due persone è segnato dall’incapacità di aiutarsi: uno rischia di affondare e l’altro non sa come intervenire. Per la cantautrice, gli sbagli nascono anche dalla fiducia eccessiva riposta negli altri, ma restano errori da perdonare.
La musica guarda alla realtà
La canzone “Gesù di Michelangelo” si confronta con la sofferenza della Palestina. Turci spiega che è l’opera di Michelangelo a suggerire il messaggio del brano, che poi sviluppa una storia autonoma. Di fronte a persone private della propria terra, affamate, maltrattate o uccise, l’artista dice di non riuscire a voltarsi dall’altra parte: «E se ci fossimo noi al posto loro?».
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Anche “Miss” affronta una ferita collettiva. Il testo, firmato interamente da Francesco Bianconi, racconta un femminicidio in una città definita “sconsacrata”, dove la ripetizione delle notizie sembra avere consumato l’empatia. Turci lo considera un quadro inquietante, capace di raccontare una realtà ormai assuefatta alla violenza.
Le suggestioni dell’album arrivano dalla canzone d’autore italiana, con riferimenti a De André, Battisti e Fossati, ma anche dalla letteratura di Ginzburg, Pasolini, Pavese, Bachmann, Woolf, Celan e Szymborska. Nel cinema compaiono invece le tracce di Pasolini, Varda, Almodóvar e Akerman.
Il futuro passa dalla scuola
Nel finale di “Vita mia” compare l’idea di poter dire ancora basta. Alla domanda su ciò che vorrebbe fermare e su quello che desidererebbe avviare, Turci indica una direzione precisa: «Vorrei che cominciassero le lezioni di sessuo-affettività in tutte le scuole italiane».
Per la cantautrice, l’educazione alle relazioni potrebbe rappresentare uno degli strumenti più efficaci contro la violenza sulle donne. Il disco, dunque, non si chiude soltanto con una riflessione personale, ma con una richiesta rivolta alla società.
Il nuovo capitolo del progetto sarà accompagnato da due appuntamenti dal vivo: il 29 novembre alla Santeria Toscana 31 di Milano e il 3 dicembre al Largo Venue di Roma. Le serate, raccolte sotto il titolo “Live a dismisura”, porteranno sul palco il percorso di un album nato dalla ricerca di sé e approdato a una presa di posizione pubblica.
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