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Attualità 2 min di lettura15 ott

Due pistole e 5mila minacce: Lotito accusa anche la politica

Nell’inchiesta romana sul possibile cambio di proprietà della Lazio, il presidente racconta le intimidazioni subite e indica presunte interferenze politiche.

Claudio Lotito sostiene di aver vissuto per anni sotto una pressione costante, al punto da portare con sé due armi per proteggersi. Il presidente della Lazio e senatore di Forza Italia ha riferito ai magistrati di ricevere migliaia di minacce ogni giorno e ha collegato la tensione attorno al club non soltanto agli ambienti più estremi della tifoseria.

Nel corso dell’audizione del 30 giugno davanti al pm Lorenzo Del Giudice, Lotito ha parlato anche di presunte ostilità provenienti da settori della politica. Le sue dichiarazioni sono state raccolte nell’ambito dell’indagine della Procura di Roma sulle ipotesi di manipolazione del mercato finanziario legate a un possibile passaggio di proprietà della società biancoceleste.

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Lotito racconta la sua paura

Il presidente laziale ha spiegato di essersi mosso armato in passato, portando una pistola davanti e una dietro. Una delle due, ha detto, si sarebbe rivelata utile in un’occasione concreta: «Una volta – aggiunge – una è stata pure utile, mi ha salvato».

A spingerlo verso queste precauzioni sarebbero state soprattutto le minacce ricevute dagli ultras. «Io ricevo 5mila telefonate al giorno di minacce. Non sto scherzando», ha dichiarato Lotito, descrivendo una situazione che, a suo dire, non sarebbe mai davvero cessata.


L’ombra della politica sul club

Nel confronto con gli investigatori, Lotito ha sostenuto che nella partita per il controllo della Lazio ci sarebbero anche interessi politici. «Vi sono pezzi della politica che remano contro di me», ha affermato, senza però indicare direttamente i nomi delle persone che ritiene coinvolte.

Il senatore ha suggerito agli inquirenti di esaminare chi avrebbe commissionato alcuni articoli al direttore del Tempo, Capezzone, e di consultare i resoconti della Commissione antimafia. Le sue indicazioni, dunque, non si sono tradotte nell’accusa formale nei confronti di specifici esponenti politici.

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L’indagine sul possibile passaggio

L’inchiesta romana riguarda presunte operazioni di alterazione del mercato finanziario che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbero potuto favorire un cambio ai vertici proprietari della Lazio. Tra gli indagati figurano il faccendiere Luigi Bisignani e i dirigenti della Banca del Fucino Mauro Masi e Francesco Maiolini.

Lotito ha ribadito di non voler vendere la società e ha negato di aver ricevuto proposte concrete per l’acquisto. Ha anche riferito di aver presentato denunce e segnalazioni alla Consob proprio per chiarire di non essere stato contattato da potenziali compratori.


Gli episodi con gli ultras

Durante l’audizione, il presidente ha ripercorso inoltre alcuni momenti della sua lunga contrapposizione con le frange più violente della tifoseria laziale. Tra gli episodi ricordati c’è quello avvenuto a Montesacro, quando, durante l’inaugurazione di un negozio, rimase bloccato e riuscì a lasciare il luogo soltanto grazie all’intervento della polizia.

Secondo Lotito, una situazione simile si sarebbe ripresentata e potrebbe essere collegata a soggetti interessati alla società. Il presidente ha parlato di fondi esteri e acquirenti non identificati, ma ha confermato di non avere intenzione di cedere la Lazio.

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