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Attualità 2 min di lettura12 min fa

Due iniezioni non bastano: Christa Pike è viva e può parlare

La condannata a morte in Tennessee è sopravvissuta alla procedura e ora riceve assistenza medica, ancora sotto stretta custodia.

Christa Pike è sopravvissuta a un’esecuzione che avrebbe dovuto porre fine alla sua vita. La donna, condannata a morte in Tennessee, ha ripreso conoscenza, riesce a parlare e viene curata in ospedale dopo le gravi conseguenze provocate dalla procedura.

Il caso è stato definito “senza precedenti” dai suoi avvocati. Pike resta tuttavia sottoposta a misure di sicurezza particolarmente rigide: secondo i legali, è ancora ammanettata e ha le caviglie bloccate da catene.


Pike resta cosciente dopo la procedura

La condannata ha riportato lesioni importanti alle braccia in seguito alla somministrazione di due dosi di pentobarbital. Nonostante l’utilizzo del farmaco, l’esecuzione non ha avuto esito letale e la donna è rimasta in vita.

Randy Spivey e Kelly Gleason, che la assistono sul piano legale, hanno spiegato che Pike è vigile e in grado di comunicare. I due hanno inoltre espresso riconoscenza verso i sanitari che stanno seguendo la paziente, definendo eccezionale il loro intervento.


La prognosi rimane ancora incerta

Pike era stata trasferita in ospedale nella serata del 30 settembre, dopo il fallimento dell’esecuzione nella camera della morte del carcere di massima sicurezza Riverbend, a Nashville. Al momento, però, non è possibile stabilire con chiarezza quali saranno i tempi e gli esiti del recupero.

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“Come minimo dobbiamo aspettarci tempi lunghi per la ripresa”, hanno dichiarato gli avvocati. La donna ha 50 anni ed è stata condannata per l’uccisione di una coetanea, un delitto commesso quando aveva 18 anni.


La condanna e il ruolo del complice

Nel procedimento era coinvolto anche un complice che all’epoca dei fatti aveva 17 anni. Per lui la giustizia ha stabilito il carcere a vita, con la possibilità di ottenere una riduzione della pena.

Per Pike, invece, è stata confermata la pena capitale. Dopo l’esecuzione non riuscita, la sua situazione resta quindi sospesa tra le cure ospedaliere e la custodia carceraria, mentre i legali attendono di comprendere meglio le conseguenze delle lesioni.

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