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Attualità 2 min di lettura38 min fa

Droni, due centri tecnologici Ue tra Lettonia e Paesi Bassi

Il progetto pilota Decoder collegherà ricerca, industria e operatori per sviluppare sistemi di impiego e contrasto.

L’Unione europea aprirà due centri tecnologici dedicati ai droni, uno in Lettonia e l’altro nei Paesi Bassi. L’iniziativa punta a rafforzare le capacità militari europee e a ridurre il ritardo accumulato nel settore.

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L’esperienza dell’Ucraina

Secondo Valdis Dombrovskis, commissario europeo all’Economia, l’esperienza maturata dall’Ucraina nell’uso dei droni durante la guerra contro la Russia può accelerare lo sviluppo delle capacità europee. Il conflitto ha mostrato l’importanza di questi strumenti sia nelle operazioni militari sia nei sistemi destinati a contrastarli.

A questo scopo, l’Unione europea ha avviato l’Alleanza Ue-Ucraina sui droni. Il programma riunisce aziende dei due Paesi per progettare e realizzare insieme velivoli senza pilota e tecnologie anti-drone.

Dombrovskis ha spiegato, durante un incontro sull’industria della difesa organizzato dalla Nato a Riga, che il trasferimento delle innovazioni dal laboratorio alle operazioni dovrà diventare più rapido. «Rafforzare le nostre difese non significa solo spendere di più. Significa spendere meglio e spendere insieme», ha dichiarato.


I due centri pilota

Il primo polo sarà realizzato nel poligono militare di Selonia, in Lettonia, all’interno del centro Nato per l’innovazione. Qui saranno sviluppate soluzioni per droni terrestri e aerei, insieme ai dispositivi necessari per individuarli e neutralizzarli.

La seconda struttura nascerà a Scheveningen, nei Paesi Bassi, e avrà come campo di applicazione la sicurezza marittima e dei fondali. I due centri lavoreranno quindi su ambiti differenti, ma con la stessa finalità: sostenere progettazione, prove operative e impiego di tecnologie per i droni e per il loro contrasto.

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Le strutture costituiscono i primi progetti pilota di Decoder, uno dei cinque programmi europei di interesse comune individuati per la difesa. La loro funzione sarà mettere in collegamento competenze nazionali, imprese e utilizzatori operativi.


Una rete europea più ampia

I due poli dovrebbero diventare il punto di partenza per una rete continentale. L’obiettivo è colmare le carenze nelle capacità disponibili e rafforzare la base industriale della difesa europea, evitando che ricerca e produzione procedano separatamente.

Il progetto rientra nel Programma per l’industria europea della difesa e, secondo Dombrovskis, «aiuterà i Paesi europei a sviluppare, potenziare e impiegare droni, oltre ai sistemi e alle tecnologie necessari per neutralizzare quelli ostili».

La collaborazione con i centri di innovazione della Nato dovrebbe inoltre limitare le duplicazioni e favorire apparati compatibili tra loro. Per il commissario, il coordinamento più stretto tra Unione europea e Alleanza atlantica potrà aumentare l’efficacia comune e sostenere una difesa europea più solida.

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