Dopo Xi, Trump chiude alla pausa con Teheran: raid pronti dopo il voto
La proposta iraniana legava una tregua di sette giorni alla riapertura di Hormuz e a nuovi colloqui sul nucleare, ma Washington non ha accettato.
La Cina potrebbe aver ridotto parte del sostegno garantito all’Iran, ma il segnale non è bastato a riaprire il canale diplomatico con Washington. David Perdue, ambasciatore americano a Pechino, ha riferito che gli Stati Uniti hanno registrato alcuni passi indietro cinesi: «Abbiamo visto prove del fatto che ci hanno ascoltato, hanno rimosso alcune cose».
Pechino sotto pressione americana
Il dossier iraniano è stato discusso anche da Donald Trump e Xi Jinping. La Casa Bianca accusa la Cina di offrire alla Repubblica islamica appoggio finanziario, informazioni e assistenza militare, elementi che renderebbero più difficile isolare Teheran.
Durante il confronto, Trump avrebbe chiesto a Xi di interrompere ogni forma di aiuto all’Iran. Perdue ha inoltre ricordato che Pechino era stata avvisata: qualsiasi sostegno, anche indiretto, sarebbe stato considerato dagli Stati Uniti «totalmente inaccettabile». Xi, dal canto suo, avrebbe indicato come possibile riferimento il memorandum discusso a giugno.
La tregua resta fuori dal tavolo
La posizione americana è però rimasta negativa. Nella notte Donald Trump ha respinto l’ipotesi di una sospensione delle ostilità per sette giorni e, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal sulla base di alcune fonti, sarebbe orientato a far ripartire i bombardamenti contro Teheran dopo le elezioni di metà mandato.
La proposta era stata presentata dall’Iran con l’obiettivo di fermare i combattimenti, compresi quelli in Libano. In cambio, Teheran chiedeva la riapertura dello Stretto di Hormuz, la liberazione degli asset congelati negli Stati Uniti, l’eliminazione delle sanzioni sul petrolio e la cessazione del blocco navale.
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Il piano iraniano e i colloqui
La sequenza prevista da Teheran era articolata in sette giorni: la fine delle operazioni militari avrebbe dovuto precedere, nell’ultima giornata, la riapertura di Hormuz. Subito dopo sarebbe dovuto partire il negoziato sul programma nucleare, sulla base del memorandum già esaminato a giugno ma con una tabella di marcia più veloce.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian aveva sostenuto che il Paese non puntava a prolungare il conflitto e aveva lasciato intendere la disponibilità a consentire il rientro degli ispettori nucleari dell’Onu. In un’intervista a Fox News aveva detto: «Noi non vogliamo continuare la guerra. È l’America a dover scegliere se porvi fine o meno».
La proposta è arrivata mentre i rappresentanti statunitensi tentavano di riattivare la diplomazia ai margini dell’Assemblea generale dell’Onu. Un confronto durato tre ore, organizzato con la mediazione del Qatar, non ha prodotto risultati concreti: Marco Rubio ha parlato di «Nessuna svolta».
Esmail Baghaei, portavoce della diplomazia iraniana, non ha tuttavia escluso nuovi contatti nei giorni successivi, eventualmente attraverso intermediari. Per ora, il rifiuto americano mantiene distante qualsiasi intesa e lascia senza esito il tentativo di collegare la tregua alla ripresa dei negoziati nucleari.
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