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Attualità 3 min di lettura25 min fa

Dopo Crans-Montana, due strade per sopravvivere: cure e memoria

Le famiglie affrontano conseguenze diverse: due ragazze proseguono il recupero, mentre altri genitori trasformano il lutto in sostegno per i giovani.

La tragedia di Crans-Montana continua a pesare sulle famiglie anche dopo la fine dell’emergenza. Per chi è sopravvissuto, il ritorno alla quotidianità passa da terapie e traumi ancora aperti; per chi ha perso un figlio, invece, il futuro può diventare un modo per custodirne il ricordo.

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Due recuperi con tempi diversi

Una madre ha raccontato la propria esperienza dopo aver visto entrambe le figlie sopravvivere all’incendio. La paura delle prime ore ha lasciato spazio a un percorso molto diverso per ciascuna ragazza, segnato dalle conseguenze fisiche e psicologiche di quella notte.

Francesca ha affrontato per mesi le cure necessarie, svolte nella casa di famiglia grazie alla presenza di amici medici e per ridurre il rischio di infezioni ospedaliere. In primavera è riuscita a rientrare a scuola. Elisabetta, invece, conserva un ricordo nitido dell’angoscia vissuta all’esterno del locale in fiamme: soffre ancora di stress post-traumatico, ha avuto notti durante le quali urlava nel sonno e assume farmaci per riuscire a riposare.

La donna, che è medico, ha spiegato di sentirsi fortunata quando confronta la propria situazione con quella degli altri genitori, pur ammettendo quanto sia difficile elaborare razionalmente ciò che è successo. «Paradossalmente mi preoccupa di più», ha detto riferendosi a Elisabetta, ancora profondamente scossa.


Il lutto diventa un impegno

Per le famiglie che hanno perso un figlio, il dolore non si esaurisce nel momento della tragedia. Alcuni genitori hanno scelto di legare la memoria dei ragazzi a iniziative rivolte ad altri giovani, così da trasformare l’assenza in un aiuto concreto per il futuro.

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Andrea Costanzo, padre di Chiara, ha presentato le borse di studio promosse dalla fondazione intitolata alla figlia e creata dai genitori. Gli assegni saranno destinati a persone tra i 14 e i 23 anni dotate di talento, passione e determinazione, ma prive delle risorse o delle opportunità necessarie per realizzare i propri progetti. «Le abbiamo chiamate così perché vogliamo aiutare questi ragazzi non soltanto a coltivare ciò che amano, ma a costruire il proprio futuro», ha spiegato.

Chiara aveva 16 anni e, nel ricordo del padre, era solare, ironica e ricca di interessi: amava studiare, praticare sport e misurarsi con nuove sfide. La sua vita è stata interrotta dalla strage, ma la famiglia ha individuato nel sostegno agli altri il modo più concreto per mantenere vivo il suo nome.


Riccardo vive nel ricordo

Anche Massimo Minghetti, padre di Riccardo, ha scelto di parlare ai più giovani durante le celebrazioni per i 60 anni del liceo Cannizzaro di Roma, insieme a studenti, ex alunni e insegnanti. Nel suo intervento ha invitato i ragazzi a non rinunciare alla gioia, ai sogni e alle passioni, indicando proprio questo atteggiamento come una possibile direzione dopo una perdita.

Minghetti ha raccontato che, dopo l’accaduto, la famiglia ha dovuto affrontare ogni giorno nuovi ostacoli, paragonando il proprio cammino a quello di Ulisse. Ha inoltre ricordato la solidarietà ricevuta sin dalle ore trascorse a Crans-Montana, arrivata dallo Stato italiano e dalle autorità. «Nessuno è preparato per affrontare la perdita di un figlio. Per noi Riccardo ancora c’è, c’è in un altro modo», ha detto.

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