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Attualità 4 min di lettura31 min fa

Case introvabili e 37 feriti: la protesta che scuote il Portogallo

Da Porto a Lisbona, la mobilitazione contro affitti e prezzi immobiliari cresce dopo gli scontri notturni con la polizia e mette sotto pressione il governo

Trentasette persone ferite, due delle quali in modo grave, e un movimento che continua a occupare le piazze nonostante gli sgomberi. La crisi abitativa portoghese è diventata una questione nazionale dopo la notte tra il 14 e il 15 ottobre, quando a Porto la polizia è intervenuta contro le tende montate dai manifestanti.

La mobilitazione, nata dalla difficoltà di trovare un alloggio a prezzi sostenibili, sta rapidamente superando i confini della città. Da Porto a Lisbona, passando per Coimbra e Faro, la protesta coinvolge giovani, lavoratori, famiglie e pensionati privi di una casa di proprietà.

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Porto, gli scontri non fermano le tende

La protesta si è concentrata nella Praça D. João I, nel centro di Porto, dove le tende sono comparse progressivamente dalla fine della scorsa settimana. Alla presenza iniziale di molti giovani si sono aggiunti cittadini di mezza età e anziani, segno di una difficoltà che attraversa fasce sociali diverse.

Dopo l’intervento delle forze dell’ordine, la piazza è stata nuovamente occupata. Giovedì sera i manifestanti hanno lasciato temporaneamente il luogo dopo la diffusione di voci sulla presenza di militanti dell’estrema destra; nella notte successiva, però, le tende sono tornate. Nel frattempo i toni si sono irrigiditi e tra i partecipanti è circolato l’invito a individuare la casa del primo ministro Luís Montenegro.

Il sindaco di Porto, Pedro Duarte, esponente del Partito socialdemocratico al governo, aveva sollecitato il ripristino dell’ordine prima dello sgombero notturno. Sull’accaduto è stata aperta un’indagine. Montenegro ha definito egoisti i manifestanti, sostenendo che la protesta compromette la tranquillità pubblica; gli attivisti replicano ricordando che il premier possiede immobili a Espinho, tre a Bragança e altre cinquanta abitazioni riconducibili all’azienda di famiglia.


Affitti fuori portata, piazze in movimento

Il problema non riguarda soltanto Porto. Oggi a Lisbona è previsto un corteo da Cais do Sodré a Praça Rossio. Per motivi di sicurezza, il sindaco Pedro Moedas ha annunciato la rimozione temporanea dei monopattini elettrici condivisi dall’area interessata. Un’ulteriore iniziativa si terrà a Coimbra, dove il costo delle stanze pesa soprattutto sugli studenti.

Anche Faro, nell’Algarve, aderirà alla mobilitazione con un raduno alla Rotonda do Fórum, promosso da movimenti e collettivi locali in solidarietà con la protesta portuense. Le manifestazioni sono state convocate dalla Confederazione generale dei lavoratori portoghesi contro l’aumento degli immobili, dei carburanti e dei beni essenziali.

Secondo i promotori, il prezzo di un monolocale a Porto o Lisbona può arrivare a divorare uno stipendio intero. I giovani sono spesso costretti a restare con i genitori, mentre chi guadagna meno lascia i grandi centri e cerca abitazioni nelle zone rurali, lontano dai luoghi di lavoro.

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Tre cause dietro l’emergenza

L’impennata dei prezzi viene collegata a tre fenomeni principali: l’incremento della popolazione, alimentato anche dall’arrivo di immigrati provenienti soprattutto da Brasile e Angola; l’acquisto di abitazioni da parte di pensionati stranieri attratti dai vantaggi fiscali; la persistente scarsità di edilizia popolare.

Negli ultimi quindici anni il valore delle case è aumentato in modo marcato, fino a portare Lisbona e Porto su livelli paragonabili a quelli di Londra e Milano. Il contrasto con chi possiede immobili ereditati, anche degradati, e si è ritrovato improvvisamente molto più ricco ha alimentato il risentimento dei cittadini esclusi dal mercato.

Il movimento non ha ancora individuato un portavoce stabile e rifiuta le appartenenze partitiche. La sua linea è riassunta dall’idea che oggi possano intervenire alcuni rappresentanti e domani altri, mentre la richiesta di un’abitazione dignitosa viene presentata come una battaglia comune a tutta la società.


Governo diviso tra ordine e diritti

La linea dura adottata a Porto ha ricevuto il sostegno di Chega. Il deputato Pedro Pinto ha giudicato regolare l’azione degli agenti e ha sostenuto che il Portogallo non debba diventare un Paese con persone costrette a vivere in strada. L’esecutivo richiama inoltre la norma che vieta le manifestazioni pubbliche dopo le 0.30.

Gli attivisti contrappongono a questa interpretazione l’articolo 45 della Costituzione, che tutela il diritto di riunione e di manifestazione. Il presidente della Repubblica, Antonio José Seguro, ha assunto una posizione intermedia: «Difendo il diritto di manifestare, ma nel rispetto della legge».

Per Fernando Bessa Ribeiro, sociologo e docente all’Università del Minho, il Paese si trova in una vera emergenza abitativa. A suo giudizio, dopo anni di immobilismo, la mobilitazione rappresenta una partecipazione civile più attiva e potrebbe diventare difficile da controllare se il governo continuasse a sottovalutarla.

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