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Attualità 3 min di lettura22 min fa

Mense di Pordenone, il maiale non sparisce: cosa c’è davvero dietro

La carne suina non è stata bandita per motivi religiosi: le linee regionali ne suggeriscono una riduzione per ragioni nutrizionali, lasciando ai Comuni le decisioni sui menù.

La carne di maiale non sarà eliminata dalle mense scolastiche della provincia di Pordenone per assecondare precetti religiosi. Il caso nasce da una riduzione della sua presenza nei menù, prevista dalle indicazioni regionali per motivi legati all’alimentazione, ma ha rapidamente assunto i contorni di una polemica sull’identità friulana e sull’ipotizzata islamizzazione delle scuole.

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Fedriga ridimensiona l’allarme

Il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, dagli Stati Uniti per una visita ufficiale, ha chiarito che la Regione non stabilisce in modo rigido i pasti serviti agli studenti. Le sue indicazioni, elaborate sulla base delle raccomandazioni nazionali e dell’Organizzazione mondiale della sanità, lasciano infatti ai singoli Comuni il compito di definire le scelte concrete.

«Noi certamente non cancelliamo e non cancelleremo il maiale», ha affermato Fedriga, precisando che le direttive regionali sulla ristorazione scolastica puntano al buon senso e non impongono sostituzioni dettate dalla religione. Il riferimento al pollo al curry, utilizzato nel dibattito politico, non corrisponde dunque a un obbligo contenuto nelle linee guida.

Anche il sindaco di Pordenone Alessandro Basso ha invitato a separare la possibilità di proporre alternative alimentari dalla rinuncia ai prodotti locali. Per il primo cittadino è corretto consentire pasti compatibili con convinzioni religiose differenti, ma senza cancellare la cucina del territorio: per questo ha annunciato un confronto con Asfo sull’inserimento di specialità friulane nei menù.


La destra rilancia la polemica

La vicenda ha comunque acceso il centrodestra. I gruppi vicini al generale Vannacci hanno promosso raccolte firme per difendere la presenza del cibo friulano e italiano nelle scuole, collegando la questione anche alla tutela del presepe in vista del Natale. Sono state inoltre inviate richieste di chiarimento ai sindaci di Pordenone, Sacile e San Vito al Tagliamento, oltre che al direttore generale dell’Azienda Sanitaria del Friuli Occidentale.

Al centro delle domande c’è il menù dell’anno precedente e l’assenza di alcune preparazioni a base di carne suina, tra cui braciola e prosciutto. Il deputato Gianangelo Bof ha sostenuto che le abitudini della popolazione locale non dovrebbero essere modificate per adattarsi a chi viene accolto e ha definito il maiale una parte della tradizione, non un alimento sacrificabile.

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La Lega, attraverso il senatore Marco Dreosto, ha difeso il valore delle produzioni regionali, citando in particolare il prosciutto di San Daniele. Emanuele Loperfido, deputato di Fratelli d’Italia, ha invece criticato l’ipotesi di sostituire quasi del tutto la carne suina con piatti come il cous cous per rispondere alla presenza di abitudini alimentari diverse.


Le linee guida parlano di riduzione

Il punto centrale della vicenda è contenuto nelle raccomandazioni regionali: non viene indicata la cancellazione della carne di maiale, bensì una diminuzione del suo impiego a favore delle carni bianche. La motivazione riportata è nutrizionale e riguarda criteri alimentari, non la necessità di adeguare i pasti ai precetti islamici.

Marco Salvador, rappresentante di una lista civica di minoranza a Pordenone, ha osservato che la carne suina non compare nelle mense da diversi anni e che la sua assenza non sarebbe quindi una novità collegata agli alunni musulmani. Ha inoltre ricordato che la carne viene proposta una sola volta alla settimana e alternata con altre fonti di proteine.

Dal Partito Democratico, il segretario provinciale Fausto Tomasello ha ironizzato sull’idea di affidare l’identità locale a prosciutto e cotechino. Allo stesso tempo ha chiesto che nelle scuole ci siano equilibrio e possibilità di scelta, tutelando sia le diverse convinzioni religiose sia le tradizioni friulane, e ha giudicato positiva la posizione assunta dal sindaco Basso.

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