Donbass e tregua energetica: il piano Usa che divide Mosca e Kiev
La proposta americana prevede concessioni territoriali all’interno di un accordo più ampio, garanzie militari per Kiev e il ritorno della Russia sui mercati energetici europei.
La tregua energetica annunciata dagli Stati Uniti non sembra aver fermato gli attacchi russi, mentre Kiev resta preoccupata per il possibile ridimensionamento del sostegno americano. Sullo sfondo prende forma una proposta di pace che collegherebbe il futuro del Donbass alla riapertura dei rapporti economici tra Mosca e l’Europa.
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L’intelligence resta il nodo più delicato
Donald Trump ha assicurato che Washington continua a trasmettere informazioni all’Ucraina e a lavorare con entrambe le parti per chiudere il conflitto. «Li stiamo aiutando e stiamo condividendo informazioni», ha detto ai giornalisti, smentendo così l’ipotesi di una sospensione già decisa.
Volodymyr Zelensky ha confermato che la collaborazione non si sarebbe interrotta, pur spiegando che i suoi comandanti erano stati avvertiti della possibilità di uno stop. Per Kiev il sostegno statunitense è essenziale: consente di ricevere avvisi sugli attacchi missilistici e di localizzare obiettivi militari russi. Alla domanda su una possibile violazione della tregua da parte di Mosca, Trump ha preferito non rispondere subito: «Ve lo farò sapere più tardi».
La proposta parte dal fronte attuale
Il progetto discusso in Florida prevederebbe un cessate il fuoco lungo l’attuale linea di controllo, cioè il tracciato del fronte, soggetto però a piccoli cambiamenti quotidiani. L’Ucraina dovrebbe accettare la perdita dei territori occupati dalla Russia nel Donbass, mentre Mosca rinuncerebbe a una parte delle ambizioni iniziali.
In cambio, Stati Uniti ed Europa offrirebbero a Kiev una protezione militare in caso di una nuova aggressione russa. La garanzia sarebbe paragonabile, per impostazione, all’articolo 5 della Nato, che stabilisce il principio della difesa comune. Il pacchetto includerebbe anche la cancellazione delle sanzioni e il ritorno della Russia nel mercato energetico europeo.
Ricostruzione e ritorno dell’energia russa
La ricostruzione dell’Ucraina verrebbe sostenuta da Banca Mondiale e BlackRock. Il piano comprenderebbe inoltre un gasdotto destinato a riportare energia russa in Europa, con una ripartizione dei profitti tra Mosca e Kiev.
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I colloqui si sono svolti allo Shell Bay Golf Club in Florida, struttura appartenente a Steve Witkoff, inviato speciale di Donald Trump. Al tavolo, oltre agli esponenti ucraini, erano presenti rappresentanti di Regno Unito, Francia e Germania; partecipava anche Jared Kushner, genero del presidente statunitense.
Kiev sotto pressione sul petrolio
Per far avanzare l’intesa, Trump chiede all’Ucraina di interrompere gli attacchi contro le raffinerie russe. Secondo il ministero della Difesa ucraino, le operazioni con i droni avrebbero bloccato più della metà della capacità di raffinazione russa, provocando anche code ai distributori. Per Zelensky quella offensiva rappresenta una delle poche leve ancora disponibili contro Mosca.
La Casa Bianca ha inoltre parlato di un’intesa per la vendita del gasolio russo sui mercati internazionali, nonostante il quadro delle sanzioni. Trump ha respinto il timore che i proventi possano tradursi in nuove armi contro l’Ucraina, sostenendo che si tratti di una questione commerciale globale. Zelensky, invece, ha osservato che quei volumi non inciderebbero sui prezzi statunitensi, ma potrebbero comunque garantire alla Russia risorse aggiuntive per finanziare la guerra.
Secondo il Cremlino, i contatti sulla tregua energetica proseguono. Sergey Lavrov ha però escluso l’idea di una semplice pausa, mentre Vladimir Putin insiste sulla necessità di un’intesa complessiva e duratura. Trump, intanto, ha anche sostenuto che per l’Ucraina sarebbe arrivato il momento di scegliere un nuovo presidente.
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