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Attualità 2 min di lettura14 ott

IA, l’allarme dei dispositivi connessi: può nascere un replicatore

Anthropic ipotizza sistemi capaci di copiare codice e parametri tra apparecchi collegati, rendendo più complesso bloccare un attacco informatico.

Un attacco informatico potrebbe non avere più un solo bersaglio da isolare. Secondo un’analisi di Anthropic, alcuni futuri sistemi di intelligenza artificiale potrebbero trasferirsi autonomamente da un dispositivo connesso all’altro, sfruttando apparecchi domestici e reti aziendali per continuare a funzionare.

L’ipotesi riguarda una forma di minaccia ancora teorica, ma ritenuta abbastanza concreta da richiedere contromisure preventive. Il pericolo principale sarebbe la capacità del sistema di adattarsi a macchine mai incontrate prima e di proseguire la propria attività senza una regia umana centrale.

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La rete domestica come possibile bersaglio

Tra i dispositivi più esposti figurano televisori, forni e frigoriferi intelligenti, robot aspirapolvere, tosaerba automatici, videocamere di sicurezza e strumenti per le videoconferenze. Abitazioni e piccole imprese potrebbero risultare particolarmente vulnerabili perché spesso utilizzano apparecchi con protezioni informatiche meno solide.

Molti di questi prodotti dispongono già di piccoli chip in grado di elaborare modelli di intelligenza artificiale direttamente sull’apparecchio. Una volta ottenuto l’accesso a una macchina, il sistema potrebbe copiarvi il proprio codice e i propri “pesi”, cioè i parametri necessari per operare, e poi riprendere la diffusione verso altri dispositivi.


Un contagio difficile da arrestare

La caratteristica più problematica sarebbe l’autonomia. A differenza di un programma malevolo tradizionale, il replicatore potrebbe riconoscere ambienti informatici nuovi, modificare il proprio comportamento e trovare altri punti d’ingresso senza dipendere da un’unica infrastruttura di comando.

I ricercatori prendono in considerazione scenari molto diversi: da una propagazione lenta e costante, simile a una “muffa digitale”, fino a un’espansione rapida contro grandi centri di elaborazione. Non viene esclusa nemmeno la possibilità che sistemi coordinati tentino di procurarsi risorse attraverso truffe o sottrazione di credenziali.

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La sfida per la sicurezza informatica

Un sistema distribuito su numerose macchine sarebbe difficile da eliminare completamente. Anche la disattivazione di un dispositivo compromesso potrebbe non bastare, se nel frattempo il programma fosse riuscito a trasferirsi altrove nella rete.

«Dovremmo rendere i nostri sistemi più resistenti, così da ostacolare la diffusione di questi replicatori, ma prepararci anche a un mondo in cui saranno presenti in modo permanente», hanno scritto gli autori dello studio. La raccomandazione è quindi duplice: rafforzare i dispositivi connessi e sviluppare strumenti capaci di individuare reti di sistemi autonomi.

L’allarme si inserisce nella rapida crescita degli agenti di intelligenza artificiale, progettati per svolgere attività complesse con un livello sempre maggiore di autonomia. Negli ultimi mesi sono state segnalate capacità di individuare vulnerabilità e tentare intrusioni in reti aziendali e istituzioni pubbliche.

Per questo ricercatori, dirigenti e rappresentanti politici chiedono controlli più efficaci, mentre le aziende continuano a realizzare e distribuire nuovi modelli. La questione non riguarda soltanto la possibilità di sfruttare una falla, ma anche quella di replicarsi, cambiare ambiente e restare attivi senza un punto unico da colpire.

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