Dolomiti, il futuro è già al lavoro: tre giorni per provarlo
A ottobre Ecofuturo Dolomiti riunisce territori, imprese e ricercatori per parlare di energia, intelligenza artificiale, occupazione e soluzioni ambientali concrete.
La speranza, quando riguarda il futuro, non è un’attesa passiva: prende forma nelle decisioni, nei progetti e nelle persone che scelgono di mettersi all’opera. Sulle Dolomiti questa idea si traduce in una riflessione concreta su come abitare la montagna, creare opportunità e proteggere risorse sempre più fragili.
La transizione ecologica, infatti, non si compie soltanto nei grandi vertici internazionali. Richiede amministratori capaci di guardare lontano, imprese disposte a innovare, cittadini informati e comunità pronte a collaborare. Pannelli solari, pompe di calore e algoritmi sono strumenti importanti, ma da soli non bastano: servono anche fiducia, formazione e una nuova idea di benessere.
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La montagna costruisce il proprio domani
Le Dolomiti non sono soltanto uno scenario da contemplare. Sono territori nei quali si vive, si lavora, si allevano figli e si prova a mantenere in vita servizi, attività economiche e relazioni sociali.
Crisi climatica, disponibilità dell’acqua, calo della popolazione e difficoltà per le imprese locali impongono risposte pratiche. Non bastano immagini spettacolari o soluzioni calate dall’alto: occorrono investimenti, competenze e progetti capaci di trasformare la sostenibilità da obbligo a occasione di miglioramento per chi abita questi luoghi.
Anche le conoscenze del passato possono tornare utili. L’ingegnosità con cui le generazioni precedenti utilizzavano l’acqua e le risorse locali può incontrare tecnologie più moderne, con l’obiettivo di ridurre gli sprechi, produrre energia pulita e diminuire la dipendenza dai combustibili fossili.
Acqua ed energia chiedono nuove idee
Il rapporto tra risorse idriche e produzione energetica sarà al centro della giornata di venerdì 16 ottobre, a Feltre. Il programma metterà in relazione mulini storici, impianti idroelettrici, fotovoltaico galleggiante, sistemi di pompaggio, comunità energetiche, pompe di calore e reti per la condivisione del calore.
Il cambiamento del clima sta rendendo meno regolare il ciclo dell’acqua. Gli invasi raccolgono sedimenti, le piogge sono più difficili da prevedere e gli episodi di caldo estremo aumentano la pressione sulle infrastrutture. Per questo non è sufficiente conservare ciò che già esiste: gli impianti devono essere ripensati, aggiornati e resi più efficienti.
La collaborazione può produrre vantaggi ambientali, ma anche economici. Condividere energia e competenze significa sperimentare modelli nei quali la convenienza per le comunità accompagna la tutela del territorio.
L’intelligenza artificiale ha un costo
Sabato 17 ottobre, a Santa Giustina, il confronto si concentrerà sull’intelligenza artificiale e sulle trasformazioni che può provocare nel lavoro, nelle aziende e nella vita quotidiana. Accanto alle possibilità offerte dagli algoritmi, saranno affrontati i loro limiti e le conseguenze ambientali della crescita digitale.
I centri di calcolo necessari per molti servizi consumano infatti grandi quantità di energia e producono calore. Progettare strutture più efficienti e recuperare quel calore può consentire di convertire una criticità in una risorsa, mostrando come la transizione ecologica possa guidare l’innovazione invece di inseguirla.
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Nel pomeriggio il programma toccherà anche la geotermia, i pozzi profondi e la ricerca sulla fusione nucleare. Il confronto servirà a distinguere le tecnologie già utilizzabili da quelle che richiedono ancora studi e sperimentazioni, senza confondere prospettive scientifiche e promesse miracolose.
Alle 20.30, nella sala parrocchiale di Santa Giustina, è previsto lo spettacolo “Ma mi faccia il piaCER!”, dedicato alla storia dell’energia e al ruolo delle comunità. L’ingresso sarà gratuito.
I lavori verdi riportano valore
La giornata di domenica 18 ottobre, a Mel, sarà dedicata ai lavori verdi e al legame tra occupazione, natura e intelligenza artificiale. Mentre alcune mansioni vengono affidate sempre più spesso alle macchine, acquistano importanza le professioni che richiedono conoscenza del territorio, abilità manuali e capacità di interagire con gli ecosistemi.
La cura dei boschi, l’agricoltura biologica, le energie rinnovabili e le filiere alimentari locali possono offrire occasioni professionali. Recuperare aree abbandonate, difendere la biodiversità, migliorare il verde urbano e usare con maggiore attenzione le risorse significa creare lavoro e, nello stesso tempo, rendere più vivibili le comunità.
Non si tratta di cancellare i progressi della modernità, ma di unirli a competenze che rischiano di andare perdute. Per rendere la montagna attrattiva soprattutto per i giovani, saranno indispensabili servizi adeguati, percorsi formativi, imprese innovative e capacità di progettazione condivisa.
Un appuntamento per passare all’azione
Nel corso delle tre giornate sarà possibile visitare anche la mostra “Le ecotecnologie della speranza”. Tra gli elementi esposti ci sarà la prima auto elettrica storica del conte Carli, costruita nel 1891: una testimonianza del fatto che alcune intuizioni considerate recenti avevano già trovato spazio nell’Ottocento.
È questo il senso di Ecofuturo Dolomiti, in programma dal 16 al 18 ottobre 2026 tra Feltre, Santa Giustina e Mel: mettere in contatto ricerca, amministrazioni, imprese e cittadini attorno a soluzioni già disponibili o ancora da sviluppare. La prima edizione, svolta ad aprile a Belluno, ha mostrato che l’interesse per il futuro esiste, soprattutto quando viene presentato come possibilità e non come semplice elenco di rinunce.
Tutti gli appuntamenti saranno accessibili gratuitamente. Il programma completo del festival raccoglie incontri e iniziative pensati per dimostrare che anche i territori più delicati possono generare innovazione, a condizione di essere considerati comunità ricche di capacità e non periferie da assistere.
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