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Attualità 2 min di lettura3 ore fa

Dodici anni dopo, l’Italia riduce la presenza in Iraq a due Carabinieri

Il ritiro delle Forze armate italiane chiude una lunga fase operativa, ma lascia aperti addestramento, cooperazione e nuovi rapporti con Baghdad.

Il rientro dall’Iraq non interrompe il rapporto tra Roma e Baghdad. Guido Crosetto ha spiegato che, dopo la conclusione della presenza militare sul terreno, l’Italia punta a rafforzare la collaborazione attraverso formazione, scambio di competenze e sostegno allo sviluppo delle capacità delle forze armate irachene.


Un impegno lungo dodici anni

Nel corso degli ultimi dodici anni, migliaia di militari italiani hanno operato in Iraq con compiti legati al contrasto a Daesh, alla sicurezza nazionale e all’addestramento delle forze armate irachene e delle strutture di sicurezza del Kurdistan iracheno.

Il contributo italiano ha raggiunto mediamente circa mille effettivi, includendo sia i contingenti inseriti nelle operazioni multinazionali sia il personale destinato al supporto e alla formazione bilaterale. Per dimensioni, l’Italia è stata tra i principali Paesi occidentali impegnati nella missione.


Sul terreno resta una presenza minima

Con il completamento delle attività di recupero e trasferimento dei materiali logistici, la componente militare italiana ha lasciato l’Iraq entro il 30 settembre. A rimanere nel Paese sono soltanto due Carabinieri, inseriti nella missione dell’Unione Europea EUAM Iraq, autorizzata dalle autorità irachene.

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Crosetto ha chiarito che il passaggio non deriva da una scelta unilaterale dell’Italia, ma dall’avvio di una fase concordata con Baghdad e con i Paesi partner. La responsabilità della sicurezza del territorio viene così assunta in misura crescente dalle forze irachene.


Le operazioni proseguono dall’estero

La conclusione della presenza sul territorio non comporta lo stop alle attività della Coalizione internazionale né a quelle della missione della NATO in Iraq. L’operazione Inherent Resolve, indicata in Italia come Prima Parthica, continuerà infatti a essere gestita da altri Paesi.

Anche la missione della NATO resterà attiva, ma dalla sede temporanea di Lago Patria, in provincia di Napoli, presso il Comando delle forze congiunte di Napoli della NATO. «Cambia la forma del nostro rapporto: meno presenza militare sul terreno e sempre più collaborazione», ha dichiarato il ministro della Difesa, indicando nella cooperazione futura la nuova direttrice dei rapporti con l’Iraq.

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