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Attualità 4 min di lettura56 min fa

Cuore e reni, il test semplice che può anticipare il rischio

La campagna europea punta sull’uACR per individuare in anticipo le minacce cardio-renali e rendere più uniformi prevenzione e cure in Italia.

Scoprire un problema renale prima che compaiano sintomi può modificare concretamente la gestione di una persona, dalla scelta di un antidolorifico fino alla prescrizione di terapie più complesse. Massimo Morosetti, presidente della Fondazione italiana del rene Fir Ets e primario emerito di Nefrologia e dialisi dell’Asl Roma 3, ha ricordato che oggi esistono più possibilità terapeutiche rispetto al passato, quando il controllo della malattia si basava soprattutto su dieta e farmaci contro l’ipertensione.


Un segnale da non trascurare

La presenza di albumina nelle urine può indicare che il filtro del rene, il glomerulo, non sta svolgendo correttamente il proprio compito. Giuseppe Grandaliano, ordinario di Nefrologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore dell’Unità operativa di Nefrologia della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs, ha spiegato: «L’uACR esprime il danno d’organo, è il primo segnale che il filtro renale, cioè il glomerulo, non riesce a trattenere l’albumina».

Il rapporto tra albumina e creatinina urinaria, indicato con la sigla uACR, viene raccomandato dalle linee guida KDIGO da circa dieci anni. Il suo impiego insieme alla stima del filtrato glomerulare, l’eGFR, consente di definire con maggiore precisione sia la compromissione renale sia la probabilità di sviluppare eventi cardiovascolari.


Cuore e reni vanno valutati insieme

Secondo Leonardo De Luca, direttore della Struttura complessa di Cardiologia della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia e vicepresidente della Fondazione Anmco per il Tuo Cuore Ets, la valutazione non dovrebbe essere divisa tra organi diversi. Il cardiologo ha sottolineato che le raccomandazioni scientifiche indicano di controllare sistematicamente funzione renale e albuminuria, così da intervenire quando il rischio è ancora silente.

Un controllo tempestivo può contribuire a rallentare l’evoluzione della malattia renale e, di riflesso, limitare la probabilità di complicanze cardiovascolari. Tuttavia, l’indagine coordinata da Iqvia segnala che il test, pur essendo disponibile e tecnicamente semplice, non è ancora inserito in modo omogeneo nei percorsi assistenziali italiani.


Le difficoltà restano organizzative

Luca Pinto, responsabile delle soluzioni di coinvolgimento per Italia e Grecia nell’area Real World Solutions di Iqvia, ha descritto una situazione in cui il problema non riguarda l’assenza della tecnologia. A frenare l’utilizzo dell’uACR sono soprattutto la scarsa standardizzazione, la limitata integrazione nei percorsi diagnostico-terapeutici e differenze rilevanti tra i territori.

Il test, quindi, può essere eseguito ma non sempre viene richiesto, riconosciuto o utilizzato secondo procedure condivise. Per De Luca, superare la frammentazione richiede un modello meno specialistico, nel quale la salute cardiovascolare e quella renale vengano considerate all’interno dello stesso percorso.

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La prevenzione entra nell’agenda politica

Il tema è stato discusso a Roma il 30 settembre durante l’incontro «Rischio cardiovascolare e malattia renale: il valore di un test per la diagnosi precoce», organizzato da Boehringer Ingelheim nell’ambito della prima Eu Screening Week. La settimana europea, in programma dal 28 settembre al 4 ottobre, nasce nel quadro del Safe Hearts Plan della Commissione europea e mira a coinvolgere istituzioni, operatori sanitari e cittadini.

Nel corso dell’evento sono stati presentati i risultati dello studio «Test uACR nella routine clinica». Antonio Girelli e Ilenia Malavasi, componenti della Commissione XII Affari sociali della Camera dei Deputati, hanno richiamato la necessità di rafforzare prevenzione, accesso agli strumenti diagnostici e uniformità territoriale; Girelli ha inoltre annunciato la presentazione di una mozione.

Anche Guido Quintino Liris, componente della Commissione 5ª Programmazione economica, bilancio del Senato, e Ignazio Zullo, componente della Commissione 10ª Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato, hanno indicato nell’uACR uno strumento utile per rendere più tempestiva e sostenibile la presa in carico.


Un peso sanitario ed economico elevato

In Europa le patologie cardiovascolari provocano ogni anno 1,7 milioni di morti e costituiscono la principale causa di decesso e disabilità. Un adulto europeo su sette convive con una malattia cardiovascolare, mentre circa l’80% di queste condizioni potrebbe essere evitato attraverso diagnosi anticipate e abitudini di vita corrette.

Nedim Pipic, presidente e amministratore delegato di Boehringer Ingelheim Italia, ha collegato la prevenzione anche alla sostenibilità della sanità pubblica. In Italia il costo annuale delle malattie cardiovascolari supera i 40 miliardi di euro; considerando l’intera Europa, la cifra oltrepassa i 280 miliardi. L’obiettivo della campagna è dunque anticipare l’individuazione del rischio per migliorare gli esiti di salute e usare in modo più efficace le risorse disponibili.

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