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Attualità 4 min di lettura11 min fa

Disinformazione, l’Europa vede la minaccia ma non riesce a fermarla

Nel 2025 le interferenze straniere analizzate sono state 540, con un forte aumento dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale e risposte ancora poco coordinate

Nel 2025 le campagne di manipolazione informativa straniera analizzate in Europa sono arrivate a 540, coinvolgendo circa 10.500 canali e 43mila contenuti. Il dato più significativo riguarda però l’intelligenza artificiale: i casi in cui sono state individuate tecniche basate su questi strumenti sono passati da 41 nel 2024 a 147 nel 2025.

Il fenomeno è stato al centro di un incontro organizzato a Roma all’Europa Experience David Sassoli, con la partecipazione di istituzioni europee, Parlamento italiano, rappresentanze diplomatiche e organizzazioni specializzate. La questione riguarda da vicino anche l’Italia, che nel 2027 sarà chiamata a rinnovare il Parlamento: la sfida consiste nel proteggere il processo democratico da operazioni attive ben oltre la durata delle campagne elettorali.

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La minaccia cresce più delle risposte

Secondo i dati del Servizio europeo per l’azione esterna, citati nel rapporto conclusivo del progetto FIMI Defenders for Election Integrity, il 29% degli episodi registrati nel 2025 è stato ricondotto alla Russia e il 6% alla Cina. Per il restante 65% non è stata stabilita con certezza una responsabilità statale, anche se in vari casi sono emersi elementi compatibili con un coordinamento attraverso infrastrutture russe o cinesi.

Il problema non è soltanto riconoscere i contenuti falsi. Le operazioni più articolate si basano su reti di siti, profili e piattaforme che producono, rilanciano e moltiplicano le stesse narrazioni, dando l’impressione che provengano da fonti diverse e indipendenti. L’obiettivo può quindi essere meno quello di convincere con un singolo messaggio e più quello di rendere familiare una determinata versione dei fatti.

Le difficoltà aumentano con l’impiego dell’intelligenza artificiale, che consente di creare materiali credibili in tempi rapidi, adattarli alle vulnerabilità di ciascun Paese e distribuirli su vasta scala. Dal confronto romano è emerso che gli strumenti di individuazione esistono, ma manca ancora un meccanismo abbastanza veloce e integrato per trasformare le segnalazioni in interventi concreti.


Dalla rete Pravda alle elezioni

Tra le campagne esaminate figurano Doppelganger, Storm-1516, Operation Overload e la rete Pravda, indicata anche come Portal Kombat. Quest’ultima, individuata dall’agenzia francese VIGINUM, riunisce materiali filorussi attraverso più di duecento sottodomini collegati a Paesi e lingue differenti.

Un solo sottodominio in lingua ceca, tra il primo settembre e il 9 ottobre 2025, ha ripubblicato oltre 200mila contenuti. Di questi, 822 riguardavano direttamente le elezioni. La quantità di pubblicazioni facilita anche l’indicizzazione sui motori di ricerca e aumenta la possibilità che altri siti riprendano quei materiali, rendendo meno evidente la loro origine.

Il progetto FDEI ha osservato le consultazioni del 2025 in Germania, Polonia, Moldova e Repubblica Ceca, utilizzando criteri comuni per confrontare gli episodi e il comportamento delle piattaforme. Il monitoraggio ha confermato che la manipolazione non coincide con la semplice diffusione di una notizia falsa, ma può assumere la forma di un ecosistema informativo costruito artificialmente.

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L’Italia cerca una linea comune

Marco Lombardo, senatore di Azione, ha definito la disinformazione e le interferenze straniere una questione che non può restare confinata agli apparati di sicurezza. A margine dell’incontro ha dichiarato: «È la più grave minaccia che oggi abbiamo per la sicurezza nazionale ed europea».

Secondo Lombardo, il tema dovrebbe entrare stabilmente nel dibattito politico e pubblico, senza essere lasciato soltanto al Copasir o ai servizi di intelligence. La sua tesi è che la protezione delle elezioni debba diventare una responsabilità condivisa tra istituzioni, forze politiche, mondo accademico e società civile.

Insieme a Carlo Calenda, il senatore ha presentato nell’aprile 2025 due proposte legislative. Il disegno di legge ordinario 1473 punta alla creazione di uno scudo democratico, mentre il disegno di legge costituzionale 1472 riguarda la tutela del processo elettorale. I testi sono stati assegnati alla commissione Affari costituzionali del Senato nel maggio 2025, ma il loro esame non è ancora cominciato.

Lombardo ha inoltre sostenuto che le divisioni interne alle coalizioni rendano difficile affrontare pubblicamente la questione. «Occorre il coraggio di avere davvero la consapevolezza di quanto oggi siamo il ventre molle, per esempio, delle ingerenze russe», ha affermato, richiamando la necessità di un impegno politico trasversale.


Un confronto europeo a Roma

All’evento, organizzato dal DEN Institute e da Debunk.org per il consorzio FDEI e ospitato dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, hanno partecipato 50 persone. Tra loro c’erano 19 rappresentanti di 13 missioni diplomatiche accreditate a Roma, oltre a esponenti della Commissione europea, del Servizio europeo per l’azione esterna e del Senato.

Al tavolo erano presenti anche strutture italiane impegnate sul fronte delle minacce ibride e diverse organizzazioni specializzate nel monitoraggio delle interferenze informative, tra cui GLOBSEC, EU DisinfoLab, Digital Forensic Research Lab dell’Atlantic Council, NASK, CEE Digital Democracy Watch, Context.ro e Fundación Maldita.es.

Il confronto ha messo in luce un paradosso: l’Europa dispone di conoscenze sempre più precise sulle tecniche utilizzate dagli attori stranieri, ma non riesce ancora a reagire con la stessa rapidità e coordinazione. Con l’avvicinarsi delle elezioni politiche italiane del 2027, la questione non riguarda quindi soltanto la capacità di scoprire le campagne, ma anche quella di intervenire prima che le narrazioni manipolate si radichino nel dibattito pubblico.

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