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Attualità 3 min di lettura44 min fa

Disinformazione, 540 attacchi in Europa: l’IA accelera la minaccia

Un confronto a Roma ha messo in luce la crescita delle interferenze straniere e la difficoltà delle istituzioni nel trasformare il monitoraggio in risposte rapide

L’Europa sa riconoscere molte delle campagne straniere che puntano a orientare il dibattito pubblico e a dividere le società, ma non riesce ancora a contrastarle con la stessa efficacia. Nel 2025 sono stati rilevati 540 episodi di manipolazione informativa, con un ruolo sempre più marcato degli strumenti di intelligenza artificiale.

Il tema è stato discusso a Roma, all’Europa Experience David Sassoli, durante un incontro dedicato alla protezione delle elezioni nell’epoca della disinformazione generata dall’intelligenza artificiale. Il confronto ha assunto un rilievo particolare anche in vista delle elezioni politiche italiane del 2027.

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L’intelligenza artificiale cambia la minaccia

I dati del Servizio europeo per l’azione esterna, citati nel rapporto conclusivo del progetto FIMI Defenders for Election Integrity, descrivono un fenomeno esteso: gli episodi analizzati hanno coinvolto circa 10.500 canali e 43mila contenuti. Alla Russia è stato ricondotto il 29% dei casi, mentre alla Cina il 6%; per il restante 65% non è stata stabilita una responsabilità statale certa.

L’impiego dell’intelligenza artificiale è cresciuto rapidamente. Le tecniche basate su questi strumenti sono comparse nel 27% degli episodi esaminati, passando dai 41 casi del 2024 ai 147 dell’anno successivo. La tecnologia consente di creare materiali falsi più credibili, distribuirli su una scala maggiore e adattarli alle vulnerabilità politiche e sociali dei singoli Paesi.


Riconoscere non basta più

Le campagne individuate non coincidono con la semplice pubblicazione di una notizia falsa. Operazioni come Doppelganger, Storm-1516, Operation Overload e la rete Pravda, nota anche come Portal Kombat, funzionano attraverso insiemi coordinati di siti, profili e piattaforme, capaci di riproporre lo stesso messaggio sotto forme diverse.

La rete Pravda, individuata dall’agenzia francese VIGINUM come Portal Kombat, riunisce contenuti filorussi tramite oltre duecento sottodomini collegati a Paesi e lingue differenti. Tra il primo settembre e il 9 ottobre 2025, il solo sottodominio in lingua ceca ha rilanciato oltre 200mila contenuti, inclusi 822 riferimenti alle elezioni. La grande quantità di pubblicazioni favorisce l’indicizzazione sui motori di ricerca e la successiva ripresa da parte di altri siti, rendendo meno visibile la provenienza originaria.

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Il nodo resta la risposta politica

Dal confronto romano è emersa una difficoltà centrale: gli strumenti per intercettare le interferenze esistono, ma manca ancora un meccanismo abbastanza coordinato e veloce per trasformare gli allarmi in interventi concreti. Il progetto FDEI ha seguito le elezioni del 2025 in Germania, Polonia, Moldova e Repubblica Ceca, applicando criteri comuni per confrontare episodi e comportamenti delle piattaforme.

Marco Lombardo, senatore di Azione, ha sostenuto che la questione non possa restare confinata agli apparati di sicurezza. “È la più grave minaccia che oggi abbiamo per la sicurezza nazionale ed europea”, ha detto a margine dell’incontro, chiedendo che il tema entri stabilmente nel dibattito pubblico e nella difesa dell’integrità elettorale.


Le proposte ferme in Senato

Secondo Lombardo, le interferenze straniere dovrebbero essere affrontate come una responsabilità politica condivisa, non soltanto attraverso il Copasir o i servizi di intelligence. Nell’aprile 2025, insieme a Carlo Calenda, il senatore ha presentato due iniziative legislative: il disegno di legge ordinario 1473, dedicato a uno scudo democratico, e il disegno di legge costituzionale 1472, sulla tutela del processo elettorale.

I due testi sono stati assegnati nel maggio 2025 alla commissione Affari costituzionali del Senato, ma il loro esame non è ancora cominciato. Lombardo ha attribuito lo stallo alle divisioni interne alle coalizioni e ha richiamato la necessità di una maggiore consapevolezza dei rischi legati, tra gli altri, alle ingerenze russe.

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