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Diplomazia, Roma cerca risposte in 130 eventi: il mondo è già cambiato

Dal 22 al 30 ottobre il Festival della Diplomazia riunirà istituzioni, studiosi e rappresentanti internazionali per discutere guerre, tecnologia e nuove rivalità globali.

La domanda che attraversa la XVII edizione del Festival della Diplomazia è semplice solo in apparenza: che cosa viene dopo? A Roma, dal 22 al 30 ottobre, 130 appuntamenti in 38 sedi metteranno a confronto diplomatici, istituzioni, università, imprese e società civile sulle trasformazioni che stanno rendendo più instabile l’ordine internazionale.

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Un mondo senza punti fermi

Il programma si muove tra la guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente, la competizione tra Stati Uniti e Cina e le minacce ibride rivolte alle democrazie. Il filo conduttore è la crisi delle regole e degli organismi costruiti negli ultimi decenni, sottoposti alla pressione di conflitti, rivalità economiche e nuove tecnologie.

Alla presentazione del 14 ottobre, al Centro Studi Americani, Giampiero Massolo, presidente del Comitato scientifico, ha descritto una fase nella quale trasformazioni un tempo difficili da immaginare stanno modificando gli equilibri globali. «Stiamo assistendo a trasformazioni un tempo imprevedibili, in cui il perno del mondo liberale rischia di trasformarsi in una forza destabilizzante», ha detto l’ambasciatore.

Massolo ha inoltre richiamato il ruolo particolare di Roma, sede di ambasciate, Santa Sede e organizzazioni multilaterali impegnate nella cooperazione e nell’assistenza umanitaria. Giorgio Bartolomucci, segretario generale del Festival, ha ricordato che la manifestazione, nata nel 2010, vuole offrire uno spazio di dialogo in una fase segnata da frammentazione, instabilità e indebolimento delle forme tradizionali di collaborazione.


La sfida passa dalle democrazie

Uno dei capitoli più rilevanti sarà dedicato alla guerra ibrida e alla capacità degli Stati di difendersi dalle operazioni di influenza. Carlo Corazza, alla guida dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, ha fatto riferimento ai lavori sullo “Scudo per la democrazia” e ai tentativi di destabilizzazione attribuiti ai regimi autoritari, con particolare attenzione alla Russia.

Secondo Corazza, la guerra cognitiva mira a orientare le opinioni pubbliche occidentali e a ridurre il sostegno politico all’Ucraina. Il 23 ottobre, alla Luiss, un incontro affronterà il legame tra informazione, potere e limiti delle regole europee, con Camille Grenier, Marco Ferrara e Maurizio Mensi. «Non c’è un piano B al rafforzare l’Unione Europea», ha affermato Corazza, collegando il rafforzamento dell’integrazione alla tutela dell’indipendenza, della libertà e della democrazia.

Il 26 ottobre sarà analizzata l’esperienza dell’Estonia nel contrasto alle ingerenze straniere, mentre il 27 si parlerà della capacità di tenuta delle società europee. La tutela dello Stato di diritto, la corruzione e il rischio che interessi politici ed economici riescano a condizionare le istituzioni saranno invece al centro di un appuntamento previsto per il 30 ottobre.

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Ucraina, Medio Oriente e Caucaso

L’allargamento dell’Unione europea sarà discusso il 27 ottobre con Thomas Bagger, Elena Clemente, Elena Grech e Ferdinando Nelli Feroci. La giornata conclusiva proporrà poi un confronto sull’Ucraina e sul suo rapporto con il progetto europeo, insieme alla domanda “Un futuro senza Nato?”, alla quale interverranno Alessandro Minuto Rizzo e Roberto Menotti.

Il calendario riserva ampio spazio anche al Medio Oriente. Il 26 ottobre si discuterà della possibile architettura di sicurezza regionale con Luca Giansanti, Karim Mezran, Valeria Talbot e Ugo Tramballi. Il 28 ottobre religioni e conflitti saranno messi in relazione in un incontro con Pasquale Ferrara, Vincenzo Buonomo e Yahya Pallavicini; il giorno successivo Pierbattista Pizzaballa, alla Lumsa, parlerà del rapporto tra fede, diplomazia e pace nei Luoghi Santi.

Le prospettive del Caucaso saranno esaminate il 26 ottobre al Centro Studi Americani. Gli ambasciatori di Armenia, Azerbaigian e Georgia discuteranno di pace, cooperazione e connettività, in una regione dove i rapporti tra i tre Paesi si intrecciano con gli interessi delle potenze vicine e con la competizione sui corridoi commerciali.


La competizione si sposta in Asia

Il confronto tra Europa e Asia orientale aprirà un altro asse del Festival. Il 22 ottobre, all’Ambasciata cinese, Hou Yue, Giovanni Tria, Ettore Francesco Sequi, Luigi Gambardella e Francesco Sisci si confronteranno sulle possibilità di cooperazione tra commercio, tecnologia e infrastrutture, tutti settori sempre più condizionati dalla rivalità geopolitica.

Il 26 ottobre sarà affrontata la posizione di Taiwan nei rapporti tra Washington, Pechino ed Europa. Due giorni dopo, all’Università Roma Tre, studiosi come Enrico Fardella, Romeo Orlandi e Daniela Verena Huber discuteranno dell’ascesa cinese e del futuro degli equilibri regionali e internazionali, anche attraverso il tema della cosiddetta trappola di Tucidide.

Non mancherà il Sud-est asiatico: il 26 ottobre è previsto l’intervento di Theresa P. Lazaro, segretaria agli Affari esteri delle Filippine, sulla visione dell’Asean e sulla presidenza filippina dell’organizzazione. Il 29 ottobre, infine, un appuntamento sarà dedicato ai 160 anni di relazioni tra Italia e Giappone, con Hikariko Ono e rappresentanti della Farnesina e dell’industria italiana.

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