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Attualità 4 min di lettura15 ott

Diplomazia, 130 incontri per capire chi guiderà il mondo

Dal 22 al 30 ottobre Roma ospita la XVII edizione del Festival della Diplomazia, tra guerre, tecnologia, Cina, sicurezza europea e nuove sfide per le democrazie.

Il Sud-est asiatico sarà uno dei punti di osservazione del Festival della Diplomazia, con un incontro dedicato alla prospettiva dell’Asean e alla presidenza filippina dell’organizzazione. Il 26 ottobre è attesa Theresa P. Lazaro, segretaria filippina agli Affari esteri, mentre il 29 ottobre si parlerà dei 160 anni di relazioni tra Italia e Giappone.

Tra gli appuntamenti dedicati al rapporto tra religione, crisi internazionali e ricerca della pace figura quello del 29 ottobre alla Lumsa con il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme. Il giorno precedente, invece, Pasquale Ferrara, Vincenzo Buonomo e l’imam Yahya Pallavicini discuteranno del ruolo delle fedi nei conflitti contemporanei.

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Guerre e potere cambiano gli equilibri

La manifestazione si terrà a Roma dal 22 al 30 ottobre e riunirà 130 appuntamenti in 38 luoghi, tra ambasciate, atenei, istituzioni e centri di ricerca. Al centro del confronto ci saranno i conflitti in corso, la rivalità tra Stati Uniti e Cina, la sicurezza del continente europeo, l’energia, le nuove tecnologie e la cooperazione internazionale.

Il tema scelto per la XVII edizione è “Che cosa ci aspetta? In bilico sul limite”. L’obiettivo è analizzare gli sviluppi possibili di un sistema globale sottoposto a pressioni crescenti: dalla guerra in Ucraina alle tensioni mediorientali, passando per le minacce ibride e la crisi delle regole che hanno sostenuto l’assetto internazionale degli ultimi decenni.

A spiegare il significato dell’iniziativa, durante la presentazione del 14 ottobre al Centro Studi Americani, è stato Giampiero Massolo, presidente del Comitato scientifico. L’ambasciatore ha osservato: «Stiamo assistendo a trasformazioni un tempo imprevedibili, in cui il perno del mondo liberale rischia di trasformarsi in una forza destabilizzante».

Massolo ha indicato Roma come uno spazio privilegiato per mettere a confronto governi, Santa Sede, organizzazioni multilaterali e realtà impegnate nell’assistenza umanitaria. Ha inoltre chiarito che il Festival non intende offrire soluzioni immediate, ma favorire una maggiore consapevolezza sulle trasformazioni politiche, giuridiche ed economiche in atto.


Europa sotto pressione informativa

Giorgio Bartolomucci, segretario generale del Festival, ha ricordato il percorso avviato nel 2010 e il ruolo assunto dalla manifestazione come punto d’incontro tra diplomazia, università, imprese e società civile. Il programma di quest’anno insiste in particolare sulla guerra ibrida, sulla protezione delle democrazie e sul futuro dell’integrazione europea.

Carlo Corazza, responsabile dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, ha richiamato il lavoro parlamentare sullo “Scudo per la democrazia” e ha parlato dei tentativi di interferenza attribuiti ai regimi autoritari, con riferimento soprattutto alla Russia. A suo giudizio, la guerra cognitiva mira anche a condizionare l’opinione pubblica occidentale e a ridurre il sostegno politico a Kiev. «Non c’è un piano B al rafforzare l’Unione Europea», ha detto, definendo questo obiettivo essenziale per autonomia, libertà e democrazia.

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Il 23 ottobre, alla Luiss, un confronto su informazione, potere e limiti delle norme europee vedrà la partecipazione di Camille Grenier, Marco Ferrara e Maurizio Mensi. Il 26 ottobre sarà esaminato il modello estone contro le operazioni di influenza straniera, con l’ambasciatore Lauri Bambus e Holger Roonemaa. Altri incontri, il 27 e il 30 ottobre, riguarderanno la capacità di tenuta delle società europee, lo Stato di diritto, la corruzione e il rischio che interessi politici ed economici condizionino le istituzioni.

Il 27 ottobre si parlerà anche dell’allargamento dell’Unione europea con Thomas Bagger, Elena Clemente, Elena Grech e Ferdinando Nelli Feroci. La chiusura del programma, il 30 ottobre, comprenderà dibattiti sull’Ucraina e sul suo legame con il progetto europeo, oltre a una discussione sul futuro dell’Alleanza Atlantica con Alessandro Minuto Rizzo e Roberto Menotti.


Cina, Medio Oriente e Caucaso

La questione mediorientale sarà affrontata il 26 ottobre attraverso un’analisi delle possibili strutture di sicurezza regionale, con Luca Giansanti, Karim Mezran, Valeria Talbot e Ugo Tramballi. Il 29 ottobre diplomatici e studiosi torneranno sulle possibili evoluzioni geopolitiche dell’area, tra gli interventi previsti anche quello dell’ambasciatrice libanese Carla Jazzar.

Il Caucaso sarà invece al centro di un incontro in programma il 26 ottobre al Centro Studi Americani. Gli ambasciatori di Armenia, Azerbaigian e Georgia discuteranno di pace, cooperazione e collegamenti commerciali, in una regione dove la ridefinizione dei rapporti tra i due principali contendenti si intreccia con la presenza di attori regionali e con la competizione sulle vie di transito.

Un altro asse del Festival riguarderà il rapporto tra Europa e Asia orientale. Il 22 ottobre, all’ambasciata cinese, Hou Yue, Giovanni Tria, Ettore Francesco Sequi, Luigi Gambardella e Francesco Sisci si confronteranno sulle possibilità di sviluppare collegamenti condivisi, mentre scambi commerciali, infrastrutture e innovazione tecnologica risentono sempre più della rivalità tra grandi potenze.

Il 26 ottobre Stefano Pelaggi, Axel Berkofsky e Lorenzo Termine analizzeranno la posizione di Taiwan nei rapporti fra Washington, Pechino e le capitali europee. Due giorni dopo, all’Università Roma Tre, Enrico Fardella, Romeo Orlandi e Daniela Verena Huber discuteranno della crescita cinese e dei futuri assetti regionali e globali, anche attraverso la cosiddetta trappola di Tucidide.

Ad aprire la rassegna, il 22 ottobre, sarà infine il dialogo tra Giampiero Massolo e il cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese orientali. L’incontro, ospitato dall’ambasciata italiana presso la Santa Sede e condotto da Massimo Franco, offrirà una riflessione sul ruolo della diplomazia religiosa nel quadro internazionale.

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