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Attualità 2 min di lettura55 min fa

Diesel, il braccio di ferro tra Washington e Bruxelles: la condizione Ue

L’Europa valuta di mobilizzare le proprie scorte, ma pretende dagli Stati Uniti garanzie sulle esportazioni mentre la crisi con l’Iran spinge i prezzi verso l’alto.

La partita sulle riserve di diesel si gioca su un possibile scambio: l’Unione Europea potrebbe immettere sul mercato parte delle proprie scorte, ma solo se Donald Trump rinuncerà a bloccare le vendite statunitensi all’estero. Sullo sfondo, il conflitto con l’Iran e le tensioni in Medio Oriente stanno aggravando la pressione sui carburanti raffinati.


Bruxelles lega le riserve alle garanzie Usa

La questione è stata affrontata il 2 ottobre durante un confronto tra i Paesi europei. Washington avrebbe chiesto alle principali nazioni dell’area di rendere disponibili 800.000 chilotonnellate di diesel nell’arco di sei mesi, mentre l’amministrazione Trump sta valutando un possibile stop alle esportazioni americane.

Per l’Ue, tuttavia, l’eventuale rilascio delle scorte non può essere deciso senza una contropartita. Qualsiasi intesa dovrebbe comprendere l’impegno degli Stati Uniti a non introdurre unilateralmente un divieto sulle spedizioni di gasolio verso gli altri mercati.


Il piano francese punta anche sul greggio

La Francia ha messo sul tavolo una proposta più ampia: liberare 50 milioni di barili di diesel detenuti in Europa e altri 50 milioni di barili di petrolio greggio tra i Paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’energia. L’ipotesi mira ad aumentare l’offerta disponibile in una fase caratterizzata da forti rialzi.

Nel frattempo Emmanuel Macron ha avuto un colloquio con Donald Trump. Al centro della telefonata c’è stata la situazione energetica globale dopo la guerra con l’Iran, che ha contribuito a far salire il costo del petrolio.

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Trump guarda ai prezzi americani

Trump aveva prospettato la possibilità di chiedere agli Stati europei un intervento immediato sulle loro riserve. Allo stesso tempo, il presidente statunitense sta esaminando il blocco dell’export di carburante, una misura che potrebbe aumentare la disponibilità interna e ridurre il costo del diesel per gli automobilisti americani.

L’aumento pesa però anche fuori dagli Stati Uniti. Nel Regno Unito i prezzi del diesel hanno raggiunto questa settimana livelli record presso i distributori, mentre gli automobilisti statunitensi affrontano rincari a poche settimane dalle elezioni di medio termine di novembre. I leader del G7 potrebbero riunirsi telefonicamente nel pomeriggio per valutare le prossime iniziative.


L’avvertimento del Tesoro Usa

Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha sollecitato i governi europei a prepararsi a portare rapidamente sul mercato le proprie scorte. A suo giudizio, agricoltori, autotrasportatori e aziende americane non dovrebbero sostenere da soli l’intero impatto dell’impennata dei prezzi.

Un divieto alle esportazioni aumenterebbe l’offerta disponibile negli Stati Uniti, ma rischierebbe di rendere ancora più difficile l’approvvigionamento negli altri Paesi. Gli Stati Uniti restano infatti un fornitore centrale per il mercato mondiale del diesel, con spedizioni comprese tra 1,2 e 1,5 milioni di barili al giorno.

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