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Attualità 1 min di lettura1 ora fa

Diego Luna, il dolore dietro il film sulla migrazione

A Roma l’attore e regista messicano presenta Ceniza en la boca, storia di sradicamento e legami familiari tra Messico e Spagna.

Il lutto per la madre, morta quando aveva appena 2 anni, è una ferita con cui Diego Luna continua a confrontarsi. Anche da questa esperienza personale nasce la sensibilità con cui l’attore e regista messicano affronta in Ceniza en la boca il tema della perdita, dell’identità e dello sradicamento.

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Una famiglia divisa tra due Paesi

Presentato alla 21esima edizione della Festa del Cinema di Roma, il film rappresenta il quarto lungometraggio diretto da Luna. La storia prende spunto dall’omonimo romanzo di Brenda Navarro e segue Lucila, una giovane messicana segnata dalla scelta della madre di trasferirsi in Spagna quando lei e il fratello erano ancora bambini.

Il racconto attraversa più luoghi: parte dal Messico, arriva a Madrid, prosegue a Barcellona e torna nuovamente dall’altra parte dell’Atlantico. Questo percorso riflette una migrazione senza tregua, alimentata dalla ricerca di un’esistenza più sicura e forse irraggiungibile. La madre, partendo, ha cercato di garantire ai figli un futuro migliore rispetto a quello possibile in un Paese dove continuano a scomparire bambini e adolescenti.

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Luna: contro l’odio servono storie

Interpellato sulle politiche migratorie dell’amministrazione Trump, Luna ha collegato paura e disinformazione, sostenendo che la conoscenza possa contrastarle. «Non possiamo spiegare le società moderne senza pensare alla ricchezza che viene dalle migrazioni», ha affermato, indicando nel cinema uno strumento per reagire all’ignoranza, alla violenza e all’odio, capaci di diffondersi rapidamente.

Secondo il regista, per avvicinare il pubblico alle vicende dei migranti non bastano cifre e statistiche. Servono invece racconti individuali, capaci di creare identificazione e di spingere le persone a guardare la realtà dal punto di vista altrui. «Odio e ignoranza bisogna fronteggiarli con storie personali e intime affinché possano generare un’empatia nelle persone», ha spiegato, aggiungendo che soltanto così è possibile cambiare prospettiva.

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