Dieci pagine contro Naza: l’Idf contesta il racconto del film
L’esercito israeliano replica alla pellicola premiata a Venezia e distribuita in Italia, definendola fuorviante e negando di aver pianificato operazioni con 500 vittime civili.
Il film “Naza” è al centro di una dura replica dell’esercito israeliano. In una nota di dieci pagine, l’Idf contesta la ricostruzione proposta dai registi Yuval Abraham e Rachel Szor e respinge l’accusa che siano state organizzate operazioni con l’obiettivo di provocare la morte di centinaia di civili.
La presa di posizione arriva dopo il riconoscimento ottenuto dalla pellicola al Festival di Venezia e dopo il suo arrivo nelle sale italiane, dove ha raggiunto risultati record al botteghino.
L’esercito parla di quadro distorto
Secondo la lunga risposta, il documentario offrirebbe una rappresentazione non corretta dei meccanismi con cui l’Idf prepara le proprie operazioni. L’esercito definisce il contenuto del film “distorto, fuorviante e scorretto”, sostenendo che alcuni passaggi non restituirebbero adeguatamente il processo decisionale seguito dai vertici militari.
La nota è stata elaborata come una serie di precisazioni, smentite e correzioni alle accuse contenute nella pellicola. Il documento prende quindi posizione sul modo in cui il film descrive le attività dell’esercito israeliano durante la guerra a Gaza.
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La cifra dei civili contestata dall’Idf
Uno dei punti più netti della replica riguarda l’ipotesi di un attacco concepito prevedendo la morte di 500 civili. L’Idf afferma che non è mai stata pianificata, autorizzata o condotta un’operazione nella quale fosse contemplato un simile esito.
La smentita rappresenta il fulcro della risposta militare al film di Abraham e Szor, presentato come una ricostruzione del massacro a Gaza. La nota, tuttavia, non cambia il dato relativo all’accoglienza dell’opera: dopo il premio speciale della giuria a Venezia, “Naza” ha ottenuto un’affluenza eccezionale nelle sale italiane.
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