Diabete, orforglipron riduce il rischio cardiovascolare: i dati
Lo studio Achieve-4, presentato al congresso europeo di diabetologia, ha confrontato il farmaco orale di Lilly con l’insulina glargine in adulti con diabete di tipo 2.
La nuova molecola orale orforglipron ha mostrato risultati favorevoli sul controllo del diabete di tipo 2 e su diversi parametri cardiovascolari. Nel più ampio studio finora realizzato sul farmaco, il rischio di eventi cardiovascolari maggiori è risultato non superiore a quello osservato con insulina glargine, mentre sono emersi vantaggi su peso, glicemia, pressione e funzionalità renale.
I dati completi di Achieve-4 sono stati presentati al 62° Congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete, in corso a Milano, e pubblicati contestualmente sulla rivista Lancet. La ricerca ha coinvolto adulti con diabete di tipo 2, sovrappeso o obesità e un rischio cardiovascolare aumentato.
Il confronto con l’insulina
L’obiettivo dello studio era valutare efficacia e sicurezza di orforglipron rispetto all’insulina glargine, utilizzata con dosaggio progressivamente adattato. Nell’analisi principale, il rischio di morte cardiovascolare, infarto, ictus o ricovero per angina instabile è stato più basso del 16% tra i partecipanti trattati con orforglipron, con un rapporto di rischio pari a 0,84 e un intervallo di confidenza al 95% compreso tra 0,59 e 1,20.
Il risultato ha rispettato i criteri stabiliti per dimostrare la non inferiorità cardiovascolare del farmaco. Considerando invece morte cardiovascolare, infarto e ictus, la riduzione relativa del rischio è stata del 23%, con un rapporto di rischio di 0,77. Nelle analisi definite in precedenza, la mortalità cardiovascolare è risultata inferiore del 53% e quella per qualsiasi causa del 57% rispetto all’insulina glargine.
«Nel diabete di tipo 2 la protezione cardiovascolare è oggi un obiettivo tanto importante quanto il controllo glicemico», ha spiegato Gian Paolo Fadini, professore ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Padova e direttore dell’Unità di Malattie del metabolismo e Diabetologia dell’Azienda ospedale-università di Padova. Secondo Fadini, i dati confermano il profilo di sicurezza del farmaco e mostrano un’associazione con una minore frequenza di eventi cardiovascolari e decessi.
Glicemia, peso e pressione migliorano
Dopo 52 settimane, chi aveva ricevuto orforglipron ha registrato una diminuzione media della circonferenza della vita di 7,0 centimetri e della pressione sistolica di 4,4 millimetri di mercurio. Sono scesi anche i trigliceridi, del 18,9%, il colesterolo non-Hdl, del 6,6%, e il marcatore di infiammazione hsCrp, del 38,9%.
Il farmaco ha prodotto benefici anche sul controllo glicemico. Oltre la metà dei partecipanti ha raggiunto un valore di emoglobina glicata, indicata con la sigla A1C, pari o inferiore al 6,5%, con una riduzione mantenuta nel tempo insieme alla diminuzione del peso corporeo.
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Un altro elemento rilevato dallo studio riguarda i reni. Il calo della velocità di filtrazione glomerulare stimata è stato inferiore di 2,8 millilitri al minuto per 1,73 metri quadrati rispetto all’insulina glargine, mentre l’albuminuria si è ridotta in misura maggiore, con una differenza del 27,1%.
Una compressa al giorno
Orforglipron è un agonista del recettore del GLP-1 costituito da una piccola molecola non peptidica. A differenza dei trattamenti iniettivi, viene assunto per via orale una volta al giorno e, secondo i dati illustrati, non richiede digiuno né limitazioni nell’assunzione di liquidi.
La molecola è stata scoperta da Chugai Pharmaceutical Co. Ltd. e concessa in licenza a Lilly nel 2018. La Fda, l’agenzia statunitense del farmaco, ne ha autorizzato l’impiego negli adulti con obesità o in alcune persone in sovrappeso con problemi di salute legati al peso, insieme a una dieta ipocalorica e a una maggiore attività fisica.
«Orforglipron ha aiutato oltre la metà dei partecipanti a raggiungere un valore di A1C pari o inferiore al 6,5%», ha dichiarato Thomas Seck, vicepresidente senior dello sviluppo prodotti di Lilly Cardiometabolic Health. La molecola è ancora studiata come possibile trattamento per diabete di tipo 2, apnea ostruttiva del sonno, dolore al ginocchio associato all’artrosi, ipertensione, arteriopatia periferica e incontinenza urinaria da sforzo.
Gli effetti indesiderati più comuni
Nel complesso, la sicurezza osservata in Achieve-4 è stata giudicata coerente con quella già rilevata negli studi precedenti e con il profilo delle altre terapie incretiniche. Gli eventi avversi segnalati più spesso sono stati nausea, vomito, diarrea, riduzione dell’appetito e stitichezza.
Nel periodo minimo di trattamento, fissato in 52 settimane, il 10,6% delle persone che assumevano orforglipron ha interrotto la terapia a causa di eventi avversi. Lilly sta inoltre portando avanti Attain-Outcomes, uno studio di fase 3 destinato a valutare più ampiamente gli effetti cardiovascolari del farmaco in adulti con obesità o sovrappeso, con o senza diabete di tipo 2, e con malattie cardiovascolari o renali già accertate.
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