David Rossi, l’accusatore di Mussari sotto esame: il suo passato
Saverio Giampà ha cercato di raccontare la propria versione alla Commissione d’inchiesta dopo il mancato via libera del DAP a un incontro con Le Iene.
Dal carcere Saverio Giampà avrebbe tentato di contattare Le Iene per parlare della morte di David Rossi e della ricostruzione che coinvolge Vincenzo Mussari. Dopo il diniego del DAP, la sua richiesta sarebbe stata sottoposta alla Commissione d’inchiesta presieduta da esponenti di FDI.
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Il profilo dell’accusatore
Giampà ha 61 anni ed è originario di Catanzaro. Nella sua versione dei fatti, Mussari avrebbe organizzato con Nicolino Grande Aracri e Ceccherelli un’intimidazione contro David Rossi, allora responsabile dell’ufficio stampa di Monte dei Paschi di Siena, iniziativa che sarebbe poi sfociata nella morte del manager.
La sua posizione è però accompagnata da un percorso giudiziario complesso. Una sentenza del tribunale di Bologna, emessa in primo grado nell’aprile 2026, gli ha inflitto sette anni di reclusione: tra le accuse figuravano le minacce rivolte a un benzinaio che non intendeva affidargli la gestione di un bar e l’intestazione fittizia di gelaterie e ristoranti dell’Emilia per sottrarli a possibili sequestri.
Condanne e protezione revocata
Il provvedimento bolognese si aggiunge ad altri precedenti. Nei primi anni Novanta Giampà aveva patteggiato una pena per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti; in seguito era stato condannato anche per usura, lesioni personali ed estorsione. Il soprannome Nerone, secondo quanto riportato nella ricostruzione giudiziaria, era legato alla sua inclinazione a compiere incendi.
Nel 1996 entrò nel programma destinato ai collaboratori di giustizia. L’anno successivo, tuttavia, la protezione gli venne revocata perché il suo comportamento era stato ritenuto incompatibile con le regole del percorso. Trasferitosi a Firenze, si occupò dell’Accademia del Biliardo e sostenne di avere rapporti privilegiati con la Polizia e con apparati dei servizi segreti.
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La falsa accusa del 1999
Un ulteriore procedimento si concluse nel 1999 con una condanna per calunnia e false dichiarazioni al pubblico ministero. Giampà aveva indicato come autore di una rapina terminata con un omicidio un cittadino albanese che, secondo i giudici, sapeva essere estraneo ai fatti.
La sentenza ricostruì anche il possibile motivo di quelle dichiarazioni: «il prevenuto si decise ad accusare falsamente l’albanese con il fine di accreditarsi nuovamente con i magistrati e poter usufruire ancora di programmi di protezioni». Nel provvedimento del 2026, i giudici hanno considerato quel precedente significativo per valutare le ragioni che, nel tempo, lo avrebbero spinto a proporsi nuovamente come collaboratore dell’autorità giudiziaria.
Le accuse sulla morte di Rossi
È all’interno di questo quadro che la Commissione d’inchiesta ha ricevuto la richiesta di ascoltare Giampà. L’uomo sostiene che dietro l’intimidazione a David Rossi ci sarebbe stato un accordo nel quale avrebbe avuto un ruolo anche Mussari, insieme a Nicolino Grande Aracri e Ceccherelli.
Il suo racconto, dunque, si intreccia con una vicenda già segnata da dichiarazioni contestate e da precedenti condanne. La Commissione dovrà valutare il contenuto delle accuse anche alla luce degli elementi emersi sul passato giudiziario di chi le ha formulate.
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