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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Scala, il Faust sotto pressione: perché i lavoratori scioperano

La protesta coinvolge orchestra, coro, tecnici e personale amministrativo: al centro ci sono salari erosi dall’inflazione, condizioni di lavoro e futuro dell’istituzione milanese.

La vertenza del Teatro alla Scala potrebbe trasformarsi in una mobilitazione più ampia per il settore dello spettacolo. Dopo lo sciopero previsto in occasione della prima del Faust di Charles Gounod, le organizzazioni sindacali guardano già al 27 ottobre, quando è stata annunciata un’ulteriore giornata di astensione per i dipendenti dei teatri e gli scritturati. “Quando si chiede alle persone di lavorare sempre sul pezzo e di garantire l’eccellenza, bisogna anche retribuirle adeguatamente”, ha detto Paolo Puglisi, della Slc-Cgil.

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Il prestigio non basta più

Secondo Alberto Rota, corista della Scala dal 1997, la qualità degli spettacoli nasce da competenze e sacrifici che non trovano un riconoscimento economico sufficiente. A suo avviso, il rischio è perdere professionalità preziose proprio mentre il teatro continua a essere presentato come un riferimento internazionale.

Rota richiama anche il ruolo delle istituzioni pubbliche. La direzione, gli sponsor e il pubblico contribuiscono alla realizzazione degli spettacoli, ma la Scala mantiene una partecipazione pubblica e, per questo, secondo il corista, anche le maestranze dovrebbero essere tutelate in modo adeguato. “Stiamo facendo di tutto per realizzare spettacoli al livello che il pubblico si aspetta”, ha spiegato, sottolineando però che la tenuta dell’eccellenza dipende dalle persone che lavorano dietro le rappresentazioni.


Salari, Milano e posti difficili da coprire

Il problema non riguarda soltanto l’entità degli stipendi, ma la loro perdita di valore nel tempo. I sindacati stimano che l’inflazione abbia ridotto tra il 23 e il 24% il potere d’acquisto dei dipendenti; la piattaforma rivendicativa prevede quindi un aumento del 15% della retribuzione annua lorda dal primo gennaio 2027, seguito da adeguamenti collegati all’indice dei prezzi rilevato dall’Istat.

A rendere più delicata la situazione contribuisce il costo della vita a Milano. Puglisi sostiene che il teatro incontri da anni difficoltà nel reperire candidati per alcuni concorsi: il posto di prima viola, rimasto libero dopo un pensionamento, non è stato ancora assegnato nonostante selezioni avviate da tre anni. Tra gli ostacoli indicati ci sono l’impegno richiesto, le spese necessarie per vivere in città e una retribuzione ritenuta non proporzionata.


Cosa chiedono i lavoratori

La protesta coinvolge un fronte molto ampio: orchestra, coro, corpo di ballo, tecnici, maestranze e uffici amministrativi. Dietro ogni recita operano, tra gli altri, addetti alle scenografie, alle strutture sospese, ai costumi e ai cambi di scena; secondo la Slc-Cgil, ogni giorno sono circa 250-300 le persone impegnate tra allestimento dello spettacolo in programma e preparazione di quello successivo.

La piattaforma comprende anche richieste su indennità, turni, inquadramenti e stabilizzazione di circa una ventina di lavoratori intermittenti, che i sindacati vorrebbero trasformare in dipendenti a tempo pieno. La priorità resta tuttavia il recupero delle retribuzioni, dopo anni segnati da rinvii e aumenti dei prezzi.

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Trattativa ferma, oggi arriva lo sciopero

Il precedente rinnovo era stato rinviato durante la pandemia, quando la chiusura del teatro aveva fatto diminuire drasticamente gli incassi dei biglietti. L’accordo successivo aveva garantito un recupero del 5%, ma nel frattempo l’inflazione aveva continuato a crescere; per questo le organizzazioni sindacali giudicano insufficiente il risultato raggiunto.

Le richieste sono state presentate prima dell’estate, senza che i primi incontri producessero passi avanti. I sindacati hanno respinto l’ipotesi della direzione di rimandare il rinnovo offrendo un pagamento una tantum, hanno proclamato lo stato di agitazione e poi hanno sottoposto la mobilitazione al voto: l’assemblea del 12 ottobre, con oltre 450 partecipanti, ha approvato lo sciopero con un solo contrario e quattro astensioni.

L’ultimo confronto con il sovrintendente Fortunato Ortombina non ha modificato il quadro. Per l’intera giornata di oggi i lavoratori incroceranno le braccia, proprio quando il Faust dovrebbe inaugurare uno degli appuntamenti più attesi della stagione, mentre il 20 ottobre è previsto un presidio prima davanti al teatro e poi a Palazzo Marino.


Il nodo dei finanziamenti pubblici

Per i rappresentanti sindacali, la vertenza solleva anche una questione sulle responsabilità degli enti pubblici. Il Comune di Milano versa 4 milioni di euro all’anno e arrivano risorse anche dalla Regione, mentre la biglietteria garantisce quasi 40 milioni: secondo Puglisi, il sostegno pubblico dovrebbe assicurare almeno la solidità della struttura e la valorizzazione di chi la fa funzionare.

La protesta potrebbe dunque proseguire oltre la giornata odierna. Se il confronto non riprenderà su basi considerate concrete, i sindacati non escludono nuove iniziative, in una discussione che riguarda la sostenibilità del lavoro culturale e la possibilità di mantenere produzioni di alto livello senza trasferire sui dipendenti il peso della perdita di potere d’acquisto.

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