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Attualità 2 min di lettura59 min fa

David Rossi, la Dda di Firenze ipotizza l’omicidio

Il fascicolo nasce dagli esposti della famiglia; a Brescia si esamina anche il possibile movente legato alle sponsorizzazioni.

La Direzione distrettuale antimafia di Firenze ha aperto un fascicolo sulla morte di David Rossi, valutando per la prima volta l’ipotesi dell’omicidio. L’ex responsabile della comunicazione di Mps morì il 6 marzo 2013, dopo essere caduto dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni, Siena.

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Il nuovo fascicolo a Firenze

L’iniziativa della procura fiorentina arriva dopo due procedimenti condotti a Siena, entrambi conclusi con l’archiviazione dell’ipotesi di suicidio. Gli atti sarebbero stati trasmessi dalla procura senese a seguito degli esposti presentati dalla moglie di Rossi, Antonella Tognazzi, e dalla figlia Carolina Orlandi.

Da anni le due familiari chiedono che la morte venga esaminata come possibile delitto. Nel fascicolo di Firenze sono confluiti anche i documenti della seconda commissione parlamentare d’inchiesta, che nella relazione intermedia diffusa a marzo 2026 aveva escluso la ricostruzione del suicidio.

Un procedimento analogo sarebbe stato avviato anche dalla procura antimafia di Brescia. Gli accertamenti nei due capoluoghi riguarderebbero possibili collegamenti con la criminalità organizzata attiva in Toscana e in Lombardia, sulla base degli elementi raccolti dagli investigatori.

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Il nodo delle sponsorizzazioni

Tra gli aspetti esaminati ci sarebbe la gestione delle sponsorizzazioni di Mps. La banca disponeva di circa 50 milioni di euro all’anno per queste attività e, nel Mantovano, finanziava anche una squadra di rugby.

Poco prima della morte di Rossi, il budget destinato alle sponsorizzazioni sarebbe stato ridotto di circa 10 milioni. Gli inquirenti starebbero cercando di ricostruire chi avrebbe potuto trarre vantaggio dalla disponibilità di quelle somme e se il taglio abbia avuto conseguenze nei rapporti tra i soggetti coinvolti.

Nel quadro dell’indagine sarebbe comparso anche il possibile interesse di persone vicine alla ‘ndrangheta. Alcuni testimoni ascoltati dalle procure di Firenze e Brescia avrebbero riferito elementi in questa direzione, ma gli accertamenti sono ancora in corso e l’ipotesi dovrà essere verificata dagli investigatori.

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