Dalle CER alle startup: la sfida civile che parte dai territori
A Firenze il Festival Nazionale dell’Economia Civile ha messo al centro cultura, inclusione, innovazione sostenibile e partecipazione locale.
La cultura è stata indicata come una componente naturale dell’economia civile, non come un elemento estraneo ai suoi temi. Matteo Spanò, Presidente Fondazione MUS.E Firenze, ha sottolineato il valore di questo intreccio nel corso dell’ottava edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, ospitato a Firenze.
Nel confronto sul rapporto tra economia sociale ed economia civile, Stefano Zamagni ha descritto quest’ultima come una prospettiva generale dalla quale osservare la realtà, capace di comprendere al proprio interno esperienze diverse. Gabriele Sepio ha invece richiamato il legame storico con gli organismi senza scopo di lucro, fondati sulla partecipazione democratica e sulla risposta ai bisogni collettivi.
Un premio per l’impresa radicata
Il riconoscimento “Prepararsi al Futuro 2026” è stato assegnato ad “Atipiche”, cooperativa di Collalto Sabino, in provincia di Rieti. Il progetto utilizza la fermentazione come pratica culturale e produttiva, collegandola alla filiera corta, alla valorizzazione delle produzioni locali e alla formazione alimentare.
La realtà premiata riunisce attività agroalimentari, laboratori, servizi di catering e iniziative dedicate alla scoperta del territorio. Il suo modello punta a trasformare le competenze agricole locali in uno strumento di rigenerazione delle aree rurali e di rafforzamento della comunità.
Silvia Rossi, Direttrice Fondosviluppo, ha spiegato che il legame con il territorio può sostenere la competitività, ma deve essere accompagnato da innovazione, capacità gestionale, investimenti, competenze digitali e solidità economica. Franco Ferrarini, Vicepresidente Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio ETS, ha ricordato il sostegno offerto dal Credito Cooperativo a cooperative e nuove imprese, citando una crescita del 12% superiore a quella degli altri clienti secondo l’Istituto Tagliacarne.
Energia, partecipazione e accesso
La ricerca dedicata alle Comunità Energetiche Rinnovabili ha esaminato 351 esperienze, comprese quelle solidali e a impatto sociale. Secondo lo studio, queste realtà nascono più facilmente dove sono presenti reti associative e istituzioni solide; i modelli più efficaci coinvolgono più soggetti e possono generare risparmio, investimenti locali, contrasto alla povertà energetica e relazioni sociali.
Resta però limitata la conoscenza dello strumento: l’indice NESC si ferma a 0,32 su 1, il livello più basso tra quelli considerati. Tra le proposte emerse figura il riconoscimento delle Comunità Energetiche Rinnovabili come soggetti economici, con regole chiare sull’accesso alle risorse, sulla trasparenza e sulla rendicontazione.
Dall’Amazzonia è arrivato un ulteriore esempio di disuguaglianza nell’accesso all’energia. Mario Mantovani, ambientalista e Presidente della Fundação Florestal do Estado de São Paulo, ha ricordato che circa 20 milioni di persone vivono nella regione e che la maggior parte risiede nella foresta, lontano dai principali centri urbani. Il progetto da lui rappresentato mira a portare pannelli solari, connessione internet e strumenti utili alle comunità locali, sostenendole anche nella valorizzazione dei prodotti forestali e nelle certificazioni necessarie per ottenere un prezzo adeguato.
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Nicola Armaroli, dirigente di ricerca CNR e divulgatore, ha osservato: “Il 90% delle tecnologie che servono per la transizione le abbiamo già”. A suo giudizio, l’Italia dispone di una quantità molto elevata di richieste di connessione per impianti rinnovabili: 300 GW presso Terna, contro una potenza massima nazionale compresa tra 45 e 50 GW. Anche la realizzazione di un decimo di quella capacità, ha aggiunto, rappresenterebbe già un risultato importante; tra gli ostacoli ha indicato la carenza di elettricisti.
Abitare e territori fragili
Il tema dell’inclusione è stato affrontato anche nel panel “Chi resta indietro? Abitare insieme in un mondo che cambia”. Alessandro Maggioni, Anna Meli, Lorenzo Terzani e Alessandro Santoni hanno discusso delle difficoltà che riguardano casa, periferie e piccoli centri.
Lorenzo Terzani ha ricordato che le politiche abitative sono al centro dell’attività di Fabrica da circa 15 anni, nonostante inizialmente sembrasse insolito affidare questo compito alle cooperative sociali. Anna Meli ha evidenziato che l’emergenza abitativa pesa soprattutto su precari, giovani, studenti e famiglie con redditi bassi o medio-bassi, aggravandosi quando alle difficoltà economiche si aggiungono origine straniera, discriminazioni razziali o problemi legati al permesso di soggiorno.
Alessandro Santoni ha collegato il rischio di esclusione alla possibilità concreta di scegliere. I piccoli comuni, che rappresentano circa il 70% dei comuni italiani, sono stati presentati non come realtà separate dal resto del Paese, ma come parte della stessa questione nazionale.
Il festival e la sua prospettiva
I diversi appuntamenti si sono svolti durante la terza giornata dell’ottava edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile. Nel programma hanno trovato spazio energia, abitare, impresa cooperativa, innovazione e rapporto tra cultura e sviluppo.
La manifestazione ha riunito rappresentanti del mondo accademico, istituzioni, cooperative, fondazioni e organizzazioni impegnate sul territorio. Il filo comune è stato la ricerca di modelli economici capaci di unire sostenibilità, partecipazione e attenzione alle comunità più esposte ai cambiamenti.
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