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Attualità 5 min di lettura2 ore fa

Dalla fermentazione alla rinascita dei borghi: ecco la cooperativa premiata

Al Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze premiata Atipiche, mentre il confronto si concentra su energia, casa, innovazione e sviluppo dei territori

È Atipiche, cooperativa di Collalto Sabino, in provincia di Rieti, la vincitrice del Premio Nazionale Prepararsi al Futuro 2026. Il progetto ruota attorno alla fermentazione e alla trasformazione delle produzioni locali in un percorso che unisce filiera corta, educazione alimentare, attività agroalimentari, ristorazione e valorizzazione delle aree rurali.

La premiazione si è svolta durante l’ottava edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze, nella terza giornata della manifestazione. Il programma ha proposto dibattiti su comunità energetiche, diritto all’abitare, nuove imprese sostenibili e rapporto tra economia civile ed economia sociale.


Atipiche punta sui territori

La cooperativa premiata considera la fermentazione non soltanto una tecnica produttiva, ma anche un elemento culturale. Il suo modello mette in rete saperi agricoli, laboratori, percorsi dedicati all’alimentazione, servizi di ristorazione e iniziative rivolte a chi vuole conoscere il territorio.

L’obiettivo è rafforzare le produzioni locali e trasformare il patrimonio di competenze contadine in uno strumento di rigenerazione rurale. La struttura partecipativa della cooperativa vuole inoltre mantenere vive le comunità e garantire una presenza economica stabile nei luoghi più fragili.

Silvia Rossi, direttrice di Fondosviluppo, ha sottolineato che il legame con il territorio può diventare un vantaggio competitivo, ma soltanto se accompagnato da innovazione, capacità gestionale, investimenti e competenze digitali. A suo giudizio, la sfida consiste nel rinnovare il modo di fare impresa cooperativa e nel renderlo capace di coinvolgere le nuove generazioni.


Casa e inclusione restano emergenze

Il tema dell’abitare è stato affrontato nel confronto dedicato alle persone che rischiano di rimanere escluse dai cambiamenti sociali ed economici. Alessandro Maggioni, Anna Meli, Lorenzo Terzani e Alessandro Santoni hanno discusso il ruolo delle cooperative, delle associazioni e dei piccoli comuni.

Terzani ha ricordato che il Consorzio Fabrica si occupa da circa 15 anni di politiche abitative rivolte alle fasce più deboli, nonostante inizialmente fosse diffusa l’idea che le cooperative sociali dovessero concentrarsi soprattutto su minori e anziani. Meli ha invece evidenziato come il disagio abitativo colpisca in modo particolare precari, giovani, studenti e famiglie con redditi bassi o medio-bassi.

Secondo la presidente di COSPE, la difficoltà aumenta quando alla precarietà economica si sommano origine straniera, discriminazioni legate all’aspetto fisico o problemi con il permesso di soggiorno. «La crisi abitativa non colpisce tutti allo stesso modo», ha osservato Meli durante il panel, richiamando il rapporto tra disuguaglianze sociali e discriminazione.

Santoni ha spostato l’attenzione sui piccoli comuni, che rappresentano circa il 70% dei comuni italiani. Il problema, ha spiegato, non riguarda soltanto chi vive in zone lontane dai grandi centri, ma anche chi non dispone della possibilità concreta di scegliere dove e come vivere.


Energia, il nodo è già presente

Nel panel sulla democrazia energetica è stata presentata una ricerca dedicata a 351 Comunità Energetiche Rinnovabili, comprese quelle solidali e a impatto sociale. Dallo studio emerge che queste realtà crescono soprattutto nei territori dotati di reti associative e istituzionali solide, mentre i modelli più efficaci coinvolgono cittadini, enti e soggetti economici.

Le comunità energetiche possono produrre risparmi, contrastare la povertà, sostenere gli investimenti locali e rafforzare i legami sociali. Rimangono però poco conosciute: l’indice NESC relativo alla conoscenza si ferma a 0,32 su 1, il livello più basso tra quelli rilevati. Tra le proposte avanzate figura il riconoscimento delle CER come soggetti economici, con accesso alle risorse e obblighi di trasparenza e responsabilità.

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Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del CNR, ha sostenuto che gran parte degli strumenti necessari alla transizione energetica è già disponibile. «Aspettare sempre la tecnologia che ci salverà è un modo per continuare a ritardare una transizione che possiamo già fare», ha detto, citando anche le 300 GW di richieste di allacciamento alla rete Terna per impianti rinnovabili, a fronte di una potenza di picco compresa tra 45 e 50 GW.

Per Armaroli, realizzare anche soltanto un decimo di quella capacità rappresenterebbe già un risultato significativo. Il principale ostacolo, ha aggiunto, non sarebbe quindi soltanto tecnico: all’Italia mancano anche le competenze professionali necessarie, a partire dagli elettricisti.


Dall’Amazzonia una lezione di equità

Mario Mantovani, ambientalista e presidente della Fundação Florestal do Estado de São Paulo, ha portato il confronto sull’energia nell’Amazzonia. Nell’area vivono circa 20 milioni di persone, ma soltanto tra 2 e 4 milioni risiedono nelle città principali; la maggioranza vive nella foresta e deve poter accedere agli stessi strumenti essenziali.

L’associazione rappresentata da Mantovani lavora per portare pannelli solari, connessione internet e altre infrastrutture alle comunità locali. Il progetto comprende anche il sostegno alle attività di raccolta e lavorazione dei prodotti della foresta, come le noci del Brasile e le materie prime utilizzate nella cosmetica.

L’intervento punta a evitare che i produttori siano costretti a vendere a prezzi troppo bassi. Per questo vengono fornite informazioni sul valore internazionale delle merci e supporto per ottenere certificazioni utili a migliorarne la riconoscibilità. L’idea è costruire una filiera completa, capace di accompagnare le comunità dalla produzione alla vendita.


Economia civile e nuove imprese

Il festival ha dedicato un confronto anche alla relazione tra economia civile ed economia sociale. Stefano Zamagni ha descritto la prima come una prospettiva generale sulla realtà, legata nella modernità al pensiero francescano, all’interno della quale possono collocarsi modelli diversi, compresa l’economia sociale.

Gabriele Sepio ha ricordato che gli organismi senza scopo di lucro si occupano dei bisogni collettivi e si fondano su forme di governo democratiche e partecipative. Il riferimento storico, ha spiegato, è oggi collegato anche al Piano nazionale per l’economia sociale.

Franco Ferrarini, vicepresidente della Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio ETS, ha illustrato il sostegno offerto a cooperative e nuove imprese. Secondo i dati dell’Istituto Tagliacarne, i clienti del Credito Cooperativo crescono il 12% in più rispetto agli altri e sviluppano maggiori relazioni di rete; la fondazione accompagna inoltre da anni le cooperative giovanili e, da cinque anni, anche le nuove imprese attraverso percorsi di formazione imprenditoriale.

Nel programma del festival ha trovato spazio anche il valore della cultura, considerata parte integrante del confronto sull’economia civile. Matteo Spanò, presidente della Fondazione MUS.E Firenze, ha spiegato che la presenza della cultura è coerente con un evento dedicato a un modello economico fondato sulle relazioni e sulla partecipazione.

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