Da Gaza a un movimento globale: la Flotilla prepara il ritorno in mare
A Kuala Lumpur oltre 200 delegati discutono il futuro della mobilitazione, tra nuove missioni verso Gaza e una rete internazionale da consolidare.
La costruzione di una risposta internazionale all’assedio di Gaza resta, per la delegazione italiana, una priorità politica. Maria Elena Delia, portavoce italiana e componente uscente del comitato direttivo della Global Sumud Flotilla, ha definito «straordinario» il significato della presenza a Kuala Lumpur, dove sono riuniti rappresentanti di Paesi diversi, e ha ribadito la necessità di una mobilitazione collettiva capace di durare nel tempo.
Secondo Delia, le condizioni che hanno spinto gli attivisti a organizzare le spedizioni non sono cambiate: assedio, negazione dei diritti dei palestinesi e mancata assunzione di responsabilità da parte dei governi. Tra gli italiani presenti c’è anche Tony La Piccirella, membro del comitato direttivo, che ha sostenuto come il sistema produttivo, gli aeroporti e i porti dei Paesi occidentali siano coinvolti, secondo la sua lettura, nel sostegno alle operazioni israeliane.
Kuala Lumpur cerca una nuova direzione
Il primo Global Sumud Congress si chiude mercoledì 14 ottobre all’Hotel Dynasty di Kuala Lumpur. Partecipano più di 200 delegati in rappresentanza di 45 Paesi, con una presenza particolarmente consistente di realtà provenienti dal Sud del mondo.
L’obiettivo non riguarda soltanto la prossima traversata. I partecipanti stanno valutando come trasformare la Flotilla in una struttura politica internazionale stabile, capace di riunire gruppi molto diversi: collettivi della sinistra europea e latinoamericana, organizzazioni non governative turche e associazioni del mondo islamico. Sul tavolo ci sono anche il rapporto tra assemblee aperte e coordinamento centralizzato, oltre alla gestione dei gruppi di lavoro dedicati alla navigazione, all’assistenza legale e alla comunicazione.
La scelta della capitale malese è legata al sostegno offerto dal governo locale. Un ruolo importante è svolto da Nadir al Nouri, esponente di Cinta Gaza Malaysia, organizzazione non governativa che riunisce diverse associazioni del Sud-est asiatico e che ha contribuito anche sul piano finanziario. Al Nouri, che ha vissuto e studiato per anni a Gaza, è stato assegnato fin dall’inizio un posto nel comitato direttivo internazionale.
Dall’Irlanda al Sudafrica, una rete larga
Tra i volti incaricati di rappresentare il congresso figura Cat Graham, attivista irlandese diventata una delle principali organizzatrici dell’ultima missione. Il suo impegno spazia dalle campagne ambientali alle iniziative per i diritti delle donne e alle attività di pressione politica a Bruxelles.
Graham era stata aggredita nel porto di Ashdod dopo l’intercettazione delle imbarcazioni. Un video diffuso il 20 maggio dal ministro Itamar Ben Gvir mostrava l’episodio, nel quale l’attivista veniva trascinata per i capelli. La presenza irlandese assume un peso particolare anche per la storia anticoloniale del Paese e per la posizione assunta insieme a Spagna e Slovenia a favore della sospensione dell’Accordo di associazione tra Unione europea e Israele.
Il congresso valorizza inoltre il ruolo del Sudafrica, Paese che ha superato l’apartheid negli anni 90 del secolo scorso. Una parte del gruppo legale della Global Sumud opera da lì; sempre dal Sudafrica è partita la denuncia per genocidio presentata contro Israele alla Corte penale internazionale. Tra le figure citate c’è anche la giurista Navy Pillay, che ha guidato un’indagine ufficiale delle Nazioni Unite conclusa con la formalizzazione della stessa accusa e che, secondo il testo, ha ricevuto recentemente il Nobel per la Pace.
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Le missioni e il prezzo degli abbordaggi
La trasformazione in Global Sumud Movement arriva dopo una serie di iniziative convergenti. Nell’agosto 2025 la Flotilla è nata dall’unione di una componente della Freedom Flotilla Coalition, del Global movement to Gaza — che a giugno aveva tentato di raggiungere la Striscia via terra — del Sumud Convoy maghrebino e di Sumud Nusantara, la rete coordinata da Cinta Gaza Malaysia.
Le prossime partenze via mare sono già in preparazione, anche se non esiste ancora una data certa e si ipotizza la primavera. Decine di imbarcazioni abbandonate dopo gli abbordaggi israeliani di fine aprile e maggio sono state recuperate; altre due vengono allestite in Sicilia dalla Freedom Flotilla Coalition, erede delle spedizioni marittime di solidarietà avviate nel 2008.
L’annuncio del congresso era arrivato il 12 maggio da Saif Abukeshek, durante un’assemblea sulla spiaggia di Marmaris, in Turchia. In quell’occasione circa 400 volontari preparavano l’ultima fase della seconda missione. Pochi giorni più tardi, 52 barche furono fermate dalla Marina israeliana mentre si trovavano a oltre 250 miglia nautiche da Gaza. L’operazione durò quasi 48 ore nel Mediterraneo orientale e, secondo le denunce degli attivisti, fu seguita da violenze, torture e abusi sessuali sulle imbarcazioni trasformate in luoghi di detenzione, oltre che da ulteriori maltrattamenti nel porto di Ashdod e nel carcere di Keziot.
Abukeshek aveva raggiunto la Turchia dopo otto giorni di detenzione e interrogatori in Israele. Era stato prelevato da una barca battente bandiera italiana insieme al brasiliano Thiago Avila, dopo i primi 22 abbordaggi avvenuti anche a ovest di Creta, a più di 600 miglia dalla destinazione. «Se arrivano fino a qui, allora tutto il mondo è Gaza», aveva osservato a Ierapetra il coreografo messicano Diego Vazquez, commentando l’assenza di limiti geografici nelle operazioni.
Una mobilitazione oltre il mare
La Flotilla sta dunque cercando di superare la logica delle singole spedizioni. I promotori puntano a creare, nelle parole di Abukeshek, «un nuovo spazio politico anticoloniale», capace di dare continuità alle campagne e di ampliarne l’efficacia oltre le missioni navali.
Nel frattempo, le procure di diversi Paesi — tra cui Italia, altri Stati dell’Unione europea, Australia e Turchia — e la Procura della Corte penale internazionale stanno esaminando le responsabilità politiche e militari israeliane per le operazioni del 2025 e del 2026 contro le spedizioni non violente dirette a Gaza. La Global Sumud chiede inoltre la liberazione del tunisino Wael Naouar e di altri tre attivisti detenuti in Tunisia dal marzo 2026 con accuse di malversazione finanziaria definite dagli organizzatori inconsistenti.
L’apertura del congresso era stata accompagnata da una manifestazione nel centro di Kuala Lumpur, con kefiah, tamburi, bandiere palestinesi e immagini di Marwan Barghouti. I cortei avevano esposto anche sagome di Netanyahu e Trump e sacchi bianchi macchiati di vernice rossa, in una rappresentazione simbolica della violenza denunciata dagli organizzatori.
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