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Attualità 3 min di lettura13 ott

Aula vuota, Giorgetti reagisce: «Nuvoloni» sul bilancio

Il ministro ha illustrato il ricorso al disavanzo davanti a pochi parlamentari, mentre le opposizioni contestano le assenze e il governo prepara misure su energia e difesa.

L’assenza dei deputati durante l’intervento di Giancarlo Giorgetti non viene letta da tutti come una scelta politica. Un parlamentare del centrosinistra, rimasto anonimo, ha parlato di «un po’ di sciatteria» e ha escluso l’intenzione di mandare un messaggio alla maggioranza o al governo.

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Le accuse per l’aula semivuota

La scena ha comunque provocato reazioni immediate. Cecilia Guerra, esponente del Pd, ha definito la situazione «indecente» e ha espresso solidarietà al ministro, costretto a svolgere il proprio intervento davanti a un numero ridotto di presenti.

Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva, ha invece attribuito il vuoto in aula a una perdita di coesione nella maggioranza. A suo giudizio, molti deputati sarebbero ormai «sfilacciati» e l’assenza sarebbe ancora più significativa perché Giorgetti stava affrontando uno dei passaggi centrali della programmazione economica. Anche la Lega, ha osservato, non avrebbe garantito una presenza adeguata.


Il ministro ironizza sulle assenze

Nel corso della seduta, i banchi della maggioranza contavano inizialmente sei deputati, mentre quelli riconducibili al centrosinistra ne ospitavano circa la metà. Le presenze sarebbero poi aumentate fino a una ventina durante l’intervento del ministro, secondo una diversa ricostruzione.

Giorgetti ha scelto di aprire con un saluto dal tono sarcastico rivolto ai colleghi presenti. Dopo aver ricevuto un applauso, ha ricordato che molti parlamentari avevano comunque seguito i lavori delle commissioni. Ai giornalisti che gli chiedevano conto delle assenze ha replicato con un sorriso: «Ma io c’ero…».


Prudenza tra deficit e crescita

Il ministro ha poi spiegato che l’autorizzazione al maggiore indebitamento richiede 201 voti favorevoli, rendendo decisivo il passaggio parlamentare. Le cifre circolate sullo scostamento oscillano tra 28 e 29 miliardi di euro; una quota di 14 miliardi dovrebbe essere utilizzata già con la prossima legge di bilancio.

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Di questa somma, 7 miliardi sarebbero destinati agli investimenti legati alla transizione ecologica e altri 7 alla difesa. Giorgetti ha motivato la cautela con l’instabilità dello scenario economico internazionale, sostenendo che programmare su un orizzonte triennale diventa particolarmente difficile quando le previsioni vengono aggiornate di continuo.


Energia e difesa, la deroga europea

Per finanziare gli interventi, l’esecutivo intende chiedere l’attivazione della clausola Nec. Giorgetti ha riconosciuto che si tratta di una deviazione consapevole dalla linea prudente seguita finora, ma ha riferito che Bruxelles e i mercati la giudicherebbero compatibile con la sostenibilità del debito italiano.

Lo spazio aggiuntivo concesso dall’Unione europea dovrebbe servire soprattutto a rafforzare la sicurezza energetica. Nella fase più delicata, tuttavia, il governo punta anche a introdurre aiuti mirati e limitati nel tempo per famiglie e imprese colpite dall’aumento dei prezzi dell’energia e dall’inflazione.


Il confronto con Bruxelles è aperto

Il negoziato con la Commissione europea è già cominciato e dovrà chiarire quali spese potranno rientrare nella clausola. La decisione definitiva spetterà al Consiglio, dopo il completamento del confronto sulle voci da includere.

L’obiettivo indicato dal ministro resta il rispetto degli impegni previsti dalla nuova governance economica europea. Se il quadro lo permetterà, il governo punta inoltre a chiudere in primavera la procedura per deficit eccessivo. Nel descrivere l’incertezza del momento, Giorgetti ha richiamato l’immagine di una navigazione con una perturbazione in arrivo: prima di salpare, ha detto in sostanza, bisogna verificare che l’imbarcazione sia pronta.

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