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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Cuore, la chirurgia cambia: cosa offrono gli accessi ridotti

Incisioni più contenute, immagini tridimensionali e una selezione rigorosa dei pazienti stanno ampliando le possibilità della cardiochirurgia.

Per alcuni pazienti affrontare un intervento al cuore oggi può significare evitare l’apertura completa dello sterno. Le tecniche mini-invasive permettono infatti di raggiungere l’organo attraverso piccoli accessi tra le coste, riducendo il coinvolgimento dei tessuti senza rinunciare alla complessità dell’operazione.

Il risultato non dipende soltanto dalle dimensioni dell’incisione, ma dall’integrazione tra strumenti dedicati, immagini ad alta definizione e competenza dell’équipe. A spiegare caratteristiche e prospettive di questo approccio è Daniele Maselli, cardiochirurgo dell’Unità di Cardiochirurgia dell’IRCCS Policlinico San Donato.


La selezione decide il risultato

La possibilità di utilizzare una tecnica mini-invasiva viene valutata caso per caso. Anatomia del cuore, condizioni generali, malattia da trattare e difficoltà prevista dell’intervento concorrono a determinare quale accesso sia più sicuro ed efficace.

Prima di definire il percorso operatorio, il paziente viene sottoposto a esami approfonditi. Ecocardiografia, TAC e, quando necessario, coronarografia consentono di esaminare cuore e vasi, fornendo agli specialisti gli elementi per pianificare la procedura.


Una finestra piccola, precisione alta

Nella cardiochirurgia tradizionale il torace viene aperto attraverso lo sterno. L’approccio mini-invasivo prevede invece una o più incisioni ridotte tra le coste: da qui passano gli strumenti e le eventuali protesi, mentre una telecamera endoscopica trasmette al chirurgo le immagini dell’area da trattare.

«La vera innovazione – spiega Maselli – non consiste soltanto nel ridurre le dimensioni dell’incisione, ma nella possibilità di lavorare attraverso un accesso molto più piccolo mantenendo un’elevata precisione chirurgica». La visione tridimensionale ingrandita consente di distinguere profondità, distanze e rapporti tra le strutture anatomiche, un vantaggio particolarmente rilevante in uno spazio ristretto come il torace.


Dalla mitrale ai difetti cardiaci

La valvola mitrale rappresenta una delle applicazioni più frequenti: in base al problema, può essere riparata oppure sostituita. Con l’ausilio dell’endoscopia si può intervenire anche sulla valvola aortica e su quella tricuspide.

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Lo stesso accesso può essere impiegato per trattare alcuni tumori del cuore e correggere difetti interatriali. La ridotta invasività, tuttavia, non elimina la complessità della procedura: in determinati casi viene utilizzata la circolazione extracorporea, che mantiene il supporto alle funzioni cardiocircolatorie mentre il chirurgo opera sull’organo.


Recupero più breve, non automatico

Un accesso chirurgico meno esteso può tradursi in un minore trauma dei tessuti. Nei pazienti scelti secondo criteri adeguati, questo può comportare meno dolore dopo l’intervento, cicatrici più contenute e tempi di ripresa più rapidi; anche la permanenza in ospedale può diminuire, in rapporto al quadro clinico e al tipo di operazione.

«Nei pazienti correttamente selezionati – osserva Maselli – l’approccio mini-invasivo può associarsi a una riduzione del dolore post-operatorio, a cicatrici più contenute e a un recupero più rapido». I vantaggi, quindi, non sono uguali per tutti e devono essere valutati insieme ai possibili rischi e alle caratteristiche individuali.


La tecnologia richiede esperienza

Telecamere tridimensionali e strumenti miniaturizzati non bastano, da soli, a garantire un intervento sicuro. Il metodo impone un periodo di formazione specifico e richiede un gruppo di professionisti abituato a coordinarsi con modalità diverse da quelle della chirurgia tradizionale.

Maselli sottolinea che il futuro della disciplina dipenderà dall’unione tra innovazione, preparazione specialistica e scelta accurata dei candidati. L’evoluzione della cardiochirurgia mini-invasiva, dunque, non coincide soltanto con nuove apparecchiature: prende forma nella costruzione di un percorso personalizzato, definito sulle necessità di ogni paziente.

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