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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Crohn, nuova terapia rimborsabile: cosa cambia per i pazienti

Mirikizumab ottiene l’accesso alla rimborsabilità in Italia per gli adulti con malattia di Crohn attiva da moderata a grave e risposta insufficiente alle cure precedenti.

Per le persone con malattia di Crohn arriva una nuova possibilità terapeutica rimborsabile dal Servizio sanitario nazionale. Lilly considera il provvedimento un ulteriore passo nel sostegno ai pazienti, mentre la comunità gastroenterologica sottolinea l’esigenza di disporre di farmaci capaci di mantenere nel tempo il controllo della patologia.

Secondo Elias Khalil, presidente e amministratore delegato Italy Hub di Lilly, «mettere a disposizione delle persone con malattia di Crohn nuove possibilità di trattamento significa rispondere ai loro bisogni e contribuire a una gestione sempre più efficace della malattia». L’azienda conferma inoltre l’intenzione di collaborare con la comunità scientifica su efficacia, sicurezza e qualità della vita.


Una risposta alle remissioni difficili

Silvio Danese, direttore dell’Unità di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario all’università Vita-Salute San Raffaele, ricorda che una quota rilevante di pazienti non raggiunge una remissione completa o perde nel tempo i benefici ottenuti. Fino al 40% delle persone, secondo la stima citata dallo specialista, non risponde ai farmaci anti-Tnf; tra chi risponde inizialmente, circa la metà può perdere l’efficacia già entro il primo anno.

In questo quadro, Danese definisce l’estensione della rimborsabilità di mirikizumab un ampliamento concreto delle alternative disponibili. L’obiettivo è offrire un controllo più stabile dell’infiammazione e dei sintomi anche a chi non ha ottenuto risultati adeguati con le terapie convenzionali o biologiche.


Aifa amplia l’accesso al farmaco

L’Agenzia italiana del farmaco ha autorizzato la rimborsabilità di mirikizumab, un antagonista dell’interleuchina-23p19, per gli adulti con malattia di Crohn attiva di grado moderato o grave. Il trattamento riguarda i pazienti che non hanno risposto abbastanza alle cure convenzionali, che hanno smesso di rispondere oppure che non le hanno tollerate.

Il medicinale era già stato autorizzato in Italia nel 2024 per gli adulti colpiti da colite ulcerosa attiva, anch’essa da moderata a grave. La nuova decisione estende quindi l’impiego rimborsabile a un’altra importante malattia infiammatoria cronica intestinale.

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Sintomi e impatto sulla vita quotidiana

La malattia di Crohn interessa in Italia circa 100mila persone. Può manifestarsi a qualsiasi età, ma viene diagnosticata soprattutto tra i 15 e i 40 anni. Il quadro clinico varia da paziente a paziente e tende spesso a peggiorare: diarrea, dolore addominale, urgenza intestinale e stanchezza sono tra i disturbi più frequenti, con la diarrea indicata come il sintomo più comune.

Alessandro Armuzzi, responsabile dell’Unità operativa di malattie infiammatorie intestinali dell’Istituto clinico Humanitas di Rozzano e professore ordinario di Gastroenterologia alla Humanitas University, avverte che un’infiammazione non controllata può portare a complicanze tali da richiedere il ricovero o un intervento chirurgico. La necessità continua di andare in bagno, il dolore e la diarrea persistente possono inoltre compromettere la vita sociale e il benessere psicologico.


I risultati osservati negli studi

Mirikizumab interviene sull’interleuchina-23p19, una molecola coinvolta nei processi infiammatori intestinali associati alla malattia di Crohn. Gli studi clinici di fase 3 hanno evidenziato un miglioramento precoce dei sintomi più pesanti per la quotidianità, con benefici mantenuti fino a 2 anni di trattamento.

Nel trial Vivid-1, dopo 1 anno il 54,1% dei pazienti trattati ha raggiunto la remissione clinica, contro il 19,6% del gruppo sottoposto a placebo. Anche la risposta endoscopica è risultata superiore, con il 48,4% contro il 9%; i dati di Vivid-2 hanno poi confermato la persistenza dei risultati fino a 104 settimane, includendo effetti favorevoli sulla mucosa intestinale.

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