Criminalità, il paradosso delle metropoli: Milano resta in vetta
Nel 2025 le denunce sono diminuite dell’1,8%, ma quasi metà dei reati si concentra nelle aree metropolitane: Firenze e Roma seguono Milano, Oristano chiude la graduatoria
Pendolari, studenti e visitatori modificano ogni giorno il peso reale delle grandi città. È anche per questo che Milano, pur con una variazione limitata rispetto all’anno precedente, mantiene il primato nell’incidenza dei reati denunciati: oltre 7mila ogni 100mila abitanti. Nel frattempo, il bilancio nazionale segna una svolta: nel 2025 sono stati registrati 2,36 milioni di delitti, 42.242 in meno rispetto al 2024.
La diminuzione dell’1,8% interrompe quattro anni consecutivi di crescita. Il dato, tuttavia, non riguarda tutte le categorie allo stesso modo: calano soprattutto i furti, mentre frodi informatiche, danneggiamenti, percosse ed estorsioni continuano ad aumentare.
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Le metropoli pesano più dei residenti
Il 47,4% delle denunce viene raccolto nelle aree metropolitane, dove la popolazione presente supera spesso quella ufficialmente residente. Secondo le elaborazioni sulla popolazione effettivamente presente, nelle 14 città metropolitane si passa da 21,3 milioni di residenti a 23,2 milioni di persone durante la giornata, con quasi 2 milioni di presenze aggiuntive.
Questi flussi spiegano in parte la posizione delle principali città nella graduatoria provinciale, costruita sul numero di delitti ogni 100mila abitanti. Milano è seguita da Firenze, con 6.374 denunce per 100mila residenti, Roma, Bologna e Torino. Sette città metropolitane rientrano tra i primi dieci territori italiani per incidenza.
Furti in calo, truffe in crescita
Nel 2025 i furti sono scesi a 992.660, tornando sotto quota un milione per la prima volta dal 2022. La riduzione annua è del 5,9% e riguarda i colpi sulle auto in sosta, diminuiti del 16%, quelli nelle abitazioni, in calo dell’8,7%, e i furti con destrezza, scesi del 6%. Crescono invece, seppure appena, i furti di motocicli, allo 0,2% in più.
«Più crescono i furti legati a situazioni di indigenza, meno vengono denunciati perché si fatica di più a denunciare i piccoli crimini predatori “di necessità”, dove pesano le difficoltà economiche», ha osservato Dugato. Anche le rapine hanno registrato una contrazione, pari al 3,6%, mentre quelle commesse in strada sono diminuite del 7,7%. Rispetto al 2019, però, il numero complessivo resta superiore del 14%.
Di segno opposto il bilancio delle frodi digitali: 298.651 casi, il 4,4% in più in dodici mesi e il 40,8% oltre il livello del 2019. I danneggiamenti hanno raggiunto 288.938 episodi, con un incremento del 3,9%, il valore più alto dal 2018. Anche percosse ed estorsioni hanno toccato il livello massimo degli ultimi otto anni, rispettivamente con aumenti del 3,4% e dell’1,4%.
Milano davanti, Oristano in coda
Nel capoluogo lombardo l’incidenza è cresciuta dello 0,6% nel 2025 e del 4% rispetto al 2019. Milano guida la classifica per rapine e furti ed è seconda per danneggiamenti. La concentrazione degli episodi viene collegata alla presenza di persone che arrivano per lavoro, studio o turismo e alla maggiore intensità della vita serale.
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Firenze ha invece segnato una diminuzione del 2,9%, mentre Roma è arretrata del 5,3% e Bologna dello 0,3%. La sindaca Sara Funaro ha ricordato che anche i dati provvisori dei primi sei mesi del 2026 indicano una discesa, ma ha chiesto di considerare la popolazione realmente presente e di rafforzare gli organici delle forze dell’ordine.
All’estremo opposto si trova Oristano, con 1.707 denunce ogni 100mila abitanti. Seguono Potenza, a quota 1.968, Enna con 2.165 e Benevento con 2.177. Il tasso milanese è circa 4,1 volte quello della provincia sarda, che nel confronto annuo ha comunque registrato un aumento del 6,1%.
Il calo non è uniforme
La riduzione nazionale presenta forti differenze territoriali. In Lombardia sono aumentate le denunce a Lodi, +12,1%, Varese, +6,2%, Sondrio, +5,6%, Mantova, +4,7%, Pavia, +3,4%, e Bergamo, +3,1%. Firenze, Roma e Bologna hanno invece seguito la tendenza nazionale, con diminuzioni di diversa intensità.
La flessione è diffusa anche nel Mezzogiorno. In Sicilia il segno meno compare in otto province su nove: i cali più consistenti riguardano Ragusa, -11,3%, Catania, -10,5%, e Palermo, -9,2%, mentre l’intera isola resta sotto i livelli del 2019. Diminuzioni si osservano inoltre in Campania, in cinque province pugliesi e in quattro calabresi; fanno eccezione Brindisi, +0,4%, e Cosenza, +2,3%.
Omicidi ai minimi storici
Tra i dati più significativi c’è quello sugli omicidi volontari, scesi da 326 a 289, con una riduzione dell’11,3%. È il valore più basso della serie storica iniziata nel 1950, pari soltanto a quello rilevato nel 2020, durante la pandemia. I tentati omicidi sono passati da 1.143 a 993, con una flessione del 13,1%.
Sono diminuiti anche i reati sessuali, -2,8%, dopo anni di crescita delle denunce, stabilizzatesi intorno a 6.600 casi annui. Gli incendi rappresentano invece una voce in controtendenza, con un aumento del 18,7%, mentre i casi di contrabbando sono saliti da 204 a 509: una variazione ampia su numeri contenuti, potenzialmente legata anche all’intensificazione dei controlli.
Nel primo semestre del 2026 il quadro provvisorio conferma la discesa generale, con denunce inferiori del 9,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il totale del 2025 resta però del 2,4% sopra il 2019 e del 18,5% sotto il livello del 2013.
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